L’altro carnevale ad Ascoli Piceno

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Ad Ascoli Piceno si vive l’attività carnascialesca in modo ultra personalizzato. È come se la si volesse metabolizzare in esclusiva autonomia interpretativa ed in modo che rifugga dai criteri tradizionali. Si respira, in quei giorni, un aria ilare, ironica, mai violenta neanche nell’uso che viene fatto dei coriandoli. Una manifestazione colma di arguzia, dalle mille sfumature, per lo più compresa nella sua completezza solo dai locali.
Gli ascolani nei giorni del carnevale danno libero sfogo ad una indiscutibile vena artistica ed ironica che evidentemente è propria di questo popolo e che mai penseresti potesse essere così presente e diffusa se ci si limitasse ad una conoscenza nei restanti periodi dell’anno. Nei giorni immediatamente precedenti la quaresima, la città risplende della bellezza dei suoi travertini, delle sue antiche residenze, dei ponti stupendi di epoca Romana, della sua piazza del popolo, una delle più belle d’Italia, delle torri, cattedrali e chiese, porte e teatri antichissimi, ma arricchita da una vena cabarettistica che esplode in una fantasmagoria di scenette che si ripetono in ogni angolo del centro storico.

Ascoli Piceno piazza del Duomo ai tempi del carnevale
Ascoli Piceno. Piazza del Duomo ai tempi del carnevale. Foto Emidio Maria Di Loreto

Ognuno si sente protagonista ed, immaginiamo, viene vissuto il massimo divertimento nella preparazioni di queste piccole espressioni di teatro di strada, rigorosamente nel loro vernacolo che però, con una qualche attenzione, può essere colta nel suo significato da chiunque vi voglia assistere. La preparazione delle scenette è minuziosa, arricchita dalla costruzione di ogni supporto utile alla miglior comprensione del messaggio che si vuole lanciare o denunciare, e, visto il risultato, grande deve essere il gusto della preparazione tra gli attori che trovano ausilio anche nel rielaborare colonne sonore rivisitate, messaggi pubblicitari riproposti fino allo sfinimento secondo i criteri ai quali ormai la televisione ci ha abituato da Carosello in poi.

Quest’anno l’autoironia si è anche sublimata per esorcizzare il devastante terremoto che manifesta ancora i suoi effetti in queste terre. Gli argomenti quindi hanno riguardato anche la politica locale vista con sarcasmo sulle decisioni da prendere in ambito urbanistico ma forse la massima espressione si è raggiunta con il personaggio di Sant’Emidio, protettore di Ascoli ma anche protettore dal terremoto, che minacciava di abbandonare la città per protesta visto il perdurare dell’inagibilità del Duomo locale. Sempre in tema eventi tellurici ci si imbatte anche tra una ipotetica sfida tra le scale Richter e Mercalli che competono per stabilire l’esatta entità delle scosse.

in casa come le sardine teatro di strada al carnevale di Ascoli Piceno
Carnevale ad  Ascoli Piceno. Teatro di strada. Foto Emidio Maria Di Loreto

Ma, forse, la palma della interpretazione più drammaticamente e realisticamente denunciante è la scenetta in cui viene rappresentato un nucleo familiare in un cilindro di plexiglas, asserragliato come sardine, il cui titolo introduttivo, in dialetto recita, più o meno, “la casa di mamma inagibile, quella di mia sorella con il tetto sfondato, quella di mio fratello con le piastrelle saltate…e noi stiamo tutti qui in casa come le sardine!”. Non è mancata la scenetta, forse la più scontata anche se apprezzata, su “Tramp” (Trump traballante) ma neanche il trabiccolo itinerante che reclamizza la poltrona ed il divano per la cura del prolasso emorroidario, con tanto di prova pratica gratuita sul posto a risultato garantito, dal titolo: “Peluculechessefà” dotata di un altoparlante che ripete fino allo sfinimento il titolo della scenetta con l’aggiunta “…gli artigiani della qualità!” .

Carnevale ad Ascoli Piceno. Teatro di strada. Foto Emidio Maria di Loreto

I richiami ai lavori in corso, dei quali evidentemente soffre la città, ricordati da dispositivo circolante con navigatore satellitare umano incorporato e con presenza di varchi attivi (e non passivi) hanno avuto un lusinghiero apprezzamento. Il massimo dell’ironia forse è stato raggiunto dalla “presa per il culo” in cui era possibile davvero inserire una prolunga attraverso la quale collegare l’immancabile smartphone per un selfie condito da sottofondo facilmente intuibile!

La presa per il culo al carnevale di Ascoli Piceno
Carnevale ad Ascoli Piceno. Teatro di strada. Foto Emidio Maria Di Loreto

Altro quadretto che destava l’attenzione è stata la riproposizione nel centro di Piazza del Popolo, di una tomba vera, quella di Peppe Arivienne, con coniugi accanto, affranti ed in preghiera, che lanciavano l’ammonimento verso i ladri di fiori dalle tombe. Sotto il palazzo della provincia è stato realizzato un impianto sciistico, la “seggiovia tre caciare”, i cui utilizzatori regalavano ghiaccioli ai bimbi presenti e la scenetta era arricchita anche dalla riproposizione di canti alpini e di uno spazzaneve che simulava litigi tra il personale della provincia ed altri amministratori circa le competenze del tratto stradale sul quale intervenire, (il richiamo alle vicende legate alla viabilità nei gravi fatti di Rigopiano è apparso chiaro). Sarebbe sicuramente impossibile assistere a tutte le scenette tanto numerosi sarebbero gli scorci da visitare in simultanea per cui potrebbe non riuscire di ottenere servigi, sperando di non averne bisogno, dallo “ spuntatore di corna” : proposte per una spuntata a 6€ ; due spuntate 15€; oppure il porchettaro con… porchette umane; oppure ancora lo stand sul Fertility day…. dove si esorta a non attendere la cicogna e dove si potrà godere di specialisti per la venuta assistita nella locale banca del seme. Qui finanche la dipendenza da whatsapp potrà essere curata. Che affollamento!

Angolo Fertility Day al carnevale di Ascoli Piceno
Carnevale ad Ascoli Piceno. Teatro di strada. Foto Emidio Maria Di Loreto

Questi sono festeggiamenti che conquistano, che invogliano a tornare, che suggeriscono a chi non lo ha vissuto di programmare una passeggiate per il prossimo anno, magari per accompagnare la visita anche con una degustazione della Meletti nell’antico locale. Si avrà certezza che anche gli argomenti più spinti vengono posti con garbo, mai scomposti, rispettosi di ogni sensibilità. Speriamo di essere riusciti a riproporli, narrandoli, con lo stresso garbo e la stessa sensibilità.
Emidio Maria Di Loreto

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