La traduzione: da un carcere all’altro

carcere ergastolo
history 4 minuti di lettura

Una nuova edizione del romanzo di Silvano Ceccherini con l’esperienza del carcere e la fatica per diventare scrittore. Sono ormai passati più di cinquant’anni dalla stagione del suo primo successo.


Let’s Fly. Foto Davide Pisano
separa_didascalia.gif

La traduzione, oggi (meritoriamente) ripubblicato da Elliot edizioni, è un romanzo di Silvano Ceccherini che conobbe un significativo successo al suo apparire nel 1963.
La vicenda personale di Ceccherini, legata a una lunga condanna al carcere e all’approccio con la letteratura vissuta quasi come un riscatto, colpirono la critica e il pubblico (perdonate questa formula ma essa era di prammatica all’epoca).
Per far comprendere l’accoglienza che il romanzo ebbe al suo apparire ci serviamo delle parole di Alessandro Galante Garrone che così scriveva su La Stampa: “È un libro eccezionale non tanto per il fatto, già di per sé singolarissimo, che l’autore è carcerato egli stesso da quasi vent’anni (e palesi e frequenti sono gli spunti autobiografici), quanto per la testimonianza che esso ci offre di una caparbia, miracolosa volontà di sopravvivere, di preservare e affinare la propria intelligenza, di farsi scrittore di espandersi e rilevarsi in un parlar vero di cose umane. Anche Olgi, il protagonista del racconto, ha la passione dello scrivere e sa che la sua opera è l’unica cosa bella che uscirà da questa sua vita, come un fiore da un letamaio”.
Grazie a Carlo Cassola, l’opera arrivò nelle mani di Giorgio Bassani che, commentando il romanzo, affermò: “Non abbiamo mai avuto molta fiducia nella letteratura dei non letterati, ma una volta tanto abbiamo avuto torto, torto marcio”.
Silvano Ceccherini, presentato da alcuni come il “Jean Genet italiano” per le esperienze di vita che in qualche modo lo accomunano allo scrittore francese, scontava in carcere gli ultimi mesi della sua condanna quando La traduzione,  il suo primo romanzo, fu pubblicato da Feltrinelli.

Citazione 1
Cosa fate lassù?” disse la chioccia voce del carceriere.
Sto guardando le nuvole,” disse Olgi. “È proibito guardar le nuvole?
Naso bitorzoluto e berretto si ritrassero con un grugnito, e lo spioncino si richiuse, col secco scatto di una tagliola.

La traduzione, nel freddo linguaggio della burocrazia carceraria, è un momento di passaggio e di sospensione che porta il detenuto da un carcere all’altro.
Lo spostamento può essere anche lungo e conoscere tappe più o meno numerose e significative.
S’incontrano tanti altri detenuti in transito da un luogo all’altro o stabili nelle singole prigioni attraversate.
A ben guardare, nel racconto di Ceccherini, in fondo, la traduzione è quasi un momento positivo, perché consente comunque la sensazione dell’uscita dalla pesante vita quotidiana del carcere.
Il poco di mondo intravisto dal vagone, le parole ascoltate qui e lì, i vizi di un’umanità sempre dolente, i dibattiti tra chi ha ancora pochi mesi da scontare e chi ha ancora lunghi anni davanti, inducono Olgi Valnisi a riflettere sulla sua vita e sulla sua inesausta voglia di scrivere, raccontare, narrare.
Olgi Valnisi abbina la saggezza dell’uomo che ha già passato una lunga stagione in carcere alla disperazione di chi sente la vita sfuggire senza senso.
Ondeggia, Olgi Valnisi, tra il desiderio di morire (il suo cuore gli ha già giocato qualche brutto scherzo) e la voglia di vivere ancora.
Accetta Olgi Valnisi con bonomia e comprensione le bugie che i suoi compagni di viaggio devono raccontarsi per andare avanti e ammira chi, nel deserto del carcere, continua ad amare una persona o un sogno che proiettano fuori, proiettano oltre.


Speed of Flight. Foto Davide Pisano
separa_didascalia.gif

Citazione 2
Lo girarono sulla schiena, e videro che era la morte. Questa volta era venuta sollecita e benigna. Il sorriso restava fissato sulla faccia esangue che niente più poteva turbare. La gente che s’era radunata attorno guardava, e stupiva nel vedere un morto con manette e catena, stupiva ancor più nel vedere un morto incatenato sorridere.

La traduzione, dal punto di vista burocratico, è incompleta perché Olgi Valnisi muore lungo i binari della ferrovia, tra un treno e l’altro, tra un passaggio e l’altro, tra una frase e l’altra.
Muore sorridendo, convinto che il suo destino sia compiuto; sorridendo per la gentilezza e il rispetto che ha saputo donare all’ultima donna che ha incontrato, una giovane cameriera che serviva i carabinieri della scorta.

Citazione 3
Ahi,” disse, ma c’era un sorriso sul suo viso, e quel sorriso lo donò ad Olgi.
Era il sorriso d’una serva, e nondimeno valeva.

Antonio Fresa

Silvano Ceccherini
La traduzione
elliot, 2013
pp. 254, € 18,50

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article