La parte degli angeli. Tutti hanno diritto a una seconda occasione

la parte degli angeli Ken Loach
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In bilico tra realismo ed ironia, rabbia e leggerezza, l’ultimo film di Ken Loach, premio della giuria a Cannes 2012, è un dramma che diventa commedia, un’opera i cui toni cupi delle prime battute sfumano (evaporano, si potrebbe dire – un po’ come per la cosiddetta “parte degli angeli” nella fermentazione del whiskey che dà il titolo alla pellicola) verso atmosfere più lievi ed il cui risultato è sicuramente uno degli migliori ottenuti negli ultimi tempi dal regista britannico.

Lontano anni luce dalla ferocia dei personaggi e dalla carica ideologica del suo precedente lavoro (il poco riuscito “Un’altra verità”, in cui la condanna del sistema è totale e le vittime, abbrutite dal contesto caustico e corrotto in cui sono calate, diventano a loro volta colpevoli), stavolta Ken Loach sembra ritrovare il suo tocco migliore (anzi, sembra in realtà trovare formule nuove), realizzando un film che diverte e coinvolge, pur rimanendo sempre incentrato sulle tematiche più peculiari della filmografia del regista.
Il suo cinema d’impegno sociale (documento lucido di un sistema che schiaccia inesorabilmente i più deboli e marchio di fabbrica che assurge a cifra stilistica del cineasta – basta guardare poche inquadrature di un suo film per riconoscerne immediatamente la mano) prende forma e sostanza anche nel suo ultimo lungometraggio, come in tutti i suoi precedenti lavori. Ma lo sviluppo del plot, le vicende dei personaggi, quasi senza che al di qua dello schermo il passaggio venga avvertito, ci conducono gradatamente al di fuori del dramma iniziale.

Ritmo e suspense subentrano allora nella storia con gag e colpi di scena del tutto inattesi dopo l’incipit, ed il film d’un tratto cambia volto. Dagli angusti corridoi di un ospedale di Manchester, dove assistiamo al pestaggio di Robbie da parte dei famigliari della compagna, dai vicoli degradati e pieni d’insidie dei sobborghi della stessa cittadina inglese, si passa così a scene più ariose e solari. La descrizione iniziale del meccanismo che condanna ineluttabilmente alla sconfitta l’eroe kenloachiano precludendogli ogni via d’uscita (con quel suo retrogusto da realismo poetico francese anni trenta – ove però al fascino squisitamente cinematografico del Jean Gabin di turno si sostituisce di norma la disperazione del diseredato, icasticamente resa dal ritratto del precario vittima del thatcherismo anni ottanta e del sistematico smantellamento del welfare state) lascia qui spazio alla speranza e si concede il lusso di qualche sana risata.
La via d’uscita ai problemi, sembra questa volta dirci il regista, esiste. E va ricercata nell’aiutare chi sta peggio di noi, nell’aver fiducia anche in chi ha sbagliato, nel dare ad ognuno una seconda opportunità. L’esigenza di una ritrovata solidarietà sociale sembra anzi il tema centrale del film: solidarietà che diventa strumento di rinascita del singolo e di rigenerazione del tessuto sociale, di superamento della disumanità e della brutalità che hanno preso il sopravvento e si perpetuano di generazione in generazione (il padre di Clancy faceva a botte col padre di Robbie, quest’ultimo fa a botte con Clancy).

Tutti hanno diritto ad una seconda possibilità, dunque, ed il giudizio su chi ha sbagliato non deve essere pregiudizio! Così, anche un teppista, una ladra o un ubriacone possono essere autori di una (rocambolesca ma) profonda vicenda umana che, pur passando attraverso situazioni ed espedienti ben distanti dalla liceità (ancora una volta il cinema di Ken Loach si pone in una posizione assolutoria nei confronti di chi vive ai margini della società, anche di fronte a violazioni esplicite delle regole del vivere comune), conduce al salvataggio di una giovane famiglia.
La “parte degli angeli” (quel 2% di whiskey che evapora durante la fermentazione) sembrerebbe allora, in questo caso, essere metaforicamente identificata con quel minimo di benessere che, in nome di un’idea alta della giustizia sociale e del concetto di ridistribuzione delle risorse, la parte più povera della società riesce a strappare a chi detiene la maggior parte della ricchezza. Il che lascia intendere l’estrema attualità del film.

Gianfranco Raffaeli

Scheda del film:

Titolo originale: The Angels’ Share – Genere: Commedia, Drammatico – Origine/Anno: Gran Bretagna, Francia – 2012 – Regia: Ken Loach – Sceneggiatura: Paul Laverty – Interpreti: Paul Brannigan, John Henshaw, William Ruane, Roger Allam, Gary Maitland, Jasmine Riggins, Siobhan Reilly, Charles MacLean, Scott Dymond, Scott Kyle. – Montaggio: Jonathan Morris – Fotografia: Robbie Ryan – Scenografia: Fergus Clegg – Costumi: Carole K. Fraser

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