La Vedova Socrate con Lella Costa e l’omaggio a Franca Valeri

Lella Costa
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Il 31 luglio 2020 è ricorso il centesimo compleanno di Franca Valeri. Ad omaggiarla al Piccolo c’era Lella Costa. Identica la classe, stessa l’eleganza.

Lella Costa ancora prima di calarsi nei personaggi della commedia La Vedova Socrate, che avrebbe portato in scena di lì a poco, ha dato un saggio della sua vis comica dialogando con il pubblico.
Più o meno il suo discorso suonava così.
Mi hanno offerto di recitare all’interno del teatro. C’è anche l’aria condizionata. Ma che tristezza. Il Piccolo ha 480 posti. Questa sera siamo in 68. Un pubblico così in sala si perderebbe. Invece siamo qui, in intimità, nonostante il caldo.
Poi ha sorriso e con fare fintamente cinico ha abbozzato.
Così soffrite anche voi. Non solo io.

Sì. Ieri nel discreto cortile Nina Vinchi del Piccolo faceva caldo. L’aria era ferma. Essere lì è stato un atto di coraggio e d’amore di Lella Costa per Franca Valeri, il teatro, il pubblico milanese. Non necessariamente in quest’ordine.
A dire il vero anche il pubblico ha mostrato una buona dose di forza d’animo nell’essere presente a seguire la sua beniamina che, con mano sicura e perfetta padronanza dei tempi comici, ci ha presi per mano e condotti nel mondo creato da Franca Valeri con la sua La Vedova Socrate, liberamente ispirato a La morte di Socrate di Friedrich Dürrenmatt.

Lella Costa ha dato voce e corpo a Santippe, la vedova più bistrattata della storia del teatro, e non solo.
Santippe si lamenta del marito, ne fa un’orazione funebre sui generis. Il Socrate che emerge dalle sue parole è ben diverso dal personaggio immortalato dai dialoghi di Platone, dal rigoroso cinema di Rossellini. È sì un vecchio saggio, ma è anche un po’ un puttaniere. Tanto che Santippe dovrà combattere contro i ragazzetti Agatone e Alcibiade che si contendono i favori dell’anziano filosofo, e anche i piaceri.
Dalle parole di Santippe emerge un ritratto irriverente di Socrate, della grecità. I suoi personaggi emblematici, i padri della nostra cultura, di quella maiuscola, occidentale, sono messi alla berlina. Così Platone appare come uno scrittore prolisso che per una vita ha spiato il vecchio Socrate, usando le sue parole. Tanto che Santippe si farà venire il dubbio se reclamare i diritti d’autore come legittima vedova. Agatone e Alcibiade sono tratteggiati come due giovani “mignotte”. Salvo poi porsi il dubbio se la parola mignotte si possa usare anche per dei ragazzetti. Aristofane l’autore delle Nuvole appare come un commediante fallito, simpatico personalmente, ma volgare e senza successo, il cui unico merito sarà quello di… No forse è meglio non dirlo di quale merito parliamo. Meglio andare ad assistere alla commedia, o perlomeno leggere il testo. Impresa ostica in questi tempi di fallimento delle librerie. Le Eteree non sono più le figure sacre della grecità ma figure discutibili, così come Diotima non è più dipinta come l’ineffabile maestra di Socrate, ma sembra anch’essa una figura poco affidabile.

Franca Valeri accoglie tutti gli elementi del mondo greco classico, li ribalta, li rimescola, ci gioca, sovverte la tradizionale narrazione dell’epoca d’oro della filosofia greca. Lella Costa a sua volta prende questo materiale e lo maneggia con fare sicuro.
Quel mondo greco, tanto venerato, tanto osannato, emerge dall’ironia dissacrante di Franca Valeri e dalla recitazione sicura di Lella Costa come un mondo pieno di affanni e ben poco
sacro, preso piuttosto da appetiti e interessi molto terresti e ben poco filosofici. Ma chi siano, e che cosa poi facciamo i filosofi è cosa incerta per Santippe.

È un monologo quello che ci ha presentato Lella Costa, ma paradossalmente in scena ci sono tre splendide donne Santippe-Lella Costa-Franca Valeri. Nessuna delle tre ruba la scena alle altre. Lella Costa le domina e le amministra con mano sicura, fino alle scene finali. In cui Santippe decide di impadronirsi del mestiere di quel prolisso di Platone e scrivere un dialogo tutto al femminile, con protagoniste delle donne. Un dialogo in cui si rivendica con leggerezza unita a determinazione uno specifico ruolo al femminile. Rispondendo alla domanda
A cosa serve essere donne?
Potrei rispondervi a niente, poiché delle funzioni uterine non vogliamo certo tener conto dato che non sono in alcun modo da attribuire ai meriti della nostra mente […] Essere donne serve perché è una realtà e tanto vale sfruttarla. Diciamocelo ogni giorno, questo fatto non consiste nel sesso, ma in altre cose che ci sforzeremo di stabilire.

È un teatro ironico, popolare, o meglio nazional popolare quello portato in scena da Lella Costa ma che con eleganza e disincanto, non si esime dalla necessità del pensiero, ponendo domande senza rinunciare al sorriso.
Questo sorriso, questa eleganza, questo sguardo vivido sulla realtà è la forza di Franca Valeri. È la stessa che ritroviamo in Lella Costa.

Il pubblico ha accolto con favore lo spettacolo. Ha resistito al caldo. Ed è riuscito, redarguito all’inizio dall’attrice, a non accendere cellulari e scattare foto fino alla fine. Quando Lella Costa ha invitato il sindaco di Milano a salire sul palco.

È stata una cerimonia semplice e sentita quella con cui Giuseppe Sala ha consegnato alle nipoti di Franca Valeri il sigillo della città. Onore concesso solo a pochi tra i grandi. E che Franca Valeri meritasse quel riconoscimento è indubbio.
Così come è indubbio che la centenaria attrice milanese possa passare simbolicamente il testimone alla più giovane collega Lella Costa.
Gianfranco Falcone

La vedova Socrate
di Franca Valeri
liberamente ispirato a “La morte di Socrate” di Friedrich Dürrenmatt
per gentile concessione di Diogenes Verlag AG
regia Stefania Bonfadelli
con Lella Costa
produzione Centro Teatrale Bresciano
progetto a cura di Mismaonda

In collaborazione con Fondazione Cariplo
Gli spettacoli sono inseriti nel palinsesto “Aria di Cultura” del Comune di Milano

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