La scuola in piazza per il suo futuro e quello dell’Italia

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Giornata di protesta per la scuola e direi per il futuro. Sono in corso una sessantina di manifestazione nelle città italiane, da Nord a Sud, e organizzate dal movimento “Priorità alla scuola” che nel volgere di poche settimane ha messo insieme molte associazioni e sindacati con il collante dei genitori e degli insegnanti per ragionare in campo largo che impegna tutto il paese portando con sé la proposta di utilizzo del 15% del Recovery Fund che all’Italia destinerebbe 172 miliardi per una scuola diffusissima sul territorio e che incontra le esigente di tutti, dalle mamme ai bambini agli insegnanti di ruolo e a quelli precari.

Intanto l’approccio della Ministra Azzolina e dell’intero Governo giallo-rosso sulla scuola e aggiungerei su Università e ricerca fa acqua e continua a servire interessi e finalità lontane dall’espletamento di un diritto universale. Francesco Sinopoli, segretario della Flc Cgil ha detto che bozza delle Linee Guida «non prevede alcuna risorsa aggiuntiva, non si fa carico di una progettualità politica, decentra l’affidamento delle responsabilità ai dirigenti, ipotizza l’esternalizzazione dei servizi per supplire alle mancanze organizzative, ripropone la generalizzazione della didattica a distanza».

Mi sembra che l’impostazione di fondo possa essere in linea con quanto fatto negli anni passati dove la scuola è stata solo fonte di tagli e di riforme sbagliate attuate o promesse, ultima delle quali la «Buona Scuola» del Pd di Renzi.

Francesco Verducci, docente universitario, senatore Pd e vice presidente Commissione Cultura e Istruzione del Senato scrivendo su il Manifesto sottolinea un altro aspetto che è centrale nei provvedimenti da adottare ma in linea con una visione diversa della società che metta al centro l’istruzione. Infatti sottolinea che «il “blocco” ha squadernato una dura verità: il nostro sistema di istruzione va radicalmente ripensato, perché non è in grado di essere leva di reale inclusione per i ragazzi che scontano condizioni di partenza sociali, economiche e territoriali svantaggiate. Al rischio della «dispersione» si somma quello dell’abbandono. Fratture che diventano insanabili. L’ascensore sociale è rotto perché il «motore» dell’istruzione è inceppato».
La domanda è dove ma bisognava aspettare il coronovirus e dove sono i progetti concreti, quelli con l’indicazione delle risorse e da dove le si prende?

Non vogliamo lasciare indietro nessuno. Come per le strutture sanitarie spesso si sono messe da parte le lavoratrici e i lavoratori addetti ai servizi, anche quando si parla della scuola li si è sempre messi da parte. Oggi manifesteranno anche loro, le lavoratrici e i lavoratori delle mense, addetti alle pulizie che non hanno ammortizzatori sociali e che spesso hanno contratti di fame e sotto ricatto per contratti a scadenza. Anch’essi parte del sistema Italia che andrebbe cambiato.

Tornando alle Linee guida, bocciate dai presidi e dalle Regioni perché “non ricevibili” oltre a parlare di riapertura il 14 settembre c’è un rimando all’autonomia e alle responsabilità dei presidi e dei consigli d’istituto su come fare didattica anche per la parte a distanza in caso di nuova chiusura. Tra l’altro ci sono i Patti educativi di comunità che implicano da parte degli enti locali la disponibilità a dare gratuitamente o quasi locali e spazi necessari alla scuola e da parte delle associazioni di volontariato, già presenti negli istituti, di personale per attività integrative e/o “alternative alla didattica” come potrebbe anche essere l'”attività di sorveglianza e vigilanza degli alunni”. Dei dispositivi di protezione e del distanziamento non si parla se non di un rimando al rispetto delle regole, ferme al 28 maggio, del Comitato tecnico scientifico istituito al Ministero della Salute e che prevedono l’obbligatorietà delle mascherine dai 6 anni in su. In caso di chiusura per ritorno della pandemia gli alunni con disabilità e i figli di personale sanitario le cui prestazioni sono indispensabili per assistere la popolazione potranno andare a scuola.
Ci sarebbe un miliardo per assistenti e bidelli mentre nulla è chiaro per insegnanti aggiuntivi.

Nel frattempo la Conferenza Stato-Regioni inizialmente in programma questo pomeriggio per discuterne è stata rimandata a domani.

Vale la pena ricordare che l’azione di ripensamento globale non può non tener conto di un passo indietro nella questione dell’Autonomia differenziata che mette a rischio il diritto allo studio oltre che generare confusione, scontri di poteri, difficoltà ad implementare direttive univoche soprattutto in caso di emergenze.

Ciro Ardiglione

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