L’amore secondo Dalva, un esordio non del tutto riuscito

Zelda Samson in L'amore secondo Dalva

La regista belga Emmanuelle Nicot ci propone, con il suo primo lungometraggio, L'amore secondo Dalva (titolo originale: Dalva), un coraggioso e originale su un tema scabroso e difficile.

Dalva è una ragazzina di 12 anni prelevata di forza da parte dei servizi sociali dall'abitazione nella quale vive con il padre che l'ha rapita, plagiata e abusata per farne la sua consenziente compagna. La ragazzina ritiene ingiusta e incomprensibile la separazione dal padre con il quale lei vive quella che pensa essere l'unica vera e possibile storia d'amore. Non si sente in alcun modo una bambina ma si considera una donna; si veste, si trucca e si atteggia come tale, rifiutando l'aiuto che le viene offerto da un mondo esterno che le è sempre stato presentato come ostile. Lentamente il rapporto con la compagna di stanza, con gli altri ospiti del centro per minori e con l'assistente sociale che si occupa di lei le consentono di rientrare in possesso della propria e di dare inizio a una nuova vita al fianco della madre, finalmente ritrovata.

L'amore secondo Dalva è un film dalla tematica ambiziosa che la Nicot riesce ad affrontare con rigore e con pudore, grazie anche alla notevole e sorprendente interpretazione dell'esordiente Zelda Samson la quale, nel ruolo di Dalva, rende credibile un personaggio psicologicamente molto complesso. La regista ricorre spesso ai primi piani e, in un paio di occasioni, perfino alla visione in soggettiva per farci capire il travaglio interiore di Dalva, il suo lento e faticoso percorso di trasformazione da vittima di quella che lei sente come un'ingiustizia perpetrata a suo danno da un mondo che non può e non vuole riconoscere ad adolescente in grado di riappropriarsi delle piccole gioie, delle tenerezze, delle attenzioni, degli innocenti divertimenti e degli affetti che dovrebbero essere propri della sua età.

Zelda Samson in L'amore secondo Dalva
Zelda Samson in L'amore secondo Dalva ©Caroline Guimbal_Helicotronc_Tripode Productions_RET

L'amore secondo Dalva sconta però alcune incongruenze e semplificazioni che ne inficiano il carico emotivo e non aiutano lo spettatore a comprendere appieno il percorso interiore di Dalva verso la riacquisizione di una propria individualità. Non conosco le norme dell'ordinamento giuridico belga ma mi sembra alquanto improbabile che si renda possibile un incontro in carcere tra il padre incarcerato per rapimento e incesto (e reo confesso) e la vittima dodicenne, accompagnata per l'occasione dal solo assistente sociale, senza una specifica assistenza di carattere psicologico. Ugualmente poco credibile mi appare la possibilità per la vittima minorenne di assistere al processo del padre.

Poco o nulla ci viene mostrato del percorso rieducativo, che si intuisce difficile e doloroso, attraverso il quale viene offerto alla minorenne abusata un nuovo modello di vita e un nuovo ruolo coerente con la sua età anagrafica. Assistiamo soltanto al suo forzato inserimento in una scuola frequentata da alunni che non conoscono i suoi trascorsi se non per sentito dire e che, con l'innocente crudeltà degli adolescenti, non sembrano certo agevolare il suo inserimento nella nuova realtà. Ci vengono mostrati, per contro, alcuni piccoli gesti (l'abbandono degli orecchini, la rimozione del rossetto) e alcune piccole scelte (l'adozione di una felpa e della giacca di una tuta al posto dei vestiti sofisticati e pateticamente provocanti che è stata abituata a indossare) che dovrebbero simbolicamente renderci evidente la graduale riappropriazione di una nuova individualità da parte di Dalva. Ma sembra un po' poco per farci comprendere appieno le difficoltà di una così difficoltosa riconquista.

L'amore secondo Dalva
L'amore secondo Dalva ©Caroline Guimbal_Helicotronc_Tripode Productions

Il ruolo della compagna di stanza, inizialmente infastidita dalla comparsa di Dalva nella propria vita e poi lentamente conquistata dalla sua personalità disturbata fino a diventarne confidente, amica e protettrice, appare piuttosto banale e scontato. Anche il personaggio dell'assistente sociale che si occupa di Dalva con sempre maggiore partecipazione dopo un iniziale e comprensibile ruvidezza, fino a farci sospettare un turbamento emotivo eccessivo, non appare psicologicamente approfondito quanto il ruolo richiederebbe. Sembra infine molto poco realistico che Dalva possa fuggire per ben due volte dal centro di assistenza e che possa vagare indisturbata fino a tornare all'abitazione nella quale viveva con il padre, introducendosi nella stessa attraverso una finestra e chiudendosi in un armadio abbracciata a un pupazzo che la riporta a un'infanzia perduta, forse mai vissuta e qui finalmente ritrovata. Il significato simbolico appare evidente ma anche un po' troppo superficiale e semplicistico all'interno di un racconto che vorrebbe (e dovrebbe) dar conto di un dramma che non può (e non deve) essere affrontato con leggerezza.

L'esordio nel lungometraggio da parte di Emmanuelle Nicot mostra diversi peccati di immaturità, soprattutto a livello di sceneggiatura, e si qualifica come un film non del tutto riuscito e non all'altezza delle proprie ambizioni.

GianLuigi Bozzi

locandina L'amore secondo Dalva L'amore secondo Dalva
Francia, Belgio – 2022
durata: 83 minuti

regia: Emmanuelle Nicot
cast: Zelda Samson, Alexis Manenti, Fanta Guirassi, Marie Denarnaud
sceneggiatura: Emmanuelle Nicot
fotografia: Caroline Guimbal
montaggio: Suzana Pedro
musiche: Frederic Alvarez
distribuzione: Teodora film

 

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