La tromba di Ludovico Rinco nel suo No strings attached

Ludovico Rinco
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Abbiamo ascoltato il suo disco che per la prima volta lo vede come leader di un gruppo di amici, cresciuti musicalmente insieme a lui, con i quali è alla ricerca di un sound di chiaro stampo orchestrale. Ludovico Rinco è uno strumentista musicalmente colto e rispettoso del suono della sua tromba, dalla quale si fa accompagnare alla scoperta di stili espressivi il più possibile diversi fra loro.
Ce lo mostra senza ombra di dubbio nel disegno di copertina, dove le dita di una mano aperta stringono diversi fili che si legano con traiettorie diverse alla sua tromba.

Con senso della misura – “No strings attached”, cioè senza obblighi quasi di una coerenza nel suono – offre all’ascoltatore 9 brani che non ho difficoltà a definire piccoli cammei che, seppure nella breve durata di ciascun pezzo, sono in grado di spaziare con agilità musicale dagli innegabili richiami al classico a veloci accenni al rock, senza dimenticare il suo amato jazz. In tutto questo, Rinco dimostra anche un notevole coraggio da leader facendosi affiancare e sorreggere dal lavorio incessante di un quartetto d’archi al quale sembra rendere doveroso omaggio concedendogli il tema d’apertura del primo brano “Mucho Mojo”, archi dalla sonorità solenne, che la sua tromba riprende quasi con discrezione dove un intenso “soffiato” evoca atmosfere tanto amate da Chet Baker.

Rinco è un leader che concede spazio ai suoi musicisti e proprio in questo primo brano ci fa apprezzare il suono e il fraseggio cristallino della chitarra di Emanuele Ruggiero che lo accompagna al tema finale, ripreso da Rinco con degli “staccati” decisi, impreziositi dai piatti della batteria di Stefano Cosi.
Anche nel secondo brano, “Solar wind”, forse più complesso musicalmente, spicca la voce personalissima della tromba di Rinco con frasi staccate ma pulite, taglienti, nervose, che richiamano, forse, accenni al jazz moderno per lasciare poi spazio alla ripresa del tema al pianoforte di Alberto Lincetto, che si avvale dell’accompagnamento discreto del “legato” degli archi, creando un piacevole contrasto al suo fraseggio al piano.

Ludovico Rinco

Da questi primi due brani nonché dal successivo “A day in Tangier”, Ludovico Rinco si assume un incarico, quello di raccontare storie, affabulare l’ascoltatore, coinvolgendolo con le sue alterne forme musicali in una continua fusione di ritmi, che evocano spazi di atmosfere diverse.
Non a caso ho citato il brano precedente perché proprio “A day in Tangier” fa parte insieme a “Waltz of the Tea Leaves”, “Shores” – che per inciso ci regala il gioiello di un “piano solo” di Alberto Lincetto sulle orme sonore di Debussy – e “Le chat noir” della “Mediterranean Suite”, una specie di compendio dell’idea musicale di Ludovico Rinco, che ritengo al momento appena abbozzata ma sicuramente in prospettiva, ricca di sorprese.
Sorprese che comunque non mancano neanche nel brano “August rain” dove Rinco ancora una volta si affida al suono maestoso degli archi per illustrare il tema che lui riprende con un suono soffuso e un fraseggio pulito e cadenzato, fino a sfumarlo lentamente, forse non a caso utilizzando il flicorno – strumento perfetto per la sua sensibilità musicale – quasi per assecondare con garbo l’ascoltatore a proseguire con la sua fantasia quel dialogo musicale.

Ho contattato Ludovico Rinco, subito disponibile, per scambiare con lui opinioni e commenti. Ho azzardato un suggerimento che renderebbe più veloce quell’avvicinamento alla forma orchestrale che la sua band sta evidentemente cercando, inserendo la voce di un trombone che con il suo timbro può evocare un’ampia gamma di “colori” e sonorità.
Un breve silenzio e poi la conferma che quello strumento potrà rivelarsi prezioso per la dinamica espressiva della formazione. Ma Ludovico Rinco sembra non voglia fermarsi solo a questo inserimento. Il suo sogno, ha confessato, è quello di poter utilizzare anche il contributo sonoro di alcune “ance” come l’oboe, dal timbro delicato e soffuso, o il clarinetto, dal suono suadente e grintoso, fino ad arrivare magari al sax contralto.
È evidente la sua voglia di un approdo, forse definitivo, verso la forma orchestrale a tutto tondo perché sicuramente più stimolante nella fase della scrittura e dell’arrangiamento.
Insomma si potrebbe dire un cantiere a cielo aperto che sicuramente potrà offrirci, speriamo a breve, una nuova immagine di Ludovico Rinco e del suo gruppo.

Stefano Ferrarese

No Strings Attached genere: jazz
Ludovico Rinco
No strings attached
etichetta: Caligola Records
data uscita: agosto 2021
musicisti: Ludovico Rinco (tromba), Emanuele Ruggiero (chitarra elettrica), Alberto Lincetto (piano), Marco Storti (contrabasso), Stefano Cosi (batteria). Quartetto Archi: Stefano Bellettato, Mattia Salin (violini), Francesco Ferrarese (viola), Elisa Lazzarin (violoncello)
brani: 9
durata: 00:40:36
album: singolo

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