La tassazione di Google, la net neutrality e l’arte della manutenzione di Internet

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Un amico mi ha invitato ad esprimere un parere sulla proposta francese (o franco-italiana) di tassazione delle grandi multinazionali del web, come Google, Facebook, Twitter e simili,  rispetto ai profitti prodotti nei singoli stati in cui agiscono. La proposta prevede a breve termine una tassazione di queste società, in attesa delle norme sull’armonizzazione comunitaria dei regimi IVA prevista per il 2019. La tassazione che ha tenuto banco anche durante le presidenziali transalpine faceva riferimento ad una percenuale (1% circa) degli introiti  pubblicitari dei giganti del web. In generale la difesa di aziende come Google è impronttaa sull’importanza del loro apporto all’economia e alla creazione di posti di lavoro che in alcuni casi non sono del tutto marginali.

Iniziando a leggere ed a ragionare su questo argomento ho visto che si sta intersecando con argomenti simili ma ad esso scorrelati, come la condivisione dei profitti dei cosiddetti OTT (ovvero sempre le suddette aziende nel gergo degli operatori telefonici), o la creazione di accordi separati dei suddetti con gli operatori telefonici e di rete per la gestione separata del loro traffico.

Si parla quindi da una parte della proposta suddetta, mentre per quanto riguarda i rapporti fra OTT e gestori di telecomunicazione la proposta da parte dell’ETNO (Associazione Europea degli Operatori di Rete) sulla condivisione dei profitti.

Prima di tutto vorrei fare un po’ di tassonomia: la Internet è un insieme di reti informatiche fra loro interconnesse; nei punti di interconnessione avviene normalmente anche il conteggio del traffico e la sua fatturazione in modo da compensare fra ingresso e uscita, e infine tutti coloro che sono collegati nei punti terminali, siano essi produttori o consumatori, pagano un canone o il consumo al proprio fornitore d’accesso (immaginate la “bolletta” di Google…).
In generale il traffico viene trattato come una quantità indistinta di bit, senza discriminare fra i contenuti trasportati (net neutrality).
Altro tema più volte dibattuto e in alcuni casi affrontato in tribunale senza che le cose cambiassero è quello del regime fiscale a cui  le multinazionali sono assoggettate. Per il caro e vecchio diritto societario, in genere un’azienda paga le tasse dove ha la sua sede legale.

Allora, sembra che tutto questo non vada più bene, perlomeno ad alcuni soggetti che si sentono penalizzati da tutto questo, ovvero le nazioni che non hanno grandi aziende Internet da tassare, e le compagnie telefoniche che con la voce facevano tutto in casa, mentre con il Web sono diventate solo una parte dell’ecosistema. La proposta ETNO è stata incluse tra quelle che verranno discusse nell’ambito della prossima World Conference on International Telecommunications (WCIT) che si svolgerà a fine anno a Dubai e che dovrà valutare la revisione delle regole internazionali sulle telecomunicazioni (ITRs).

Quello che ignoro sono le dimensioni economiche dei vari mercati, ovvero quello dell’accesso, quello degli ISP (Internet Service Provider) e quello totale degli OTT, ma quello di cui sono sicuro è che si tratta alla fine di un unico sistema, in cui tutti sono strettamente interdipendenti, quindi in cui è necessario un equilibrio a lungo termine, affinché tutti possano prosperare e crescere.

Ad esempio mi pare di capire che le compagnie telefoniche dicano che non possono fare gli investimenti per lo sviluppo di maggiori capacità di trasporto senza un contributo degli OTT, ma d’altra parte se questi ultimi non avessero la giusta remunerazione non ci sarebbero più contenuti interessanti e non servirebbe più avere una rete più potente, e via così.

Francesco Romeo

Per ulteriori approfondimenti su questi argomenti cfr.
Corriere delle Comunicazioni
Key4biz
Punto Informatico

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