La pornocrazia imperiale di Raffaele Porta

pornocrazia imperiale Raffaele Porta
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Un libro che ricostruisce le vicende della dinastia Giulio-Claudia e le lotte per il potere nella Roma del primo secolo dopo Cristo.
Parte Prima: Della vicenda

Non credo che l’autore – Raffaele Porta è professore ordinario di Biochimica presso l’Università Federico II di Napoli e ha anche ricoperto numerose cariche politiche – in questa sua narrazione tra l’ironico e il rispettoso, abbia richiamato sulla scena della storia Lucio Anneo Seneca, a riposo dopo il suo celebre suicidio stoico, soltanto per farlo partecipare a un gioco.
Dalla ricostruzione della Roma imperiale del primo secolo d.C. – anni in cui si svolse appunto anche la vita di Seneca – emergono intrighi e personaggi di diverso calibro.
Protagonisti e comprimari, sulla scena della spietata lotta per il potere, ci sono mostrati senza nasconderne i vizi e le manie.
Accanto o dietro ai personaggi che sembrano più potenti, l’autore, servendosi della finzione di un Seneca narratore, mostra imponenti figure femminili, abili nell’usare le loro armi di seduzione, la loro bellezza, la loro sensualità: una pornocrazia imperiale, appunto.


Classicità rivisitata. Foto Enzo Papa
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Parte Seconda: Della storia romana

La carrellata di personaggi della Roma imperiale del primo secolo d.C. sembra la sala di un museo con le statue, i suoi calchi, le sue cronologie e alberi genealogici: in primis (per adeguarci), la genealogia di un potere come quello della Roma imperiale che non ha quasi conosciuto eguali nella storia;
in secundis (per proseguire), un repertorio di figure femminili che si mostrano capaci di indirizzare il corso degli eventi, secondo una ferrea volontà e un’ineguagliabile strategia.
Il potere imperiale a Roma nasce, in qualche modo, zoppo. Molti storici, pur usando espressioni più forbite, concorderebbero nei secoli su questa precarietà.
Il passaggio imperfetto e non legalizzato dagli ordinamenti repubblicani all’organizzazione imperiale è una sorta di tara sulla storia della Roma imperiale e uno di quei segni che ne accompagnano tutta la grandezza e tutta la decadenza.
La successione all’imperatore è uno dei punti di debolezza del sistema imperiale e le soluzioni escogitate di volta in volta finiscono semplicemente con il mostrare l’assenza di una regola o di un principio.
In questo spazio d’indeterminatezza si possono aprire le lotte per la successione che chiamano in causa madri, figli, fratelli, sorelle, amanti, generali e così via.

Citazione
Questo libro non è quindi nel modo più categorico un racconto “storico”, né tantomeno esso è rivolto agli storici. Se qualcuno di loro, per curiosità, intendesse sfogliarlo, dovrà considerarlo semplicemente per quello che è: un tentativo di rileggere in un’ottica diversa avvenimenti di 2000 anni fa che, mi auguro, sia in grado di stimolare ulteriori interessi specula¬tivi e, soprattutto, piacevolezza.


Classicità rivisitata. Foto Enzo Papa
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Parte Terza: Della dinastia Giulio-Claudia

Nel corso del primo secolo d.C., la dinastia Giulio-Claudia riesce a fornire un catalogo completo di tutte le virtù e di tutti i vizi dell’umano genere e può, nel breve volgere del tempo del suo potere, combinare decine e decine di matrimoni, separazioni, amori esibiti, amori nascosti, rapporti incestuosi, matricidi, morti sospette.
Il repertorio della dinastia Giulio-Claudia potrà soltanto essere copiato dalle moderne serie televisive che amano così tanto raccontare di legami intrecciati nello stesso ambito familiare. In queste vicende emergono, bellissime e tragiche, figure femminili come quella di Agrippina, Agrippinilla, Poppea, Messalina, Livia, Antonia. Il narratore Seneca ci descrive l’armamentario di queste donne, un armamentario fatto d’intelligenza e bellezza; biancheria intima (diremmo oggi) e fine analisi psicologica; belletti e potenza dello sguardo; fisicità e lungimiranza: insomma, nella maggior parte dei casi, sono le donne a guidare le scelte degli uomini e degli imperatori.

Parte Quarta: Del potere e della libertà

Eppure Seneca partecipa, scruta, osserva e, quasi di passaggio, mette in mostra la sua attitudine alla riflessione sulle umane vicende.
Gli imperatori romani, simili a divinità, sono immediato simbolo di un potere senza limite, assoluto in qualche modo.
Seneca stesso ha conosciuto la clemenza e la violenza del potere imperiale.
Seneca stesso prova a suggerirci il senso più profondo del racconto di Porta.
Il potere della pornocrazia non è la forma del successo delle donne sugli uomini, come frettolosamente si potrebbe affermare.
La pornocrazia è il potere nel suo essere pornografico, cioè autoreferenziale: un potere bramoso di soddisfare la propria brama di potere.
La pornocrazia trova spazio perché non sono date leggi comuni e quindi l’arbitrio della soggettività, in tutte le sue forme d’appetito, può divenire regola o proporsi come discrimine.
Gli uomini che appaiono alla storia come i più potenti possono essere i più fragili: tiranni predestinati al male; uomini dolci incapaci di fare il bene.
Il narratore Seneca si guida su questo crinale della storia, senza troppa enfasi e senza presunzione, e getta, di tanto in tanto, l’occhio verso il nostro presente e le sue brutture politiche e istituzionali, con garbo e con un’ironia piena di dolore. Appare evidente che, quando getta lo sguardo sul presente della nostra Repubblica, Seneca immagini che il tempo non abbia portato molti cambiamenti nelle relazioni e nell’uso delle posizioni di potere.


Classicità rivisitata. Foto Enzo Papa
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Parte Quinta: Delle suggestioni “ai tempi di Gesù il nazareno”

Nelle sue pagine introduttive al testo Porta scrive: Il tutto trae origine dal mio impegno politico, nel corso del quale ho avuto l’opportunità di compiere numerose missioni di pace e cooperazione in Medioriente, di cui ho tra l’altro già scritto qualcosa in un precedente libro (“Un cuore nuovo”, ed. l’Ancora del Mediterraneo 2004).
Mentre a Roma si dipana la vicenda della dinastia Giulio-Claudia, nella cosiddetta terra santa si svolge la vicenda di Gesù e della successiva espansione del Cristianesimo.
Le vicende s’intrecciano e necessariamente si legano: Pietro e, in particolare, Paolo sono le ultime figure di cui Seneca ci dà notizie per concludere poi: Ma questa è un’altra Historia e, magari, ve la racconterà in seguito qualcun altro meglio informato di me. Ave atque vale!

Antonio Fresa

Raffaele Porta
Pornocrazia imperiale
Sesso e potere a Roma ai tempi di Gesù il nazareno
Gruppo Albatros Il filo – 2013
Pagine 194 – € 13,90

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