La poesia dei Kataklò in Back to Dance

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Sei meravigliosi ballerini in scena per un’ora e un quarto sincopata, ritmata, senza soste, con la voglia di ballare e di esserci. Un condensato di energia. Questo quello che è andato in scena con i Kataklò e il loro Back to Dance al Teatro Carcano.
Se questa era la voglia dei ballerini da parte del pubblico c’era l’entusiasmo di accoglierli e di non lasciarli andare via. Ogni quadro proposto dagli artisti veniva seguito da un sonoro applauso. Rappresentanti del physical theatre, i giovani artisti erano impressionanti nelle torsioni, nelle posture, nei volteggi che riuscivano a realizzare, quasi che il corpo fosse qualcosa di immateriale non più costretto dai vincoli della realtà.

Ottimo l’accostamento delle musiche che andavano dall’heavy-metal alle sonorizzazioni ultra moderne, dal pianoforte alle sonorità arabeggianti, alle percussioni indiavolate e trascinanti. Le note punteggiavano alla perfezione l’impegno sulla scena dei ballerini che imprimevano alla loro performance ritmi indiavolati, folli, per poi rallentare improvvisamente quasi raggiungendo la staticità, per poi correre verso nuove accelerazioni altrettanto sincopate.
Con loro i corpi sembravano perdere materialità e vincoli, in un tripudio di fantasie, giochi, rotazioni che riempivano di entusiasmo.

Kataklò, Back to Dance
Kataklò, Back to Dance.
Foto Enrico Ballestrazzi

Accurato il disegno delle luci che illuminavano gli sforzi atletici e artistici di volta in volta rappresentati. Grazie a quelle luci i corpi apparivano ancora più astratti, ancora più surreali, quasi disegnati, scolpiti.

Abbiamo così visto una sciatrice ballerina e entrare in scena ed esibire un assoluto controllo del corpo piegandosi in avanti con il solo ancoraggio delle caviglie, fin quasi a toccare le assi del palco. E li rimanere immobile, come se quel gesto fosse il gesto più comune del mondo. In realtà quei passi quei movimenti richiedono anni e anni di studio, anni e anni di dedizione. Da quel proiettarsi la sciatrice ballerina riemergeva per raggiungere la verticalità, per poi spingersi indietro, fin quasi a toccare con la schiena la superficie dietro di sé. Il tutto senza cadere, il tutto senza un momento di affanno, il tutto come in una magia. Ma la magia, se di magia si tratta, si è ripetuta più e più volte con i Kataklò. Magia c’è stata anche quando è apparsa un’enorme vela che riempiva il palco e fluttuava nell’aria grazie alla perizia di uno dei ballerini, che in quel gioco sembrava perdere la sua connotazione umana per assurgere alla dimensione del mito. Quella vela, illuminata di volta in volta dalle sfumature più improbabili delle luci di scena ci ha portati in una dimensione da sogno, in una dimensione onirica.

Kataklò, Back to Dance
Kataklò, Back to Dance.
Foto Gaia Caponi

È merito della grande arte strapparci dai vincoli del quotidiano, farci sognare, portarci a un più intimo contatto con un sé profondo. I Kataklò con il loro spettacolo sono riusciti a farlo. Sono stati capaci di portarci verso lidi inesplorati.
Gli artisti si sono messi in gioco per tutta la durata dello spettacolo. Il lungo periodo di astinenza e quaresima che li ha tenuti lontani dalla loro arte sembrava quasi chiedere un contrappasso. E quel contrappasso c’è stato con un’esplosione di energia che il pubblico ha apprezzato, colmando gli artisti di applausi nel momento dei saluti. Insistendo per non far andar via i propri beniamini che si sono concessi in bis inaspettati.

Splendidi i giovani artisti nella loro sensualità, esaltata da costumi semplici e luminosi. Ma ancora più splendidi perché il loro stile artistico non richiedeva corpi esili ed emaciati, ma corpi prestanti ed eleganti, in grado di sostenere il ritmo e le impegnative richieste di uno spettacolo rutilante. Che forse ha avuto qualche momento di debolezza in un gioco delle corde non pienamente convincente, così come non ci ha convinto pienamente il finale che ha visto gli artisti in un’esibizione quasi da disco music. Ma si tratta di particolari, perché lo spettacolo nel suo complesso merita, anche grazie all’inventiva della brava Giulia Staccioli, capace di assemblare tra di loro i vari quadri portati in scena dando un senso di continuità e di quel respiro di cui in questo momento abbiamo assoluto bisogno. Ne abbiamo la necessità, per poter ricreare il tessuto sociale e civile di una città in affanno morale, ancora più che economico a causa della pandemia.

Gianfranco Falcone

Teatro Carcano – Milano
fino al 30 gennaio 2022
Back to Dance
Ideazione e direzione artistica Giulia Staccioli
Assistente alle coreografie Irene Saltarelli
Con Gian Mattia Baldan, Matteo Battista, Giulio Crocetta,
Carolina Cruciani, Eleonora Guerrieri, Sara Palumbo
Produzione Kataklò Athletic Dance Theatre

Per questo spettacolo sarà applicato il distanziamento dei posti a sedere, per consentire al pubblico una maggior comodità di fruizione

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