La Villa di Claudia Brignone

La Villa Claudia Brignone
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Sappiamo che tutte le grandi città sono la somma di molteplici entità territoriali – aggregate per quartieri, popolazione e storia – a volte molto diverse e che non si conoscono tra loro. Napoli non fa eccezione, così può capitare che in una città di poco più di un milione di abitanti, chi abita al Vomero consideri centro solo piazza del Plebiscito e via Toledo, ignorando completamente che Giù Napoli c’è un centro storico dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità nel lontano 1995.

Claudia Brignone
Claudia Brignone

Allo stesso modo anche io, pur considerandomi un’esploratrice instancabile della città, non sapevo – o forse lo avevo dimenticato- che nel quartiere di Scampia c’è un parco pubblico tra i più grandi d’Europa, che si estende su una superficie di 26 ettari, aperto nel 1994 al posto di una discarica abusiva e oggi intitolato a Ciro Esposito, un giovane tifoso del Napoli morto in uno scontro tra ultras. Ma per tutti è semplicemente la Villa.

Scampia, toponimo famoso grazie alle famigerate Vele che sono state, e sono, piazza di spaccio e di degrado sociale, poi rappresentato in Gomorra libro, serie e film, è un quartiere periferico a nord della città dove, oggettivamente, è difficile decidere di andare se non per qualche motivo preciso.
E così capita che un quartiere, facilmente raggiungibile con poche fermate di metro, resti anche per un napoletano una somma di luoghi comuni raccolti tramite la narrazione pervenuta dai media, da opere di creatività e ingegno o nel migliore dei casi da qualcuno che vive lì.

La villa

Perciò mi sono approcciata con un certo imbarazzo (e senso di colpa) a vedere il film documentario “La Villa” della regista napoletana Claudia Brignone, datato 2019 ma uscito solo il 18 marzo scorso sul circuito online “Io resto in sala”, dopo essere stato presentato in una sezione del Festival del Cinema di Roma.

Ed è stata una sorpresa. L’opera, che scorre lieve e veloce, porta lo spettatore a incontrare persone di tutte le età che vanno nella loro Villa per svago. Sono bambini che giocano a pallone, ragazzi che si raccontano dondolandosi sull’altalena, donne che si approcciano alla pratica dello yoga, uomini che piantano essenze aromatiche, un rapper che registra una clip, un uomo che porta a spasso la mamma anziana, la ragazzina che si fa le foto con l’abito della prima comunione temendo di sporcarlo nell’erba del prato. Sono anche adolescenti che parlano di carabinieri “buoni” e carabinieri “cattivi”, e una di loro, alla domanda fuori campo “Se ne avessi necessità, andresti a vendere la droga?”, risponde “Andrei a pulire le scale”.

La macchina da presa, molto mobile, gli sta addosso e vicinissima ma non scalfisce la loro naturalezza imperturbabile di persone vere, che cercano –e trovano- in questo grande polmone verde momenti di libertà e benessere. Gli echi del mondo fuori arrivano ogni tanto con ferme panoramiche sul cielo solcato da elicotteri della polizia, sulle strade dove scorrono macchine e sirene, sulla prospettiva dei palazzoni a schiera e degli alberi della Villa. Il Vesuvio resta distante sullo sfondo.

Ho frequentato il parco per circa tre anni, per raccontare un quartiere di periferia partendo da questo unico luogo: La Villa Comunale di Scampia. Mi è sembrato bastasse stare qui, in ascolto, tra gli alberi e i fiori, per restituire la complessità del fuori”, ha dichiarato la regista, che ha avuto l’idea di quest’opera mentre filmava le attività svolte dalla locale associazione Mammut con bambini e giovani. “Durante quel periodo di lavoro avvertivo un contrasto tra la realtà che filmavo e l’idea che io stessa avevo del quartiere. Non sapevo infatti che Scampia fosse una delle zone più verdi di Napoli, con una solida rete di associazioni che agiscono quotidianamente sul territorio e che, proprio dietro ai palazzoni filmati dalla cronaca e dal cinema per raccontare il degrado e il malaffare, ci fosse un grande parco pubblico, vissuto dagli abitanti come un’oasi di benessere.

È un racconto delicato, quest’opera, di una normalità esistente e resistente in un luogo demonizzato da anni e anni di prime pagine e speculazioni. Un racconto che non sarebbe stato possibile, come dichiarato all’inizio dei titoli di coda, “senza la fiducia di tutte le persone incontrate e senza il sostegno delle associazioni del territorio”.
La Villa ha dunque il merito di dire, in primo luogo agli stessi Napoletani, che esiste un’altra Scampia, oltre a quella raccontata della droga e della criminalità. Esiste e aspetta l’annunciata demolizione delle Vele ormai in parte disabitate, la prossima apertura della Facoltà di Scienze Infermieristiche della Federico II, l’impegno dell’amministrazione per ampliare i servizi sul territorio e superare la condizione di quartiere dormitorio.

Nel frattempo che tutto ciò accada, chi voglia disfarsi di un po’ di luoghi comuni può vedere questo ritratto alternativo del quartiere accedendo alla piattaforma www.iorestoinsala.it (contribuendo così anche a dare una mano al cinema e a tutti quelli che ci lavoravano e vorrebbero continuare a lavorare).
A tutti, buona visione.

Tina Pane

La Villa documentario Claudia Brignonedocumentario
La Villa
anno di produzione: 2019
paese di produzione: Italia
durata: 61

regia: Claudia Brignone
soggetto: Claudia Brignone
sceneggiatura: Claudia Brignone Lea Dicursi (Consulenza)’
fotografia: Claudia Brignone
montaggio: Lea Dicursi e Chiara de Cunto
musica: Dario Mirante
montaggio suono e mix Marco Saitta correzione colore Ercole Cosmi
prodotto da: Lucia Candelpergher, Erica Barbiani.

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