La neve del Vesuvio di Raffaele La Capria

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La neve del Vesuvio, ambientato nella Napoli degli anni ‘30, e andato in scena al Teatro Gerolamo di Milano, narra dell’infanzia e adolescenza di Tonino.

Andrea Renzi sceglie la forma del monologo che dura quasi un’ora e che alterna la terza persona nella descrizione di situazione e personaggi, la madre e l’insegnante, alla prima persona di un Tonino bambino che trasmette le sue emozioni e le sue paure.

La Capria ha un rapporto speciale e riconosciuto con le emozioni e, a suo dire, la letteratura è la storia delle emozioni, ma per scrivere di queste occorre disciplina, proprio per raccontare delle emozioni non bisogna a suo avviso emozionarsi.
Nel ventennio fascista che è per sua natura omologazione e sospensione di critica e giudizio individuale Tonino deve fare un passaggio di crescita per determinare il confine dell’adulto che sta diventando.

Andrea Renzi ci trasmette tanto della delicata scrittura di La Capria che, negli 11 racconti in cui è suddiviso il libro, passa dall’innocenza del bambino alla concretezza del ragazzo. Il bambino crede e vede la magia nelle semplici cose e nei piccoli eventi quotidiani dove prevale la sua voce interiore, il ragazzo deve fare i conti con la realtà chedetta le sue leggi di ciò che è convenzionalmente accettato dal mondo degli adulti. Nel mondo del Tonino adolescente prevalgono le voci esterne anche le voci della strada del ventennio fascista dove i manifestanti invocano: “Tri po li! Tri po li!”.

La Napoli che viene ricordata nell’infanzia di Tonino attraverso la voce di Andrea Renzi è la Napoli della villa comunale, luogo ancora oggi di elezione per le passeggiate con i bambini, il chiosco centrale, i venditori di palloncini.
È una Napoli che si racconta da sola perché proprio come afferma La Capria in una sua intervista Napoli è uno dei soggetti più difficili da raccontare.

La scelta della regia di Andrea Renzi lo conduce durante il suo monologo ad una relazione molto intima con lo spettatore, l’attore quasi esonda dal palco per sedere tra il pubblico, il monologo somiglia ad un racconto dopo cena di un commensale in salotto, un commensale che cattura con la descrizione di un passato lontano.

Non possiamo non ricordare proprio Raffaele La Capria che ad un giornalista che gli chiedeva quale fosse il suo rapporto con la vita dopo i 90 anni risponde che da giovani la vita procede con noi, abbiamo degli obiettivi, mentre quando si è molto anziani la vita possiamo solo contemplarla ed è nostro dovere giudicarla, cosa che difatti avviene nel portare in scena questo romanzo di formazione dell’autore.
Adelaide Cacace

Teatro Gerolamo – Milano

La neve del Vesuvio dal romanzo di Raffaele La Capria
con Andrea Renzi
adattamento e regia di Andrea Renzi
produzione Teatri Uniti e Teatro Mercadante – Teatro Stabile di Napoli

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