L’architettura delle donne. I

Zaha Hadid Roma MAXXI
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Nessun discorso ipocrita o difesa equivoca di genere. Solo il tentativo di superare le “culture delle supremazie”, per una condizione nuova di “culture (o di sensibilità) intersecate”. Nessuna sottomessa, tutte rispettate ed amalgamate, come un metallo “legato” per una maggiore resistenza e flessibilità. Così nasce la “curiosità” più semplice e spontanea sull’Arte/Architettura di genere. Due aspetti particolari, che, però, nascondono il tutto. L’Arte e l’Architettura sono lo specchio delle Società.

L’antico Tao orientale ha meditato sul tema fino a risolverlo (?). I due poli estremi, Yin e Yang, sono i due poli contrari, che con una dinamica ciclica si attraggono (si equilibrano) e si scambiano i ruoli. Il bene e il male, la luce e il buio…, l’uomo e la donna. “La persona che ha raggiunto il Tao perfetto è buono e cattivo al tempo stesso. Ciclicamente“. Se uno dei due poli scompare dal ciclo, perché sopraffatto dall’altro, il mondo collassa. “Un uomo sa di essere un vero uomo solo quando contiene dentro se stesso la parte femminile”. E viceversa. All’uomo la lucidità razionale Yin, alla Donna la dolcezza emotiva Yang.

La filosofia occidentale (duale) ancora combatte per la prevalenza di un polo sull’altro…
La nuova speranza occidentale è quella, almeno, di esaltare le potenzialità di genere, reciproche e sommate. Anche usando la matematica della “moltiplicazione” degli effetti.
Discorso analogo sarebbe quello degli altri e molteplici “diversismi“, che sempre più emergono da tutte le parti, complicando la coesione globale. Ma il tema è analogo.
Per ora ci basta ed avanza capire il più ancestrale dilemma sulla diversità uomo/donna, attraverso il parametro dell’Architettura. Forse, così, anche il resto verrà più facile. Il condizionale in questo caso è d’obbligo, perché tutto potrebbe essere il dritto o il rovescio.
L’intenzione è all’inizio quella di riconoscere almeno le sfumature di genere in Architettura e nell’Arte, che si contengono vicendevolmente. Architettura contenitore artistico totale.

La mia curiosità impertinente vorrebbe capire in che cosa consista la diversa sensibilità architettonica femminile. Ammesso che l’Università unisex – dice qualcuno -, non abbia ormai livellato tutto. A scala professionale, scolorando anche le personalità.
Le divaricazioni, invece, sono di certo esistenti. Devono ancora essere decifrate. Per “ammorbidire” tanta Architettura maschile, in generale troppo spavalda e cristallizzata.
È banale affermare che la differenza sta nello stile, confinando la vocazione femminile solo in delicatezza, flessuosità e morbidezza di linee. Anche perché tante questioni di genere si stanno ora intersecando e dispiegando in tutto e il contrario di tutto. La questione resta comunque ancora un mistero. Soprattutto quando si parla di donne.
La gestione del potere maschile, anche nell’Architettura, ancora prevale (il Tao occidentale sbilanciato). Evitando quasi il confronto architettonico diretto di genere, dopo la apparente vittoria maschile in mille e mille Architetture prepotenti. È in tanto altro.
L’Arte in generale soffre ancor più di tale sbilanciamento. La Donna nella storia dell’Arte è sembrata per troppo tempo quasi assente. Trascurata dagli antichi Mecenati.
Eppure non credo che nell’antichità non vi siano stati intuiti artistici femminili. Quale sarebbe la produzione e il livello artistico di sempre, anche attuale, se vi fosse stata, già da allora, una presenza artistica paritaria di genere? Staremmo certamente più avanti.
L’Architettura risponde meglio a questi quesiti, almeno in tempi più recenti. È il miglior campo della battaglia per un’affermazione artistica più esplicita, veloce, formalmente più “titolata” a farlo. Il numero e proporzione delle lauree femminili in Architettura aumenta, anche se la presenza attuale delle Donne Architetto (Architette?) è meno della metà degli Architetti/Uomini. Meno “Donne Archistars“, e poche le Architette alla guida di grandi Studi.
Maggiori presenze femminili, invece, al fianco di grandi Archistars maschi. Qualcuno dice che è ancora un naturale senso di protezione, ovvero altrettanto naturale funzione di supporter, in ragione della maggiore incertezza emotiva maschile. Donna ispiratrice (?).

Solo nel ‘900 la Donna ha iniziato ad affacciarsi davvero nel mondo dell’Architettura.
L’Urbanistica è addirittura ancora più decisamente maschile. Forse perché è il campo della razionalità dominante, Yin. Per lo stesso motivo (opposto) l’Architettura “potrebbe” essere più decisamente femminile, perché maggiormente legata all’emotività, Yang. Concetto poi contraddetto dalla maggiore praticità della donna. L’uomo in taluni casi sembra più idealista, con scarso senso dei “piedi per terra”.
La Donna della storia è stata per l’Uomo un irrinunciabile modello di bellezza “sublime”. L’Architettura (non solo l’Arte) delle origini era una esplicita dedica dell’Uomo alla immagine femminile. Le colonne dei tempi greci astraevano il corpo femminile sfuggente, slanciato, astratto/stilizzato. Dallo stile dorico, fino al corinzio. La Donna, assente come artefice, comunque presente nell’Architettura ginecomorfa. Amore subconscio per la Donna-immagine. Soltanto? La “Donna riflessa”.
Ma ora la Donna non vuole più soltanto il mito dell’immagine. Rivendica una sua vita espressiva autonoma, non subita. Non più come rappresentazione assente.
La Donna, del resto, non pensa in termini di Architettura antropomorfa, salvo che non si ispiri alla possenza maschile, come unico simbolo residuo. Non altro.
Anche l’Urbanistica antica tendeva alla stilizzazione femminile. In certe astrazioni urbane compaiono immagini femminili metafisiche. Forme addolcite ad “S”. Piazze centrali, come grembi materni. L’ossessione maschile rimane la figura femminile come simbolo del bello.
Le differenze/sfumature oggi restano solo di tipo psicologico-comportamentale, razionale-emotivo, concreto-idealistico. Con i due lobi del cervello usati diversamente.

La città è un Indicatore/sensore max di tali differenze. Le donne e gli uomini vivono ed occupano la città e gli “spazi pubblici” in modo diverso. Gli uomini molto di più gli spazi “esterni”, le donne molto di più quelli interni. Sarà proprio la diversità del consumo ordinario della città a costruire alcuni degli “indizi” di Architettura differenziata e non solo. Ancora una volta la città è parametro sintomatico di una intera socialità variegata.
L’interior Architecture (Architettura degli interni, abitare intimo, allestimento, arredamento) è più appropriato alla sensibilità “connaturata” della donna, che da sempre ha vissuto più tempo dentro la casa (la regina della casa), Yang. L’uomo, viceversa, più portato all’Architettura degli esterni, con attenzione più forte agli spazi pubblici lunghi, Yin.
Banalmente torna alla mente la legenda della donna che sa riconoscere meglio gli oggetti vicini (l’uomo non trova mai le cose che ha sotto il naso), mentre l’uomo (antico cacciatore e guerriero) guarda meglio lontano. La donna è disorientata nei grandi spazi.
La maggiore propensione maschile è per l’Architettura estroversa nella città e nell’Urbanistica. L’Architettura femminile è più introversa e utilitarista. Nonostante la sua maggiore emotività.
Alcuni edifici speciali, tipicamente maschili (quelli dello sport) tendono oggi alla dilatazione  urbana e di genere. Una volta erano calati dall’alto come aeronavi aliene incastrate nella città. Stanno diventando, invece, le nuove “agorà” multiuso della intera città.
Zaha Hadid ha esaltato questa visione urbana, con il suo progetto dello Stadio olimpico di Tokyo, con una suggestione fluidamente e dinamicamente “aperta” alla città. La Donna è capace delle più grandi contraddizioni. È il bello della Donna e delle sue Architetture.
I colori sono migliore appannaggio della donna, per una sua atavica tendenza alla “moda” (?) (accostamento dei colori). E nonostante che i maggiori stilisti di moda siano uomini. L’uomo tende al colore su un piano più arretrato. Toni più vivaci e/o contrastanti.
Il Paesaggio e l’Ambiente sono più appropriati alla maggiore sensibilità femminile, dove la Donna sembra che stia avanzando più decisamente.
I “grattacieli” sono velleità ardite solo degli uomini? Pare di si. Le donne ancora ne sono escluse o non sono d’accordo con la tipologia “grattacielo”, forse per una questione di “sostenibilità”. Concetto, anche questo, fortemente più sentito dalla Donna.
Il Grattacielo “Aqua torero” di Chicago di Jeanne Gang è il più alto costruito da una donna. Con una serie di balconate curve, che ammorbidiscono dall’alto la “vertigine del Paesaggio”, e che escono a sorpresa da un nucleo vetrato, quasi a significare il “vedo e non vedo”. Sostenibilità psicologica. Gli altri progetti di Grattacieli appartengono alla solita e compianta Zaha Hadid, che non si è fermata davanti a nulla. Che siano campi specifici della Donna o dell’Uomo. Comunque inseguimento fluido e testardo nella natura.
Con buona pace di opinioni, che possono essere tranquillamente l’opposto.
Decisamente continua…perché c’è troppo da dire.
Eustacchio Franco Antonucci

Bibliografia navigante

Rivista Arca n.272 di settembre 2011
ADA – Donne Architetto – Pagina Facebook – @associazionedonnearchitetto
donnArchitettura – un libro di donne progettato da donne – Franco Angeli – dietrolequarte.francoangeli.it
Cinque grandi Donne Architetto – https://www.cinquecosebelle.it/
Omaggio alle Donne nel mondo dell’Architettura e del Design – http://www.housemag.it/
Donne in Architettura: Sophia Gregoria Hayden. Quando tutto non basta – http://www.storiadelledonne.it/
Donne e professioni. Le pioniere dell’Architettura – mondorosarisasciokking.it
Sono un Architetto non una Donna Architetto – Zaha Hadid – https://www.architetturaecosostenibile.it/

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