La prassi filosofica-educativa della P4C

history 6 minuti di lettura

Gramsci in “Quaderni del carcere” scrive: “Il problema della identità di teoria e pratica si pone specialmente in certi momenti storici così detti di transizione, cioè di più rapido movimento trasformativo, quando realmente le forze pratiche scatenate domandano di essere giustificate per essere più efficienti ed espansive, o si moltiplicano i programmi teorici che domandano di essere anch’essi giustificati realisticamente in quanto dimostrano di essere assimilabili dai movimenti pratici che solo così diventano più pratici e reali.” [1].

La dicotomia tra teoria e prassi nasce con la filosofia stessa. L’aneddoto divertente di Talete che cadde dentro un pozzo mentre guardava le stelle, dimostra il rapporto che il primo filosofo, descritto nella Metafisica di Aristotele, aveva con la realtà, infatti, egli istituì il calendario e ciò che esso comporta all’interno di una poleis. Il rapporto tra teoria e prassi nell’antichità non era solo di tipo funzionale o strutturale, anzi si definiva nell’ordine di senso e nel principio unificatore dell’archè. La coscienza totale di ciò l’abbiamo nel testo citato prima di Aristotele, che dopo un’esposizione accurata, rafforzata da esempi, sulla teoria e sulla tecnica, sintetizza il rapporto conferendogli un ordine gerarchico, al contempo accondiscendente e armonizzante.

Nella società moderna in cui l’episteme che riecheggia è l’incertezza, causata dai continui e rapidi mutamenti, la questione tra teoria e prassi di Gramsci si dimostra verificata, ed annulla l’equilibrio dimostrato dai filosofi antichi, che viaggiavano euritmicamente tra le due istanze. Nella dimensione attuale, infatti a sparire, nella società definita “liquida” da Bauman, sono le ideologie e con essa l’idea di comunità di valori, lasciando il posto ad un forte individualismo.

La filosofia negli ultimi anni sembra essersi posta dietro le quinte e di fronte alle conquiste scientifiche rimane solo che un fabbricatore di conoscenze, rinunciando completamente alla sua funzione sociale. Matthew Lipman comprendendo tale problema riprende il filosofo della maieutica: “L’esempio nel fare filosofia è la dominante figura solitaria di Socrate, per il quale la filosofia non era né un’acquisizione né una professione, ma un modo di vivere. Ciò di cui Socrate costituisce un modello per noi non è la filosofia conosciuta o la filosofia applicata, bensì la filosofia praticata. Egli ci induce a riconoscere che la filosofia come atto, come forma di vita, e qualcosa che chiunque di noi può emulare” [2].
In questo senso la “filosofia praticata” per il filosofo americano, sintetizza ed esaurisce il problema tra teoria e pratica, definendola una “pratica del teorizzare”. Essa in oltre sopperisce un’altra questione attuale, quello dell’individualismo, in quanto questa pratica mantiene le sue caratteristiche grazie all’attività riflessiva e crea, anzi, realizza una “comunità pratica”, che accomunata dalla riflessione sulla riflessione diviene “comunità di ricerca filosofica”. Questo sentimento rende la filosofia una pratica sociale. Lipman, in conformità a questa “filosofia praticata”, promuove negli anni ‘70 la Philosophy for children, in cui “for” non sta ad indicare una filosofia riadattata per bambini, ma una guida al filosofare (per esempio discutere dei temi trattati ne “Il mondo come volontà e rappresentazione” di Schopenhauer, senza mai nominare né l’opera, né l’autore).
Questo progetto educativo, dalla scuola dell’infanzia ai primi anni di liceo, utilizza la filosofia come strumento e metodo di educazione al pensiero critico e creativo, rendendo importante il discorso che avvia allo sviluppo di una comunità. In questo progetto, che vede collaborare la filosofia, e la sua antica ancella, la pedagogia, non viene lasciato nulla al caso, infatti, si puntualizza e si descrive ogni fase da realizzare. Lipman scrive favole per bambini in cui gli stessi possono identificarsi e cercare quindi il significato: “Si chiedono non solo le cause delle cose: si interrogano anche sul semplice fatto che le cose sono così come sono.”[3] .
In allegato a queste favole ci sono anche dei manuali per i “facilitatori”, responsabili del setting di diverse sessioni filosofiche che orientano la disputa verso una logica delle buone ragioni, in cui il fine non sia quello di premiare ed incoraggiare la verità assoluta. Attraverso l’Inquiry Talk si animano i ragazzi ad esprimere la propria opinione rispettando quella altrui e li si invita alla partecipazione. Il facilitatore deve eliminare ogni paura di errore o di giudizio così che ognuno attraverso il punto di vista dell’altro, sperimenti altri modi di conoscere il mondo. Accettare i molteplici punti di vista predispone all’accettazione di cambiamenti e permette di costruire su idee differenti dalla propria una mediazione che supera ogni individualismo a cui si collega un ambiente di cooperazione ed inclusione e si sviluppa un gruppo che più avanti sarà in grado di autocorreggersi. Attraverso questi punti si realizza una “comunità di ricerca” che anche trattandosi di bambini/ragazzi, ha come primo requisito quello della curiosità, in condivisione con tutti i filosofi.

Il contributo di Lipman è un’equilibrata simbiosi tra teoria e pratica, la linea di pensiero a cui fa riferimento è quella pragmatica nelle figure di Pierce e Dewey, citando quest’ultimo: “Lo studio della filosofia non è una strada sicura per diventare leader intellettuali, ma avvicina gli studenti alle forze che creano le idee e le rendono potenti, e dovrebbe aumentare in essi competenza esperta nell’uso degli strumenti attraverso cui le idee guida dell’umanità sono prodotte e validate.” [4].

Non solo per bambini: negli ultimi anni il progetto si sta ampliando e aprendo, e l’acronimo P4C, in cui “C”, inizialmente rappresentava solo “children”, ora invece designa “community”, in quanto il progetto si riferisce a diversi ambiti scolastici, formativi e socio-culturali, destinandosi anche agli adulti e finalizzandosi alla life long learning. L’associazione, riconosciuta dal CRIF (Centro di Ricerca sull’Indagine Filosofica), in questo momento tenta di sviluppare una cultura condivisa del filosofare, come pratica di cittadinanza attiva e responsabile e ha ispirato molti progetti all’interno delle Università, tra questi FarFilò, un progetto nato nel gennaio 2017 a Bologna, in cui alcuni professori di filosofia e pedagogia tentano di far comunicare due discipline che con il tempo hanno reclamato la propria indipendenza, perdendo di vista il linguaggio scientifico affine. Progetti come questo avviano ad una collaborazione immediata e decisiva tra le università e il territorio in quanto collocano la filosofia come mezzo di comunicazione e consentono di far rivalutare la stessa disciplina, ormai scomparsa per diversi motivi, nell’ambiente culturale, scientifico e politico corrente.

Infatti delle cose producibili il principio è in colui che produce, cioè è l’intelligenza o l’arte o una qualche altra capacità, mentre delle cose praticabili esso è in colui che agisce, ossia è la scelta, poiché ciò che è oggetto di azione coincide con ciò che è oggetto di scelta. Sicché, se ogni razionalità è o pratica o poietica o teoretica, la fisica sarà una [razionalità] teoretica, ma teoretica intorno ad un ente tale che è capace di muoversi, ed intorno alla sostanza che è secondo la forma per lo più, non quella che è solo separata” [5].

Aristotele fu il primo a definire la filosofia pratica, chiarendo che essa non può fare a meno di conoscere la verità (propria delle filosofie teoretiche), ciò significa che non rinuncia alla scienza, anzi l’uomo tenta con le sue azioni di comprendere le cause.

Sara D’Avanzo

[1] Dizionario Gramsciano, 1926-1937, A cura di Guido Liguori e Pasquale Voza, Carocci editori, Novembre 2009.
[2] Lipman M., Pratica Filosofica e riforma dell’educazione, in Bollettino SFI, N 135/198 pag 28.
[3] Lipman, Matthew: Pixie – Manuale: Alla ricerca dei significati, Napoli : Liguori, 2000, pag. 7.
[4] J. Dewey, The Study of Philosophy, MW vol 6, 1910-1911.
[5] Aristotele, Metafisica, traduzione Giovanni Reale, 1, 1026 a 22-27.

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article