La Nigeria, un gigante fragile tra terrorismo e poteri incapaci e corrotti

Nigeria bandiera
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I continui e aberranti massacri ad opera del gruppo islamista nigeriano, di matrice qaidista, Boko Haram non sempre hanno avuto il peso che dovrebbero avere nei media e nelle diplomazie. Ancora meno è l’attenzione all’analisi di quanto va accadendo. Avere qualche informazione sulla Nigeria e magari capire come si collocherà il potere con le elezioni parlamentari e presidenziali di febbraio prossimo, potrebbe aiutare a individuare gli sviluppi che avrà il sistema di terrore che si sta rafforzando, espandendosi oltre confine [1]. La prossima scadenza elettorale è un pretesto perché, come ho più volte scritto, è difficile che nelle elezioni contemporanee la politica riesca a rappresentare gli interessi e le esigenze dei cittadini comuni ma potrebbe offrirci  qualche chiarore sulle mire del di Boko Haram.

Da aprile 2014 la Nigeria è diventato la nazione con il Pil più alto di tutto l’Africa. È vero che è accaduto perché è cambiata la base di calcolo e cioè l’anno di riferimento non è più il 1990 ma il 2010 inserendo anche settori non contabilizzati da allora: immobiliare, telecomunicazioni, internet, cinema. Il fatto è che si tratta di un’economia di tutto rispetto. Così il Pil è arrivato a 510 miliardi di dollari surclassando il Sudafrica oramai lontano a 343 miliardi anche se il reddito pro-capite è ancora il triplo di quello nigeriano.
Un paese di 170 milioni di abitanti con questo livello di ricchezza è già una spiegazione per le mire di chi vuole accrescere il suo potere.
Il petrolio è la fonte di reddito primaria ma anche una fonte di criminalità visto che i barili rubati ogni giorno sono decine di migliaia, alimentando instabilità.
Il gigante d’argilla, come viene chiamato il paese, nonostante ricchezza e crescita economica ha ancora il 60% circa della popolazione che vive in povertà, con meno di un dollaro al giorno. Il calo delle entrate fiscali (75% circa dipendono dalla vendita di petrolio) dovute al calo dei del greggio porterà ad un taglio della spesa pubblica che potrebbe peggiorare le condizioni già precarie di molti. Il nord è in condizioni peggiori del sud e la miseria non ha mai contrastato criminalità e terrorismo, anzi ne favorisce l’arruolamento. Così come i  bassi tassi di scolarizzazione soprattutto nel nord.
Si calcola, inoltre, che siano circa 1,6 milioni le persone che sono fuggite per la guerra in corso.
In Nigeria a complicare il tutto sono le pesanti divisioni etniche e religiose che impattano sui governi e le loro politiche. Dal 1999 il People’s Democratic Party, PDP che controlla l’esecutivo da allora ha una regola che obbliga all’alternanza tra rappresentanti del nord, ritenuto discriminato, a maggioranza musulmano e il sud a maggioranza cristiano e animista. Un patto che è stato rotto quando l’attuale Presidente cristiano meridionale, dopo aver sostituito il presidente in carica Umaru Yar’Adua, musulmano settentrionale e morto nel 2010 durante il suo mandato, si è ripresentato alle elezioni successive del 2011 al termine delle quali ci fu una vera e propria mattanza.
In più la classe politica è vista dalla popolazione come sostanzialmente corrotta ponendo il proprio paese al 144esimo posto su 177 della classifica della percezione della corruzione.

Il curriculum sanguinario di Boko Haram (Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad – “persone impegnate per la propagazione degli insegnamenti del profeta e per il jihad“) inizia nel 2000, ma è 2002 che il gruppo si costituisce formalmente con uno dei leader carismatici dei musulmani nigeriani, Mohammed Yusuf, dando vita nella capitale dello Stato federale di Borno, Maiduguri alla formazione terroristica insieme ad una moschea e una scuola islamica. Ma il “salto di qualità” avviene in occasione delle contestate elezioni dell’attuale presidente il cristiano Jonathan Goodluck, quando nei 12 stati dove vigeva la sharia ci fu una vera e propria mattanza con la distruzione di molti edifici religiosi e non [2].
Da allora senza distinzione di sesso età la ferocia di Boko Haram ha allargato le sue zone di influenza anche contro la maggioranza della popolazione musulmana.
Il gruppo terrorista potrebbe ulteriormente rafforzarsi durante tutto il processo elettorale per le difficoltà che incontra l’attuale presidente, ancora favorito, per il non aver saputo fronteggiare Boko Haram stessa, per le ingiustizie sociali sotto l’occhio di tutti, il rallentamento economico, e non ultimo le pressioni di un ingombrante centro di potere quale quello dei militari che gli rimprovano, tra l’altro, il tributo di sangue di quella parte di esercito impegnato al nord. È il tema principale delle accuse di Muhammadu Buhari, anziano generale musulmano e principale avversario del presidente alle elezioni del 14 febbraio.

Nel frattempo il conflitto ha buone probabilità di allargarsi sotto la spinta del presidente del Ghana, John Mahama, che intendere spingere alle nazioni dell’Africa Occidentale di creare un contingente Ecowas, per chiedere al Consiglio di Sicurezza dell’Onu un mandato ad intervenire. Anche la Francia si è mossa.
E nemmeno queste sono buone notizie.
Pasquale Esposito

[1] L’azione di Boko Haram ha oramai sconfinato nei paesi vicini come il Ciad, il Niger e il Camerun provocando le reazioni militari che aggraveranno ulteriormente la condizione delle masse di sfollati. Un interessante   articolo sull’estensione delle risposte militari è Rodrigue Nana Ngassam, “Boko Haram minaccia il Camerun, Le Monde diplomatique/il manifesto, gennaio 2015, pagg. 11-12.
[2] Antonella Napoli, “Come è nato e come può essere fermato Boko Haram”, temi.repubblica.it/limes

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