La voce e il corpo di Giampiero Galeazzi

televisioni tv
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Un tempo lo sport era stato essenzialmente la voce di un cronista che sapeva descrivere l’invisibile, il sogno, l’attesa e la speranza. Carosio, prima; Rosi, Ciotti e Ameri dopo. Poi sono arrivati i corpi dei telecronisti e degli inviati negli stadi e nelle storie di una televisione che sapeva portare fin dentro le case l’emozione di una vittoria o la delusione di una sconfitta. Le voci e i corpi si sono fusi in personaggi indimenticabili di cui abbiamo seguito le gesta e le imprese come quelle degli sportivi che venivano raccontati. Poi era arrivato Giampiero Galeazzi che aveva messo insieme voce e corpo a ricordarci che lo sport è fatica e impegno. Galeazzi urlava perché amava; Galeazzi urlava perché rispettava la fatica di chi alza ancora un remo e, colpo dopo colpo, sa creare la storia mentre le braccia si fanno di pietra. Giampiero Galeazzi sapeva creare il mito e la leggenda perché conosceva la fatica che rispettava e sapeva andare sopra le righe per un atto di amore. Grazie mille Giampiero, per aver urlato, quando urlare sapeva esprimere la gioia e il rispetto.

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