“L’amore, le armi: Enea, eroe moderno” di Andrea Marcolongo

Graziano Piazza e Viola Graziosi in L’amore, le armi: Enea, eroe moderno
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Tra tutti gli eroi classici, Enea è quello che, a mio parere, risulta meno impattante, forse anche meno simpatico e accattivante. Con il suo rinunciare alle passioni, fare sempre la cosa giusta e razionale, insomma, con il suo essere “pio”, Enea è sicuramente l’eroe saggio, delle responsabilità, ma anche quello più noioso per il suo evitare i colpi di scena.

Eppure, Enea è il protagonista del “romanzo” laico più letto in occidente dall’epoca classica in poi; considerando che, con il Cristianesimo ed il Medioevo, i poemi omerici e la maggior parte dei testi classici andarono per lungo tempo persi.

L’Eneide, che non fu bandito con la caduta dell’impero romano, celebra l’età dell’oro, la pace e, paradossalmente, proprio per questo, sottolinea Andrea Marcolongo: “L’Eneide è il testo perfetto per i momenti bui, perché insegna come rialzarsi e superare le avversità” nel suo commento allo spettacolo “L’amore, le armi: Enea, eroe moderno”, andato in scena alla Cavea dell’auditorium il 20 settembre, con la regia di Piero Maccarinelli.

Andrea Marcolongo, supportata dalla magnifica recitazione di Viola Graziosi e Graziano Piazza e dalle musiche di Rita Marcotulli, Stefano Saletti & la Banda Ikona, ci induce ad una riflessione emozionale ed empatica sulle vicende di quest’eroe che “porta sulle spalle il passato e protegge con la sua figura il futuro”. Il bello è che questo spettacolo interdisciplinare, pur ruotando intorno alla figura di Enea, non ha intenzioni encomiastiche, sembra piuttosto voler far emergere questo personaggio per quello che è. Una figura di raccordo tra due epoche che, a differenza dei suoi “colleghi” Achille, Ettore, Ulisse, pur vantando una discendenza divina non possiede alcuna dote particolare, se non quella di sapersi rialzare e procedere per la sua missione, senza farsi accecare o distrarre dalle passioni e dai sentimenti.

Viola Graziosi in L’amore, le armi: Enea, eroe moderno foto Ivan Nocera Ag Cubo
Viola Graziosi in L’amore, le armi: Enea, eroe moderno foto Ivan Nocera Ag Cubo

Egli soffre ma non cede mai, si assume con rigore le sue responsabilità e le porta a compimento, a qualsiasi costo. Tuttavia, tale tratto della sua personalità, secondo me, non deve indurci nell’errore di pensare ad Enea come ad un eroe più “umano” degli altri; perché, a ben vedere, la sua umanità è solo apparente. Enea, per compiere il proprio destino a tratti diventa “disumano”, nella misura in cui passa sopra altre persone, le usa e le ferisce con fredda indifferenza. Giustificando le sue azioni in nome di un volere più grande, come se fossero indipendenti dalla sua volontà.

Tutto questo emerge in maniera plateale durante lo spettacolo, grazie alla magistrale interpretazione di alcuni salienti brani del testo, da parte dei due attori in scena, nella traduzione di Mario Ramous.

In primis il lancinante Libro IV: il rapporto con Didone. Viola Graziosi è immensa nel rappresentare il dolore, la disperazione, l’orgoglio ferito della valorosa regina. Vedova che aveva rinunciato al talamo e che dal gelido Enea viene spudoratamente usata. Sedotta e abbandonata. Didone, nell’interpretazione di Viola Graziosi emerge in tutta la sua grandiosa potenza ma, nonostante la sua forza, non può nulla contro la ferita generata dal tradimento di Enea. La magnifica Viola Graziosi, ci fa partecipare vivamente alla disperazione di Didone, ci fa toccare con mano il suo strazio che viene amplificato dalla reazione fredda, disumana dell’eroe, interpretato perfettamente da Graziano Piazza, che rimane impassibile di fronte alle suppliche, alle minacce della regina. Persino il fumo, presagio di morte, che si eleva da palazzo cartaginese lo lascia impassibile, privo di emozioni. Graziano Piazza, pur essendo vulcanico e struggente nell’interpretazione di altri personaggi, come Eurialo, Niso e Turno, nel ruolo di Enea che abbandona Didone è duro, imperturbabile.

In generale, Enea è distaccato nei rapporti con le donne. Durante la fuga da Troia, mentre si preoccupa vivamente per la sopravvivenza di padre e figlio,

Graziano Piazza in L’amore, le armi: Enea, eroe moderno foto Ivan Nocera Ag Cubo
Graziano Piazza in L’amore, le armi: Enea, eroe moderno foto Ivan Nocera Ag Cubo

lascia indietro la sua sposa Creusa, la cui scomparsa non sembra toccarlo particolarmente; così come la tragica uccisione di Camilla, regina dei Volsci.

Tutto questo turbinio di emozioni, condensato in un numero relativamente ristretto di battute, è amplificato dall’accompagnamento musicale. La voce di Rita Marcotulli, evocativa e magica, coadiuvata dalla band, crea una vera e propria scenografia sonora. Tanto che, nonostante l’assenza di supporti scenici, costumi e quant’altro, il pubblico viene proiettato negli scenari descritti, prima Troia in fiamme, poi Cartagine, dove la regina,  lancia contro l’eroe la più violenta, appassionata e commovente maledizione di sempre; poi sui campi di battaglia.

Da queste considerazioni emerge una figura di Enea che, secondo me, non è quella citata nel titolo “Eroe Moderno”. A mio parere, Enea nella sua misoginia è tutt’altro che moderno. É “vecchio” – e spererei superato – figlio della cultura del suo tempo. Una cultura patriarcale, in cui le donne erano considerate poco o niente e il cui valore era proporzionale alla loro fertilità. Questo si spiega, come afferma anche Andrea Marcolongo: “Col fatto che l’Eneide, così come tutte le altre opere letterarie importanti, non è solo un lavoro poetico, ma anche politico. Virgilio fu un ventriloquo del reale. Diede voce alla sua epoca. Del resto, la fortuna dell’Eneide non sarebbe stata tanta se non avesse rispecchiato l’ideologia della classe dominante. Se il pubblico non avesse trovato, tra le sue righe, precise indicazioni di vita, proprio come fosse un manuale.” In particolare, la mission di Virgilio, di creare una cornice narrativa completamente nuova per il nascente regime Augusteo fu estremamente ardua, dal momento che si proponeva di storicizzare una realtà che era ancora in fase di formazione.

Forse, proprio perché il nuovo regime era in fieri, Virgilio ebbe la possibilità di tratteggiare nel suo testo delle magnifiche immagini femminili: potenti, emancipate, libere ed indipendenti. Ma se, come autore, riuscì a riconoscerle e celebrarle, non poté comunque permettere altrettanto suo protagonista, obbligato – per convenienza – a protendere per altre tipologie di donne.

Alla luce di queste considerazioni, concluderei augurandomi che gli eroi moderni possano essere inclusivi e affettivi; che, quindi, a differenza di Enea, diano importanza alle persone e, in particolare alle donne e che non usino o calpestino gli altri esseri umani per il raggiungimento dei propri obiettivi.
Ludovica Palmieri

L’amore, le armi: Enea, eroe moderno
da Eneide di Publio Virgilio Marone nella traduzione di Mario Ramous, pubblicata da Marsilio e rivista da Dario Del Corno. In collaborazione con Editori Laterza e con la Direzione artistica di Piero Maccarinelli
con Viola Graziosi, Graziano Piazza
musica Rita Marcotulli, Stefano Saletti & La Banda Ikona
intervento storico critico Andrea Marcolongo
regia Piero Maccarinelli
produzione Qacademy Impresa Sociale
Cavea del Parco della Musica “Ennio Morricone”
in collaborazione con la Fondazione Musica per Roma

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