La missione di Pasetta, testimone e promotore dell’Abruzzo

history 7 minuti di lettura

Non è possibile stabilire se la notorietà di Pasetta derivi dalle immancabili presenze nelle tappe più rappresentative del Giro d’Italia.

Pasetta nel suo Camping La Genziana. Foto E.M. Di Loreto

Vi compare ogni anno riproponendo, grazie alla sua somiglianza, il personaggio dell’Eroe dei due Mondi appassionato di ciclismo. È più probabile però che si sia al cospetto di uno dei personaggi più attivi nella vita dell’ambientalismo e del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, dell’associazionismo o delle attività sportive ed escursionistiche che gli hanno conferito visibilità.
Certo è che Pasetta ha lavorato molto e bene su queste sue passioni per esserne ricompensato con una insperabile, considerando le sue origini, grande notorietà. Deve il nomignolo al mondo del ciclismo e alle gesta di Tommaso Pasotti, detto Pasuccio, oppure dalla considerazione che nel locale dialetto pasa è l’asola, e Pasetta, per la sua vivacità nota a tutti, era detto capace di infilarsi in qualsiasi pasa. Almeno così racconta nella sua  pubblicazione ormai alla terza ristampa [1]. Nacque a Barrea agli inizi di Febbraio del 1941, al momento della nascita e per una coincidenza suonarono le campane.

 

La transumanza a fine’ 800. Foto archivio Pasetta

Iniziò da allora una tumultuosa attività del nostro Pasetta che lo ha portato a guadagnarsi una fama di simbolo multiforme ostentata con orgoglio in svariate parti del mondo e nelle circostanze più diverse.

Ulderico D’Amico. Massaro barreano e luparo nonno di Pasetta. Foto Archivio Pasetta

Ogniqualvolta vi fosse la necessità di segnalare in modo colorito ed aggregante un evento, ecco presenziare Pasetta sia nella sua riproposizione di Giuseppe Garibaldi, molto somigliante nell’abbigliamento e nel portamento, oppure nella rievocazione delle gesta di cui è più orgoglioso, quella dell’ultimo luparo, suo nonno paterno il massaro Ulderico D’Amico.

Ci mostra con orgoglio l’abbigliamento, indossandolo. Un mondo che non c’è più, difficile però dire se per fortuna o sfortuna. Si tratta dell’antica attività delle transumanze di fine ‘800 ( vedi foto che conserva gelosamente) e quello delle maniere di sopravvivenza connesse legate alla professione di luparo che, ricorda, ispirò il personaggio di Ricuccio in Uomini e Lupi, film del 1957 [1]

Pasetta con il costume da luparo. Foto archivio Pasetta

Abbiamo incontrato Pasetta dopo aver letto i suoi racconti [2] dai quali, chi è ospite nel suo camping, “ La genziana“ a Barrea, trae suggerimenti e stimoli. Durante la nostra visita abbiamo notato danesi e tedeschi che lo reclamavano per una indicazione, un suggerimento su un itinerario, su come raggiungere Matusalemme, Noè, o Mosè i tre faggi secolari così da lui battezzati, oppure per lamentare di non aver ancora ottenuto l’incontro con il selvatico cercato oppure per non aver assistito al combattimento dei maschi di cervo per l’harem, alla passeggiata di uno degli orsi che, in questo periodo, tanti turisti e residenti possono ammirare facilmente. Anche nei racconti che propone, Pasetta ha il merito di riportare a memoria un mondo, quello dell’Abruzzo interno, che viveva ancora tra mille difficoltà post belliche intorno agli anni ‘50. Allora non era disponibile l’energia elettrica per tutti, la luce era quella delle candele o dei lumi a petrolio. Un’Italia alle prese con la massiccia emigrazione in cerca di lavoro e migliori condizioni di vita (che coincidenze con i tempi attuali) con lo svago da guadagnare attraverso una bevuta del solito mezzo litro ed una gassosa in cantina, i locali così chiamati per vendita e mescita di vino. L’aggiunta della gassosa serviva per rendere bevibile un vino troppo spesso “spuntato” (indice di presenza di ac. acetico) prelevata da bottiglie di vetro che avevano internamente nel collo della bottiglia stessa una sfera di vetro che, spinta verso l’alto dal gas, ne impediva la fuoriuscita. Per prelevarne il liquido contenuto e miscelarlo con il vino era necessario spingere verso il basso la sfera con una bacchetta.
Indubbiamente il personaggio è una calamita per svariate ragioni a lui tutte legate, cosa della quale prova evidentemente una maniacale grande passione collezionistica documentata da ogni prova degli incontri che lo riguardano. Non solo quelli con gli immancabili volti noti, ma anche con i personaggi che manifestano interesse per lui.

Antica bottiglia di gassosa. Foto B. Santarellli

I suoi “trofei” di conoscenza spaziano dalle amicizie del servizio militare a quelle del suo primo lavoro in quel di Chiasso, dall’esperienza da emigrante negli Stati Uniti a quelle di incontri avuti in Australia oppure sull’Himalaya.
La cosa però che più lo inorgoglisce è l’aver compreso per tempo, dopo poco più di sette anni, che il “Padreterno” aveva regalato ai suoi luoghi di nascita risorse tali da garantire una qualità di vita, ad altri non concessa, per la quale battersi e lavorare come una missione. Abbandonò quindi lavoro e fortune faticosamente conquistate negli USA per tornare a Barrea, orgoglioso emigrante al contrario, dove poter espletare quella che dice essere il suo piacevole lavoro di gran comunicatore seppur da quinta elementare.
La pace ed il silenzio di monti ed ambiente tutelato, più volte citato nella sua produzione in rima (centinaia le sue poesie), costituiscono una risorsa anche più di un giacimento petrolifero. Ci dice che la condizione che ne inficia la resa sono gli amministratori che rincorrono l’effimero del godimento attraverso eventi dove spesso l’unico effetto è quello di centinaia di giovani che consumano, per buona parte della notte, dosi massicce di alcolici. Un alcol i cui effetti negativi Pasetta conosce bene. Testimone e vittima per esperienza vissuta come quando, da ragazzino era demandato dal padre, pastore impegnato sui monti, a mescere il vino nella loro cantina/osteria di famiglia agli abituali ubriaconi. Questi, perso controllo e ragione, usavano picchiarlo a conclusione della serata per evitare di pagare il dovuto. Pasetta però non demordeva ed annotava sulla…libretta (un quaderno su cui si annotavano gli acquisti lasciati in sospeso) …gli adulti avrebbero provveduto a far pagare quanto dovuto.

Pasetta ha la passione per il ciclismo fin da adolescente quando iniziò a rincorrere il suo idolo anche se la prima volta, aveva nove anni, lo perse perché stremato dalla lunga marcia di circa 20 km. Quell’esperienza però gli valse notorietà e successivi riconoscimenti da quel mondo, divenne tifoso prediletto del Ginettaccio nazionale che non mancava mai di salutare con evidente partecipazione emotiva.

Pasetta con Gino Bartali al Giro d’Italia. Foto archivio Pasetta

Lo sport praticato, ma comunque legato alla promozione della sua terra, ha animato ogni attività. Finanche sul K2 non ha mancato di coinvolgere un gruppo di giapponesi sulle bellezze Italiane, anche intonando le più note arie nazionali. Soggetto versatile, Pasetta, ma dicevamo dalle grandi capacità comunicative che lo portarono anche a riferire in un convegno di psichiatria degli effetti riscontrati durante la spedizione di cui aveva fatto parte. Forse la dimostrazione di quanto sia legato alla sua missione la si ha entrando nella stanza museo nel suo camping. Ovunque riviste che riportano della sua persona, scatti eseguiti dai fotografi più noti, cimeli, magliette autografate, gigantografie, riprese video delle innumerevoli trasmissioni televisive alle quali ha partecipato compreso il poster della “Messa è finita” di Nanni Moretti con alcune scene girate proprio sopra il camping ed una copia del prestigioso Focus Europa con un articolo che lo riguarda.

Personaggio davvero inesauribile per iniziative e per come interpreti a 360° la sua passione di promotore della sua terra che, a seconda del contesto, potrà essere l’Abruzzo, l’Italia, oppure le sue origini di luparo, pastore, sportivo o personaggio storico somigliante a Giuseppe Garibaldi. Torneremo a trovarlo, Pasetta, ci è rimasto incompiuto l’assaggio dello “ Sturalavandino”, il suo amaro che dicono risolva efficacemente anche l’abbuffata più impegnativa nella quale facilmente si incorre nelle sue zone.

Emidio Maria Di Loreto

[1] Film di Giuseppe De Santis con Pedro Armendáiz, Yves Montand, Silvana Mangano, Guido Celano. Titanus, 1957.
[2] Pasetta racconta. Edizione Grafica Isernina 2017. La mia vita.

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article