La Retinite pigmentosa e la terapia optogenetica

OCT retinite pigmentosa
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Secondo stime autorevoli sarebbero nel mondo almeno due milioni i soggetti sofferenti per degenerazioni genetiche ereditarie a carico della retina.
Un milione e mezzo di essi sarebbero affette da retinite pigmentosa. Si tratta del lento progredire di una malattia causata dalla perdita della funzione dei fotorecettori (coni e bastoncelli) e dell’epitelio pigmentoso della retina che riduce progressivamente la possibilità visiva periferica, partendo dalla nascita, al soggetto che ne è affetto.
La visione risulterà assottigliata sempre più rimanendo come in un cerchio centrale del campo visivo. La progressione dei disturbi si manifesterà con difficoltà nel muoversi in ambienti dalla luce soffusa, evidenti difficoltà alla guida alla luce crepuscolare ed in caso di nebbia, frequenza di urti con oggetti bassi, ma anche problemi tipo disattenzioni nel rovesciare bicchieri o individuare persone poste lateralmente. Le manifestazioni negative di questa patologia impediranno la fruizione di attività sportive ed anche sempre crescenti difficoltà nello sport come pure la percezione di fastidiosi flash visivi.
La perdita della vista può essere importante ma diventare anche molto importante e nei soggetti sopra i 50 anni si manifesta con perdita di 5 decimi che può diventare di un ventesimo in 5 casi su 10.000.

Pur essendo denominata con il suffisso –ite, proprio delle malattie infiammatorie, la retinite è una vera malattia degenerativa su base genetica. È trasmessa secondo i principi dell’ereditarietà dei caratteri all’incirca sul 50% dei pazienti e può essere autosomica recessiva ma anche dominante (quando l’allele che ha quel carattere di tipo dominante lo esprime fenotipicamente sull’altro, il recessivo si manifesta solo se presente su entrambi gli alleli). Si possono avere quindi casi di tipo autosomico dominante che si trasmette su tutte le generazioni e con uguale frequenza su soggetti di sesso maschile o femminile. Autosomico recessivo cioè colpisce sia maschi che femmine e salta le generazioni fino a colpirle in modo sporadico. Si possono avere casi di ereditarietà legata al sesso cioè al cromosoma X motivo per il quale saranno colpiti soggetti maschi che ereditano il gene patologico dalla madre che ne è portatrice sana (ogni figlio maschio rischierà la malattia al 50%). Circa le degenerazioni sono da attribuire ad una mutazione del DNA del soggetto che ne è sofferente, la più diffusa tra i 200 tipi di mutazioni evidenziate, riguarda il gene della proteina caratteristica dei bastoncelli detta Rodosina.

Per la diagnosi ovviamente di tipo oculistico, al paziente che inizia a lamentare emeralopia ( cecità notturna o almeno abbassamento potenzialità visive alla luce crepuscolare), lo specialista ricorre, oltre alla visita per la ricerca di pigmentazioni sul fondo oculare, ad alcuni esami strumentali come l’elettroretinogramma (ERG), esame del campo visivo (CV) ed una valutazione sugli strati dei bastoncelli per valutare eventuali carenze. Circa le possibilità terapeutiche non esiste una cura che guarisca ma solo rimedi che possono aiutare a mantenere le buone condizioni della retina a partire da alimentazione ricca di pesce azzurro, verdura e frutta ma anche proteggendola attraverso lenti che riducano la luce ad alta intensità, meglio se filtranti gli ultravioletti e la luce blu. Alla retinite pigmentosa sono anche associate presenza di cataratta e sordità ma il rischio più elevato e temuto è la cecità.

Molto si muove però sul fronte terapeutico ed è sulle tecniche genetiche più all’avanguardia che è rivolta l’attenzione mentre alcuni trattamenti mirano a ritardare la morte per apoptosi ( morte cellulare come se programmata) dei fotorecettori.
Le terapie su basi genetiche mirano attraverso l’uso di vettori virali alla sostituzione del gene malato con una forma sana. Altri approcci prevedono l’iniezione di fattori rigeneranti o di tipo citochinico per rivitalizzare le cellule sopravvissute direttamente sulla retina, fino all’impiego delle cellule staminali con lo stesso scopo. Nel caso delle forme autosomiche dominanti si sta tentando, attraverso studi preclinici ben avviati, utilizzanti tecniche di editing genomico tipo Crispr- Case9: una sorta di forbice molecolare in grado di tagliare un pezzo di DNA bersaglio in modo da poterlo riparare con la forma voluta.
Dal prof. Alberto Auricchio, professore di Genetica Medica presso l’Università “Federico II” di Napoli e coordinatore del programma di ricerca Terapie Molecolari dell’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Napoli, uno studio preclinico molto atteso. [1]

A questo tipo di soluzione se ne è accompagnata un’altra riportata da Sara Reardon di Nature Medicine [2] che descrive come, attraverso l’uso di optogenetica, si possa tentare con un successo limitato ma pur significativo, di restituire un minimo di recupero della funzione visiva. La prova è stata a beneficio di un signore di 58 anni affetto da cecità da 40 anni, che ha potuto vedere anche oggetti in movimento grazie ai lampi di luce utilizzati dalla tecnica optogenetica. In una retina senza degenerazioni accade che i fotorecettori catturano i segnali luminosi ed inviano al cervello i segnali elettrici relativi attraverso le cellule gangliari della retina (RGC). In queste prove vengono saltate le cellule dei fotorecettori danneggiate e grazie alle proteine batteriche fotosensibili iniettate 4 mesi prima con un virus in modo che si avesse una produzione significativa di proteine, si catturano i segnali visivi attraverso l’uso di occhiali.
L’uomo cinquantottenne è stato dotato di un occhiale speciale in grado di decodificare le immagini in modo monocromatico ed ottimizzato per il rilevamento delle proteine batteriche.
Lo studio denominato PIONEER ha dimostrato che l’uso combinato di occhiali con uso di sensori optogenetici può ripristinare la percezione visiva parzialmente grazie all’uso di proteine stimolati dalla luce. La prova infatti ha consentito al paziente di orientarsi verso l’oggetto per raggiungerlo visivamente.
Emidio Maria Di Loreto
[1] https://www.osservatorioterapieavanzate.it/terapie-avanzate/editing-genomico/editing-genomico-contro-la-retinite-pigmentosa
[2] https://www.nature.com/articles/d41586-021-01421-0?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=cb18b1c8d3-briefing-dy-20210525&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-cb18b1c8d3-44014617

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