L’Anatomista di Diana Lama

L'anatomista Diana Lama
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Un’indagine investigativa in una Napoli che si mostra e si cela, tra dolore, crudeltà e il bisogno di essere amati.Premessa alla premessa

Per chi ha seguito in questi anni l’evoluzione della scrittura di Diana Lama appare giusto affermare che questo romanzo è anche un atto d’amore verso una città come Napoli: un amore complesso e non semplice, fatto di avvicinamenti e fughe; di sogni meravigliosi e incubi inquietanti.


Diana Lama. Foto Maria Teresa Gargiulo

Senza indulgere alla facile classificazione, il percorso medico – Diana Lama è un medico specialista in Chirurgia del cuore – e il percorso letterario – numerosi sono ormai i suoi romanzi, apprezzati in Italia e tradotti in molte lingue – di questa scrittrice mi hanno sempre colpito molto e mi hanno indotto a cercare dei punti di contatto e convergenza.

Citazione 1
Questa è una città che devi vedere prima di morire. Oppure è la città che ti uccide una volta che l’hai vista”.

Napoli è lo scenario non casuale della vicenda narrata perché Napoli è la città in cui sopra e sotto convivono, alto e basso si fondono e così via.
Una parte importante di questo romanzo si svolge nelle “viscere” della città, in quelle cavità che hanno salvato la vita a migliaia di uomini o sono servite per tutte le tipologie di crimine.
Una città sotto la città; una città dentro la città: una complessità in continuo divenire, con uno stomaco che sembra in grado di metabolizzare ogni mutamento. Questa ricchezza – opportunità e rischio a un tempo – è restituita con magistrali descrizioni che Diana Lama pone a costruire lo scenario entro cui la vicenda si dipana.

Flectere si nequo Superos, Acheronta movebo: i versi di Virgilio che tanto affascinarono Freud, in quale altra città del mondo potrebbero essere più veri?
In quale altra città del mondo l’apparenza e il senso nascosto delle cose sono così ambigui e sfuggenti?
Quale migliore ambientazione per un romanzo che indaga sul male e la sua capacità di avvolgerci?

L’Anatomista è un romanzo complesso e non facilmente riassumibile perché schiva i luoghi comuni e i giudizi facili e si affida alle atmosfere e alle sapienti ambientazioni.
Raccontarlo sarebbe un torto alla narrazione che Diana Lama ha saputo costruire. Ci permettiamo, quindi, rapide osservazioni e brevi incursioni, per restituirvi, almeno in parte, l’elaborato percorso.

Citazione 2
Sa come compiacerlo e farlo ridiventare gentile, e ci prova disperatamente, perché qualunque cosa, anche le sue carezze, è meglio delle siringhe”.

Un serial killer – l’anatomista – mutila i corpi delle sue vittime e li depone poi in luoghi pubblici, sempre più rischiosi. La vicenda si svolge a Napoli, mentre la città è presa dai preparativi per il Natale.
Una squadra di specialisti, con lo psichiatra-profiler Tito Jacopo Durso, è incaricata delle indagini e di evitare che il panico si diffonda in città.
Al gruppo già consolidato è aggregata una giovane psicologa, Artemisia Gentile, che, nella sua attività, si dedica a vittime di abusi e maltrattamenti.
Come mai una psicologa priva d’esperienza è stata scelta per rinforzare la squadra? Nel corso dell’indagine, in maniera sempre più minacciosa, il passato di Mitzi (Artemisia sembra alla ragazza un nome troppo impegnativo e carico di presagi) andrà emergendo e la soluzione del caso – ovviamente evitiamo ogni anticipazione – avanzerà di pari passo con la ricostruzione della sua drammatica vicenda personale.


Verso il mare. Foto Enzo Papa

Citazione 3
L’odore le si era insinuato nelle narici, tra i capelli, sotto i vestiti. Avrebbe preferito non sapere altro”.

Tra le tante osservazioni possibili, sottolineamo per un attimo l’immensa importanza dei profumi e degli odori che, nella prosa di Diana Lama, gettano il ponte fra i luoghi del presente e quelli della memoria, costituendo di per se stessi elementi fondamentali del racconto: la percezione degli odori, in senso quasi animalesco, è basilare per salvare la vita o per riempirsi di gioia.
In fondo, se il gioco di parole è lecito, gli odori sono utili a ritrovare nella memoria luoghi o scene già vissute, o sono ineludibili tracce, attraverso le quali possiamo essere trovati da bravi cacciatori: i nostri odori possono farci preda.

Citazione 4
Ma perché?”, chiese disperata Mitzi. “Perché stai facendo tutto questo?”.
Ancora non hai capito?”. Il tono annoiato nella voce dell’uomo era inequivocabile.
Perché lo posso fare, semplice”.

Carnefice, investigatori e vittime sembrano ruotare intorno ad un unico punto: il dolore. Il dolore inflitto alle vittime diventa piacere per l’anatomista; il dolore vissuto nel passato riappare nel cuore e nella mente della giovane psicologa a svelarle confini e comportamenti altrimenti inspiegabili.
L’anatomista fruga i corpi delle vittime per carpire qualcosa che sani le sue carenze: il dolore e la mancanza si stringono in un circolo che non conosce vie d’uscita facili.

Citazione 5
Si ritrovò in una caverna talmente vasta da non riuscire a distinguere il soffitto che si perdeva in alto nelle tenebre”.

Corridoi, meandri, anfratti, percorsi tortuosi, labirinti, caverne, profondità, buio, silenzio: tanti sono i luoghi in cui si annida il male; tante sono le metafore che servono a descrivere l’immenso universo della mente umana.
Così, nel suo linguaggio – capace di alternare la descrizione più corretta dal punto di vista medico alla sfumatura psicologica più sfuggente – Diana Lama sembra creare una mappa della complessità, della difficile opera di raccontare le vie del pensiero, della genesi del male e del rancore, dell’amore e della dipendenza.
Antonio Fresa

Diana Lama
L’anatomista
Newton Compton Editori 2013
pagine 512, € 9,90

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