La tempesta di William Shakespeare. Un magnifico incantesimo di Serra

Chiara Michelini in La Tempesta
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“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e la nostra breve vita è circondata da un sonno”. (W. Shakespeare, La tempesta, atto IV, scena I)

Mentre le luci sono ancora accese, una misteriosa nebbia invade il teatro, insinuandosi tra gli spettatori sorpresi e meravigliati da questo strano fenomeno, come se fosse il frutto di un potente incantesimo. Ed in effetti lo è. Perché Alessandro Serra, Premio UBU come miglior spettacolo nel 2017, con la sua interpretazione de La Tempesta di William Shakespeare, crea proprio questo: un magnifico incantesimo.
La nebbia che pervade la sala, come filtro magico, ipnotizza il pubblico e lo fa approdare direttamente in una dimensione altra, quella del teatro, sull’isola shakespeariana, proprio mentre è in corso La Tempesta voluta da Prospero, spodestato Duca di Milano e scatenata da una danza sfrenata dal magico Ariel, interpretato magnificamente da Chiara Michelini.

Massimiliano Poli e Vincenzo Del Prete
Massimiliano Poli e Vincenzo Del Prete in La Tempesta. Foto Alessandro Serra

Se, per usare le parole del regista, La Tempesta rappresenta un “commovente omaggio al teatro attraverso il teatro che contiene”, devo dire che il regista riesce perfettamente a rendere questa idea. Come Prospero, impersonato dal bravissimo Marco Sgrosso, Alessandro Serra diventa egli stesso mago nel momento in cui trasforma una scarna scenografia, composta esclusivamente da assi di legno, pochi oggetti di scena e alcuni costumi, in un paesaggio esotico, magico, misterioso, in cui la natura vive di vita propria, popolata da spiriti e strane creature.
Alessandro Serra ha dichiarato che La Tempesta esprime la sua visione del mondo. Bene, allora, data la modernità e l’intelligenza delle idee che contiene, direi che dovremmo prenderla come spunto e fare in modo che diventi una visione condivisa. Shakespeare, nel 1611, aveva già capito ciò che ancora oggi risulta per molti incomprensibile, proponendo, attraverso le parole ispirate del nobile ed onesto Gonzalo, un magistrale Bruno Stori, un sistema di governo ideale basato sull’uguaglianza e parità dei diritti, anche tra uomini e donne – che se non è scontata nel XXI secolo, figuriamoci nel XVII secolo – sulla pace e su un’economia ecosostenibile: “La natura dovrebbe produrre tutte le cose in comune senza sudore e senza pena: non ci avrebbero a essere tradimenti, non fellonie, non spade, non picche, non pugnali, non cannoni e nessun bisogno di alcuno altro arnese di guerra. La natura dovrebbe generare da se stessa ogni grascia, ogni abbondanza per nutrire il mio innocente popolo.”

Jared McNeill, Vincenzo Del Prete e Massimiliano Poli
Jared McNeill, Vincenzo Del Prete e Massimiliano Poli in La Tempesta. Foto Alessandro Serra

Ma c’è di più, come sottolinea lo stesso regista, La Tempesta, nella sua strabiliante modernità, trasmette al mondo occidentale, ancora troppo influenzato dal logos classico e dal pensiero religioso, il concetto di compassione. Perché se la pietà è qualcosa che si concede, un sentimento verticale, che va dall’alto verso il basso; la compassione è un sentimento universale, che abbraccia l’umanità intera come fosse un immenso orizzonte. E Shakespeare, come nota Alessandro Serra, ci porta alla compassione attraverso l’ex Duca di Milano, mago privo di spiritualità (quindi non legato alla religione), che, pur essendo contrariato per essere stato “sbattuto” su un’isola in capo al mondo, non prova rabbia e non cerca vendetta verso i suoi aguzzini,  Alonso, Sebastiano e Antonio, ovvero: Massimiliano Donato, Paolo Madonna, Valerio Pietrovita. Ma trova nella giustizia, nel perdono e nell’amore tra i due giovani, Fabio Barone e Maria Irene Minelli, Ferdinando e Miranda, il suo riscatto.

Shakespeare è uno scrigno inesauribile di tesori, ogni volta che mi imbatto in lui scopro qualcosa di nuovo, trovandomi piacevolmente stupita ed abbagliata davanti alla potenza del suo genio che si dimostra sempre oltre il tempo. Non solo il suo, il 1600, ma anche il nostro presente. É evidente che Shakespeare, in vita, sia riuscito a rendersi immune da quei veleni, precedentemente citati, come il logos occidentale e il pensiero religioso (che ancora oggi inquinano le menti di tanti), scrivendo dei veri e propri capolavori, non solo per la loro immensa bellezza e poesia; ma anche per la profonda, accurata, analisi psicologica che li contraddistingue. In ogni opera affronta delicatissime dinamiche umane con la profondità di uno specialista, riuscendo a cogliere le sfumature, le reazioni, le ragioni che spingono a determinati comportamenti, anche patologici. Come ha notato diversi anni fa Massimo Fagioli, professore, medico, psichiatra e psicoterapeuta, attento conoscitore dell’autore inglese, l’antidoto che ha permesso a Shakespeare di salvarsi e che gli ha conferito gli anticorpi per vivere al di sopra è stata la capacità di immaginare e l’aver capito, ben prima e più profondamente di Freud che: “Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui son fatti i sogni, e la nostra breve vita è circondata da un sonno”.

Ebbene, mi pare che Alessandro Serra non solo abbia colto a pieno tutta la grandezza, l’umanità e la poesia del testo shakespeariano ma abbia anche saputo renderlo al meglio. Da bravo uomo di teatro, mago e maestro, per ricreare l’incantesimo si è occupato personalmente della traduzione e riadattamento del testo, delle scenografie, delle luci e dei costumi. Tutto il resto è stato possibile grazie alla sua eccezionale compagnia, TeatroPersona, un gruppo di artigiani del teatro, tra attori, allievi e tecnici, capaci di condurre il pubblico in questo viaggio onirico, alla scoperta di una dimensione incantata, popolata da creature soprannaturali come Caliban, interpretato da uno strepitoso Jared McNeill; e più che terrene, come i divertentissimi Trinculo e Stefano, rispettivamente Massimiliano Poli e Vincenzo Del Prete. Grazie anche ad Andrea Castellano che silenziosamente ha contribuito a consolidare tutta la magia. Magia trasformata definitivamente in realtà dallo straordinario autore che dichiarandola, attraverso le battute finali di Prospero, ha dato al pubblico la prova finale dello stupefacente potere della Fantasia.
Ludovica Palmieri

Teatro Argentina – Roma
fino al 15 maggio 2022
La tempesta
di William Shakespeare
traduzione e adattamento Alessandro Serra
regia, scene, luci, suoni, costumi Alessandro Serra
con (in o. a.) Fabio Barone, Andrea Castellano, Vincenzo Del Prete, Massimiliano Donato, Paolo Madonna, Jared McNeill, Chiara Michelini, Maria Irene Minelli, Valerio Pietrovita, Massimiliano Poli, Marco Sgrosso, Bruno Stori.
collaborazione alle luci Stefano Bardelli
collaborazione ai suoni Alessandro Saviozzi
collaborazione ai costumi Francesca Novati
maschere Tiziano Fario
©photo Alessandro Serra

produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale | Teatro di Roma – Teatro Nazionale
ERT/Teatro Nazionale | Sardegna Teatro
Festival D’Avignon | MA scène nationale – Pays De Montbéliard
in collaborazione con Fondazione I Teatri Reggio Emilia
Compagnia Teatropersona

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