La mia vita con John F. Donovan di Xavier Dolan

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Non basta un cast stellare perché un film brilli. Così come non basta parlare di omosessualità, rapporti madre-figlio, ed infanzia, per rendere un film convincente. Ma andiamo con ordine.

Abbiamo assistito a Milano al cinema Anteo, alla prima per la stampa del film La mia vita con John F. Donovan, distribuito da Lucky Red. L’Anteo è uno dei cinema storici di Milano. L’abbiamo sempre apprezzato per la qualità della programmazione e per l’attenzione al pubblico. Ma ahimè! Oggi che le condizioni personali sono cambiate, ci rendiamo conto che ancora non è in grado di ospitare in modo confortevole persone con disabilità, costrette in prima fila a torcere il collo per poter rubare la visione del film.

La pellicola di Xavier Dolan può vantare nel cast ben tre premi Oscar: Natalie Portman, Susan Sarandon, Kathy Bates, accanto a cui recitano il talentuoso attore bambino Jacob Tremblay, e Kit Harington del Trono di spade, Ben Schnetzer, Emily Hampshire e Thandie Newton.
Sarandon, Bates, Portman, le conosciamo. Conosciamo i grandi mezzi espressivi di cui sono dotate. Le prime due sono un pezzo di storia del cinema. Tutte e tre sono grandi leonesse del cinema. Basterebbero da sole a far spettacolo, anche se recitassero sedute in poltrona e senza nessuna scenografia, l’elenco del telefono o il menù di un ristorante cinese. Ma da sole non riescono a far decollare un film che risulta frammentario, troppo raccontato dal regista attraverso la voce narrante di uno dei protagonisti.

Susan Sarandon e Jared Keeso in La mia vita con John F. Donovan di Xavier Dolan

Siamo lontani dal fascino che la voce narrante poteva avere in un film che ha fatto la storia cinema, come Viale del tramonto. Là la voce del defunto era in grado di rievocare con toni torbidi e suggestivi fatti e misfatti dei protagonisti. Qui ha solo l’effetto di appesantire un film che fatica a decollare, e non sembra in grado di prendere la direzione giusta.
Abbiamo visto un Kit Harington, nei panni di John Donovan, recitare come se avesse una perenne domanda in testa “Dove accidenti è finito il trono di spade?”. La storia in se stessa è semplice. Il giovane attore Rupert Warner, interpretato da Ben Schnetzer, racconta la vera storia di John Donovan con cui ha intrattenuto per un quinquennio, fino agli undici anni, una fitta corrispondenza, conclusasi solo con la morte di Donovan.

Del film abbiamo apprezzato tecnica con cui Dolan muove la macchina da presa. È in grado di restituire visioni intriganti dei paesaggi urbani, e una fotografia che cattura l’occhio. Così come catturano l’occhio i primi piani sparati che spiano la recitazione degli attori.

Ma siamo purtroppo lontani dalla fascinazione di film come Mommy, in cui il regista ci proponeva una narrazione cruda e vera. Ci è sembrato un film eccessivamente didascalico, che lascia sicuramente alcuni sprazzi di grande cinema, e che si ricorda il Dolan degli inizi. Ma in questa ultima pellicola il regista canadese ci delude, presentandoci un giovane attore (Jacob Tremblay), sicuramente capace, ma portato a interpretare un personaggio eccessivamente adulto e consapevole per i suoi 11 anni.

Anche le vicende del film ci lasciano contrariati. Non perché le storie non possono avere conclusioni positive, ma perché in questo caso il finale ci sembra troppo compiacente rispetto alle esigenze del pubblico di confrontarsi con i buoni sentimenti e con il politically correct.
La scena finale poi risulta zuccherosa. Il protagonista si allontana a cavallo della moto con il bellissimo amato di turno, mentre la giornalista che parte scontrosa e poi cambia atteggiamento durante l’intervista, saluta comprensiva con la mano alzata.
Sembrava di assistere alla riedizione in chiave moderna de Il cavaliere della valle solitaria, in cui l’eroe di turno si allontana nella prateria dopo aver sconfitto i cattivi.
Avremmo voluto meno happy end, più spessore dei personaggi, e una regia che magari affrontasse meno argomenti ma con piglio più sicuro.
Gianfranco Falcone
https://www.disaccordi.it/

 

La mia vita con John F. Donovan
titolo originale The Death and Life of John F. Donovan
paese di produzione Canada
anno 2018
durata 127 min

regia Xavier Dolan
sceneggiatura: Xavier Dolan, Jacob Tierney
fotografia: André Turpin
montaggio: Mathieu Denis, Xavier Dolan
musiche: Gabriel Yared

Personaggi  e interpreti

Kit Harington: John F. Donovan
Natalie Portman: Sam Turner
Jacob Tremblay: Rupert Turner
Susan Sarandon: Grace Donovan
Kathy Bates: Barbara Haggermaker
Ben Schnetzer: Rupert Turner adulto
Thandie Newton: Audrey Newhouse
Amara Karan: signora Kureishi
Jared Keeso: James Donovan
Bella Thorne: Jeanette
Chris Zylka: Will Jefford Jr.
Emily Hampshire: Amy Bosworth
Michael Gambon: Uomo nel ristorante
Sarah Gadon: Liz Jones

produzione: Lyla Films, Pipeline Entertainment, Sons of Manual, Warp Films

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