La Reunion di Friends: appunti per un’analisi.

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Si è svolta recentemente l’attesa Reunion del cast di Friends, la serie televisiva dei record, attualmente trasmessa sulla piattaforma Netflix, a quasi trent’anni dalla sua realizzazione per la NBC nel maggio 1994: dieci stagioni, 230 episodi, 88 ore complessive di trasmissione di cui l’ultima nel maggio 2004 negli USA e nel maggio 2005 in Italia dove era arrivata con tre anni di ritardo. Seguita praticamente in ogni parte del mondo economicamente connesso (220 Paesi), non smette di piacere.

È sempre interessante vedere cosa c’è dietro un successo, soprattutto se è un grande successo. La reunion poi è stata un momento di seria riflessione sul programma.
Superata la delusione iniziale di molti fan per essere di fronte a una sorta di “elogio funebre” piuttosto che a una nuova puntata in cui sarebbero stati rivelati i destini dei sei Friends cui avevano dato un lacrimoso addio 17 anni prima (16 per l’Italia), è stato possibile scoprire parecchie cose riguardanti il dietro le quinte.

Tra le principali rivelazioni vi è certamente quella sulla tensione sentimental-erotica tra Rachel e Ross, ossia tra gli attori Jennifer Aniston – famosa almeno quanto il suo invidiatissimo ex marito – , e David Schwimmer. David ha rivelato e Jennifer ha confermato di aver provato una attrazione reale e reciproca, mai sostanziata in una relazione a causa dei coevi impegni sentimentali dei due attori.

Fiends Reunion Jennifer Aniston

Questo è il gossip. Entrando nella analisi con maggiore profondità molto interessanti sono state le esternazioni dei creatori della fortunatissima serie, Kevin Bright, David Crane e Marta Kauffman, che ci hanno introdotto nel funzionamento del mercato delle serie televisive, almeno di quello esistente alla seconda metà degli anni ’90, ancora tanto primitivo da consentire un ritardo di ben tre anni tra l’uscita statunitense e l’arrivo sugli schermi nazionali. Che le cose siano completamente diverse nel 2021 lo dimostra il fatto che la Reunion di Friends sia stata trasmessa il 27 maggio in contemporanea nelle due nazioni.

Abbiamo avuto conferma che esiste un grande numero di serie che non hanno superato l’episodio pilota, lasciando al palo ottimi attori, del calibro della stessa Aniston, che solo fortuitamente ha potuto entrare nel cast di Friends, diventandone la perfetta Rachel che tutti abbiamo amato.

Comunque si cerchi di spiegarlo, il successo resta sempre un’alchimia. Sarà sempre un mistero perché prodotti simili riscuotono una forbice di risultato che va dallo “strepitoso successo” al “fiasco totale” e spesso senza che nulla o quasi si collochi in una posizione intermedia. Probabilmente è per questo che moltissime persone di successo, compresi i protagonisti della reunion, raccontano che la sorpresa sia stata la loro prima reazione quando si palesano popolarità e consenso del pubblico.

Friends Reunion

La Kauffman ci rivela anche il meccanismo di base della serie: raccontare in maniera leggera e tendenzialmente votata al lieto fine quella fase della vita in cui gli amici sono più importanti della famiglia. Questa fase, sempre secondo l’estrosa produttrice, termina con l’arrivo del partner stabile e dei figli. E infatti, coerentemente a questo suo pensiero, l’ultima seguitissima puntata di Friends (vista da 52 milioni di persone) vede i sei amici uscire da quella casa, notissima al pubblico come quella delle prime edizioni de Il grande fratello, dopo aver lasciato le chiavi, con ben due poppanti in carrozzino, i gemellini adottati da Monica e Chandler. Sempre in conseguenza di questo convincimento, ci viene detto dalla autrice, che non avrebbe avuto senso raccontare cosa stessero facendo i sei amici diciassette (o sedici) anni dopo. Gli attori stessi, interpellati, provano ad immaginarselo, tutti ritengono che le coppie formatesi nelle dieci stagioni, sarebbero rimaste insieme: ovviamente Ross con Rachel, Monica (Courteney Cox) con Chandler (Matthew Perry), Phoebe (Lisa Kudrow) con Mike (Paul Rudd). Il latin lover Joey (Matt LeBlanc) – nota bene – nella serie di origine italiana, è l’unico a sottrarsi a questo destino di coppia felice e continua la sua vita di aspirante attore famoso nello spin off a lui intitolata, ambientata non più a New York ma ad Hollywood, Los Angeles.

Ma davvero esiste una fase della vita in cui gli amici sostituiscono la famiglia biologica?
Nella psicologia dell’età evolutiva il gruppo amici, per l’occasione definito “gruppo di pari”, ha sicuramente un ruolo fondamentale nello sviluppo della personalità ma in una fase cronologicamente più avanzata, che si colloca tra la pre adolescenza e l’adolescenza, mentre le avventure dei sei amici di Central Perk si svolgono in un’età intorno alla trentina.
Sempre ragionando tra serie di grande successo, non sfugge che negli anni ’80 e nei primi anni ’90, le narrazioni che poggiano sulle vicende di un gruppo di amici si concentrino su giovani liceali (I ragazzi del Sabato Sera, Fame, Beverly Hills 90210, I ragazzi del muretto, ecc.). Attualmente un meccanismo analogo tra le serie di successo è replicato in The Big Bang Theory, in cui il gruppo di amici scienziati per età è prossimo a quello dei protagonisti di Friends. Questo particolare sembra confermare il prolungamento dell’adolescenza e l’innalzamento della età in cui si hanno figli, anche nei più precoci Stati Uniti.

L’aspetto più toccante della reunion, tuttavia, a parte gli infiniti baci e abbracci tra i vecchi compagni di lavoro, sono state le interviste con i fan di tutto il mondo. Forse per un effetto del montaggio ma proprio gli spettatori che vivono nei paesi più lontani sono stati quelli che hanno testimoniato un impatto più forte determinato dalla serie tv sulle loro vite: la visione di Friends in paesi come Ghana, India, Messico, lontani dallo stile di vita occidentale, statunitense e addirittura newyorkese, ha determinato conseguenze fortissime sulle esistenze reali: un ragazzo indiano ha affermato che Friends gli ha salvato la vita, altri hanno detto di avere avuto il coraggio di scegliere chi sposare anche se si è una ragazza madre in Ghana, o dichiarare chi si ama, anche se è una persona del proprio sesso anagrafico, qualcun’altra ha dichiarato di aver tratto conforto dalla serie in un momento in cui era tanto sola da ritenere quei sei attori come i suoi unici e veri amici.

Queste affermazioni confermano la diffusa idea sulla natura universalistica dell’arte. Un’opera d’arte è quella che sa parlare a ogni uomo e in ogni tempo, che annulla le differenze geografiche e storiche e riguarda tutti. Friends, in definitiva, è un’opera d’arte e forse, spiegato così il suo successo smette di apparire un mistero.

Un’ultima considerazione, fortunatamente non vi sono stati troppi commenti su come si siano trasformati (leggi invecchiati) gli attori, e soprattutto le attrici, un plauso al pubblico di Friends, che si dimostra composto da persone dotate di sensibilità e buon gusto.
Stefania Squillante

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