La stranezza di Pirandello

Toni Servillo Valentino Picone Salvo Ficarra in La stranezza di Roberto Andò

La diciassettesima edizione della Festa del Cinema di Roma [1], che ha avuto inizio pochi giorni fa all'Auditorium, presenta in anteprima – il 20 ottobre – l'ultima fatica cinematografica di Roberto Andò, La stranezza.

Il – che uscirà nelle sale dal 27 ottobre – racconta con grazia, divertimento ed eleganza un tratto dell'esistenza di (interpretato da un magistrale Tony Servillo) e un pezzo della Sicilia degli anni '20, intrecciando la narrazione con le vicende di due improbabili impresari di onoranze funebri con la passione per la recitazione (superbamente impersonati da Salvo Ficarra e Valentino Picone, sottotitolati dal siciliano, quando necessario).

C'è una storia sottesa e reale che prende l'abbrivio nel 1920: in occasione dell'ottantesimo compleanno di Giovanni Verga, Pirandello torna in Sicilia per celebrare l'amico scrittore. Tiene per il collega ottuagenario – ma questo il film non lo mostra né racconta – un imponente discorso ufficiale al teatro Massimo di Catania [2]. Verga  è assente (per protesta) alla cerimonia, che avviene invece alla presenza di Benedetto Croce, allora ministro dell'Istruzione. Il racconto immaginario prende invece le mosse da Girgenti, l'antico nome della città natale di Pirandello, prima che il fascismo, nel 1927, la “italianizzasse” in Agrigento. Allo scrittore giunge notizia della morte dell'amata balia Maria Stella, un fatto che lo conduce ad un fuori programma; egli vuole infatti assistere alle esequie della donna e questa ostinata e ferma intenzione lo conduce a negoziare con una coppia di bizzarri becchini, Nofrio e Bastiano (ovvero la coppia Ficarra e Picone). Con loro si addentra – non riconosciuto dai due – negli oscuri gironi di una amministrazione civica corrotta e infernale, kafkiana ante litteram, con sale enormi ripiene di incartamenti (innumerevoli e abbandonati) ed abitate da personaggi che paiono una galleria dell'assurdo. Un loculo concesso due volte impedisce la tumulazione immediata della vecchia donna e costringe Pirandello a prolungare la sua presenza, fornendogli l'occasione – tra visioni, ricordi, apparizioni e incubi – di scoprire che i due improbabili addetti alle pompe funebri sono anche – in realtà – i principali animatori del teatro locale.

La compagnia teatrale in in La stranezza di Roberto Andò. Foto di Lia Pasqualino

Pirandello ha in testa qualcosa. Sta covando un capolavoro, senza saperlo: sarà la visione dello spettacolo messo in scena dai due “commediografi per caso” – nel teatro dove tutto il paese, prete compreso, è coinvolto con passione, smania e ambizione nella rappresentazione – a fornirgli l'idea che stava inseguendo e che lo porterà, l'anno successivo, il 1921, a scrivere e rappresentare a Roma, al Teatro Valle, i Sei personaggi in cerca d'autore. Opera rivoluzionaria, celeberrima ed emblematica del disorientamento dell'uomo del Novecento e delle complessità dell'inconscio.
La cronaca del tempo – i fatti sono noti – racconta come il pubblico romano accolse il lavoro di Pirandello: «Successo tra vivacissimi contrasti», intitolò La Stampa del 10 maggio 1921 [3], per sintetizzare – eufemisticamente – che la sala, divisa tra ammiratori e detrattori, venne quasi alle mani, tra applausi e grida di vilipendio: “delirio”, “impostore”, “manicomio”, gridarono in sala e fuori i più critici, con disgusto.

Andò immagina – nel suo racconto – che a quella agitata prima rappresentazione romana, assieme al pubblico delle grandi occasioni, assistano anche – con invito personale dell'autore, spaesati e lusingati da un sì grande onore – i due commedianti di provincia, inconsapevoli ispiratori di un pilastro del teatro novecentesco

Roberto Andò
Roberto Andò sul set del film La stranezza

Quello per Pirandello e per il teatro – per il regista palermitano – è più un amore eterno che una pur importante infatuazione.
«C'è un episodio della mia giovinezza che mi piace ricordare. Un giorno, a Palermo – racconta Andò a Francesca De Sanctis – ero in macchina con Leonardo Sciascia che ad un certo punto mi disse: “Ferma la macchina”. Ci fermammo davanti alla libreria Utet. Lui entrò. Poi uscì e mi diede la biografia di Pirandello scritta da Gaspare Giudici [4]. Quindi per me è un cerchio che si chiude. Volevo sottrarre Pirandello alla monumentalità. Ecco, con Massimo Gaudio e Ugo Chiti abbiamo cercato di costruire una storia che raccontasse l'universo pirandelliano nel suo intreccio di vita e di arte, nel suo mescolare persona e personaggio, fra comicità e dramma. […] Pirandello ci fornisce anche una chiave proprio sul senso della vita, l'ossessione di essere persona ma anche personaggio» [5].

Con un cast pregevole e attori tutti di vaglia, La stranezza mi pare davvero un esperimento narrativo ben riuscito, nel quale Roberto Andò utilizza assai bene, ancora una volta, alcuni suggestivi registri onirici, cimentandosi con profitto con un autore così importante e complesso quale Pirandello.

Paolo Sassi

[1] https://www.romacinemafest.it/en/
[2] Il testo completo del discorso, di circa un'ora, sarà pubblicato per intero sul Tevere il 4 dicembre 1931. Lo si può leggere all'indirizzo https://www.pirandelloweb.com/pirandello-discorso-di-catania/
[3] Una (ahimè) poco nitida scansione della cronaca dell'accaduto è visibile nell'archivio online del quotidiano torinese http://www.archiviolastampa.it alla data del 10 maggio 1921, p. 5
[4] Gaspare Giudici, Pirandello, Torino, UTET, 1963
[5] Francesca De Sanctis, «La stranezza di stare in bilico», in L'Espresso, 16 ottobre 2022, p. 84 e 89

 

La stranezza di Roberto AndòLa stranezza
di Roberto Andò
paese: Italia
anno: 2022
lingue: italiano, siciliano
durata: 103′

cast artistico
– Luigi Pirandello
Salvo Ficarra – Sebastiano Vella
Valentino Picone – Onofrio Principato
Giulia Andò – Santina
Rosario Lisma – Mimmo Casà
Aurora Quattrocchi – La Balia
Donatella Finocchiaro – Maria Antonietta
Galatea Ranzi – La Madre
Fausto Russo Alesi – Il Padre
Filippo Luna – Il direttore di scena
Tuccio Musumeci – Calogero Interrante
e con Luigi Lo Cascio – Il Capocomico
con la partecipazione di Renato Carpentieri – Giovanni Verga

cast tecnico
regia Roberto Andò
soggetto Roberto Andò, Massimo Gaudioso
sceneggiatura Roberto Andò, Massimo Gaudioso e Ugo Chiti
casting Chiara Agnello
direttore di produzione Santina Cantone
segretaria di edizione Cinzia Liberati
aiuto regista Luca Federico
scenografia Chiara Agnello
costumi Maria Rita Barbera
fonico di presa diretta Carlo Missidenti
montaggio Esmeralda Calabria
direttore della fotografia Maurizio Calvesi
musiche composte da Michele Braga e Emanuele Bossi
produttrice esecutiva Maria Panicucci
prodotto da Attilio De Razza e Angelo Barbagallo
una produzione Bibi Film e Tramp Ltd con Medusa Film

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