La Spagna continua sulla linea della austerity, ma la crisi peggiora

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In Spagna il governo Mariano Rajoy rimanda sine die la richiesta di aiuti che, come successo in Grecia, consegneranno le redini del paese alla finanza e, nel mentre, randella la protesta e prova a cambiare la legge sul diritto a manifestare.


Spagna. Salamanca, plaza Mayor. Agosto 2008. Foto Cristiano Roccheggiani

La finanza continua a fare il suo corso grazie anche all’inattività del potere politico o alla sua “cooperazione”. La finanza trova sempre modo di trarre benefici e profitti. Se gli investitori stranieri hanno ridotto la loro esposizione finanziaria, per paura del fallimento, rispetto ai titoli pubblici, le banche locali, secondo il quotidiano madrileno ABC, investono sempre più sui titoli pubblici. Tutto ciò accade è collegabile <<alla messa a disposizione di straordinaria di liquidità da parte della Banca centrale europea (Bce) nel dicembre 2011 e nel febbraio 2012. Le banche ricevono denaro da Francoforte con un interesse dell’1 per cento e investono su titoli di debito pubblico che assicurano un reddito del 6 per cento>> [1].
Ma le assurdità non finiscono qui quando si guarda al sistema bancario. Quest’ultimo, secondo le stime diffuse dalla Banca di Spagna, sulla base degli stress test effettuati dal consulente statunitense Oliver Wyman, ha bisogno di liquidità per 53,7 miliardi di euro per fare fronte alla crisi. Gli istituti con deficit di capitale (Bankia in testa con 24 miliardi mancanti) presenteranno un piano di ricapitalizzazione alla Banca di Spagna per una prima approvazione e poi alle autorità spagnole che dovranno ottenere, compatibilmente con le regole per gli aiuti di stato, il via libera dall’Europa.
Sempre per rimanere nel tema della finanza non dobbiamo dimenticare la fuga di capitali. A luglio scorso Fernando Jimenez Latorre, segretario di Stato all’Economia e sostegno all’Impresa spiegava che un rapporto diffuso dalla Banca di Spagna, nei primi sei mesi del 2012 sono volatilizzati quasi 220 miliardi di euro tra prestiti, depositi e investitori nazionali e internazionali.


Spagna. La Coruña, porto. Agosto 2010. Foto Pasquale Esposito

Mariano Rajoy detto “el mentiroso” (il bugiardo) è all’ennesima finanziaria che con 39 miliardi tra tagli alla spesa (58% del totale) e aumenti delle tasse dovrà portare il rapporto deficit/Pil dal 6,3% di quest’anno e al 4,5% nel 2013 nella speranza di  non dover ricorrere agli aiuti europei con il conseguente commissariamento del paese o, forse sarebbe meglio dire, in amministrazione controllata come per le aziende in gravi difficoltà e prossime al fallimento [2].
La proposta prevede la riduzione secca del 20% delle spese dei ministeri, una riforma delle pensioni, a partire dal 2013, con la quale si aggancia l’età pensionabile alle aspettative di vita, vengono rivalutati gli assegni dell’1% utilizzando uno speciale Fondo di riserva, viene introdotta una tassa patrimoniale e prelievo di un ulteriore 20% sulle vincite alle lotterie, la liberalizzazione delle attività non colpite finora e un altro impulso alla lotta all’evasione.
Misure che si  sommano alle manovre di tagli e austerity già messe in atto come quelle sulla sanità e sulla scuola che ad aprile perdevano altri 10 miliardi. A parte la perdita di fette considerevoli di servizi pubblici, con il pretesto della crisi, si sta smantellando il pubblico favorendo il capitale privato con la mercificazione della salute e dell’istruzione. Nel frattempo la metà dei cittadini cerca lavoro da un anno e se non lo trova emigra. Sono oltre 4,7 milioni i disoccupati, sono in continuo aumento e riguardano tutti i settori dell’economia iberica. Il Pil della Spagna anche quest’anno diminuirà e per il 2013 non andrà diversamente.


Spagna. Madrid, monumeto a  Miguel de Cervantes. Agosto 2009. Foto Cristiano Roccheggiani

La misura è piena per i cittadini spagnoli che in più di un’occasione, negli ultimi giorni, si sono presentati in piazza per protestare e come si diceva all’inizio hanno subito violenza dalle forze dell’ordine e arresti.
Come dicono alcuni economisti compreso il premio Nobel ed editorialista del New York Times Paul Krugman se si continua a sommare austerity ad austerity, l’Europa non solo non ripartirà, ma si impoverirà sempre di più. E a quel punto nulla escluderà altri drammi come quelli della grande depressione degli anni trenta.

Pasquale Esposito

[1] “Il debito pubblico in mano alle banche spagnole”, www.presseurop.eu/it, 3 ottobre 2012
[2] da Wikipedia Italia: <<L’amministrazione controllata, abrogata con il D.L. n. 5/2006, era una procedura che consentiva, ad un imprenditore in difficoltà economiche, di continuare ad operare, per un massimo di due anni, sotto il controllo del giudice e di un commissario giudiziale nominato da quest’ultimo. L’imprenditore ottiene una dilazione generalizzata dei pagamenti per poter conservare l’impresa>>.

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