La “Primavera Nera” del Burkina Faso: nuove elezioni entro novembre 2015?

Burkina Faso bandiera
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Il 30 ottobre scorso un golpe ha posto fine alla presidenza del 63enne Blaise Compaoré. Con un colpo di stato a seguito dell’assassinio di Thomas Sankara nel 1987 egli stesso aveva conquistato il potere e da allora è stato rieletto per quattro volte, con l’opposizione che negava la validità dei risultati.

Era il 15 ottobre del 1987 quando Thomas Sankara venne ucciso insieme a dodici ufficiali e quel colpo di stato fu organizzato con l’aiuto della Francia e degli Stati Uniti d’America.
Il Che Guevara africano, come venne definito, era un leader scomodo per molti  paesi occidentali per la sua politica fortemente progressista, volta a debellare corruzione, privilegi che impedivano l’emancipazione delle classi più povere e ad istituire servizi pubblici per migliorane le condizioni primarie. Ma anche la sua politica nazionalista da una parte e l’attività per la creazione di comunità di Stati africani dall’altra non potevano essere digerite dalle capitali occidentali.

Il Burkina Faso è un paese che pur avendo ancora più della metà della popolazione che vive sotto la soglia di povertà (nonostante tassi di crescita del Pil elevati negli ultimi anni); è un paese economicamente e strategicamente importante. Molto ricco di giacimenti auriferi e tra i più importanti produttori al mondo di cotone deve tanta attenzione ed influenze, spesso nefaste, al fatto che è punto  nevralgico per la lotta al terrorismo islamico nel Sahel anche grazie ad un’importante base francese ed è per questo che «la Francia tramite il suo ambasciatore a Ouagadougou ha incontrato le opposizioni, ma non ha mai abbandonato il presidente. Perdere l’ex Alto Volta, con il rischio di un effetto domino in tutta l’area, per i francesi sarebbe inaccettabile: qui la presa di Parigi è fortissima» [1]. Sembra essere il presidente francese in persona che assicurava «un aiuto per fargli avere un incarico internazionale prestigioso e ben remunerato. Come a dire: “Se vuoi il potere, ecco, te lo do. Però fammi la cortesia di non destabilizzare il Burkina, che ho i miei interessi a tenerlo tranquillo”. Per la Francia in questo momento gli interessi si chiamano “operazione Barkhane”, cioè il dispositivo in grado di garantire le missioni militari dell’Eliseo in Mali, in Repubblica centrafricana, in Niger» [2].

La scintilla che ha fatto deflagrare la crisi, in particolare  nella capitale  Ouagadougou, è stato il tentativo  di Compaoré di far passare la modifica costituzionale che gli avrebbe permesso di essere rieletto alla presidenza per  la quinta volta. La  rivolta ha portato i manifestanti fino al Parlamento dove è stato appiccato un incendio e alla conquista della sede della televisione pubblica. L’intervento dei militari, successivi alle dimissioni, ha provocato alcune decine di morti e centinaia di feriti.
Nel giro di pochi giorni si è passati dalle dimissioni alla fuga del presidente in Costa d’Avorio, allo scioglimento di Governo e Parlamento, al passaggio del potere dal generale Honoré Traoré, capo di Stato maggiore delle Forze armate, all’autoproclamazione del luogotenente Yacouba Isaac Zida – l’uomo forte tra i militari – a capo dello Stato.
Si sono svolte anche delle consultazioni alle quali hanno preso parte i partiti, le associazioni come per esempio tra cui Balai Citoyen, il presidente del Consiglio costituzionale, gli operatori economici, i rappresentanti sindacali, i capi delle principali comunità del paese tra cui il re dei Mossi, la principale di queste ultime. comunità nel paese. Il risultato è stato la nomina a capo di Stato ad interim Michel Kafando per periodo di transizione che porterà i civili, attraverso elezioni, al governo del Burkina Faso. La sua scelta è stata fatta all’interno di una rosa di 5 nomi tra cui due giornalisti, l’arcivescovo di  Bobo Dioulasso (seconda città del paese), e Joséphine Ouédraogo, ex-ministre e sociologa durante il governo di Thomas Sankara dal 1984 al 1987. Dell’esecutivo di transizione faranno parte 25 ministri, mentre il potere legislativo sarà invece esercitato da un’assemblea di 90 membri.

Ieri invece è stato nominato primo ministro luogotenente Yacouba Isaac Zida che dimostra il ruolo che intendono svolgere i militari. E non è un caso se immediatamente ha preso il controllo delle società pubbliche per gli idrocarburi (Sonabhy) e per l’energia elettrica (Sonabel) controllate dagli uomini di  Compaoré  e sono stati sospesi i consigli comunali e regionali a maggioranza del partito dell’ex-presidente.
La storia del paese e quella africana non dice nulla di buono ma si spera che tutto aiuti alla stabilizzazione del paese.
Pasquale Esposito

[1] Matteo Giusti, “Il golpe contro (o con) il presidente Compaoré in Burkina Faso”, temi.repubblica.it/limes, 31 ottobre 2014
[2] Paola Mirenda, “Burkina Faso, la caduta dell’imperatore Blaise Compaoré”, www.left.it, 18 novembre 2014

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