L’architettura delle donne. II

MACRO via Nizza
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Purtroppo nella letteratura, nella critica specializzata e nei numerosi profili dei grandi Architetti non si riesce ancora a cogliere la differenza, che comunque esiste, nella produzione architettonica di genere.
Sembra che la presunta asessualità universitaria e professionale tendano a nascondere le sfumature di differenza tra Architetti Uomini e Architette Donne.
Perché la professione non vuole differenze di genere? Che invece sarebbero necessarie per un mondo più variegato e complesso, come vuole la nuova civiltà tecnologica “contemporanea”. Forse le differenze e le sfumature architettoniche di genere sono più esplicite nelle Architetture meno auliche, quindi più ordinarie, dove le Architette Donne si esprimono più liberamente. Senza affanno competitivo. Come avviene, invece, ai livelli più elevati, di portata più globalizzante, e dove impera la standardizzazione intellettuale.
Comunque sia, è necessario, a questo punto, tentare una rilettura critica personale delle poetiche di alcune grandi Architette, per coglierne le loro peculiari originalità femminili.
Non posso evitare di iniziare con un’attenzione (incrociata) tra due delle più conclamate Architette della scena mondiale. Esempi emblematici dell’avanzamento culturale di genere in atto: Zaha Hadid ed Odile Deck. (Tralascio le rispettive biografie).

Zaha Hadid (scomparsa di recente) è la “Regina mondiale dell’Architettura femminile“. (La Dama). Si distingue per le sue linee architettoniche flessuose “al limite”. Un’immagine di velocità e dinamicità estreme. Una corsa frenetica, forse per il “sorpasso“. Più veloce della Formula Uno dei maschi.
Una Donna testarda, che sapeva quello che voleva, andando fino ai confini. Non ha accettato ai suoi inizi sudditanze tirocinanti in importanti Studi maschili (Rem Koolhaas). Per lungo tempo rimanendo da sola, e interessandosi solo di design e moda. Fino a sfondare, poi, con la forza di un uragano, in un suo Studio personale. Nei suoi progetti di scarpe, si intuisce la sua poetica successiva, con un’avversione: la moda in quanto moda. Quella imposta è una trappola per le stesse donne. La fantasia deve prevalere sulle gabbie.
Così come nei suoi progetti di Architettura, dove esprime lo stesso concetto di Donna estrema. Fuori dalle regole. Con dinamica inusitata indica che anche gli stili architettonici sono una gabbia di cui liberarsi. Supera essa stessa, in modo personale, la tendenza dei critici, quando la inquadrano in uno standardizzato “decostruttivismo“, “suprematismo“, o altro. I suoi progetti sono “decostruiti” solo per fare il passo più lungo della gamba che corre. Con un senso di rivalsa femminile, che “decostruisce” la “gabbia di tutte le gabbie”.
È stata Lei a generalizzare l’uso dei “video-progetti“, per rappresentare in modo filmico vissuto, il progetto prima affidato ai disegni cartesiani e/o tridimensionali. Un ulteriore modo di interpretare, da Donna, la vita vissuta, piuttosto che solo rappresentarla.

La seconda Archistar (Domme Architecte 2013) è Odile Decq. Una Donna che nasconde “mistero” dietro la sua immagine personale di Dark Gotik (moda gotica o moda goth, che diventa neo-filosofia personale). Un misto di sacro e di profano, come solo le Donne sanno fare. Inquietante e sorprendente al tempo stesso. Il colore rosso e il nero.  Positivo, negativo. In più le luci magiche, diffuse, quasi psichedeliche, che spuntano dal buio, o indicano dov’è il buio. Mondi magici in un equilibrio dinamico anch’esso veloce. Attraverso il semplice effetto del binomio nero/rosso, che rompe il contrasto. Sempre alla ricerca spasmodica di ogni tipo di esperienza architettonica. La misteriosa curiosità femminile.
La Donna Odile Decq, indica un modo nuovo, personale, per andare oltre il fondo nelle cose (anche in senso visivo). Stabilisce percorsi diversi dal solito, che entrano nei meandri, anche oscuri, nell’interno del progetto. Facendolo scivolare nel buio o evidenziando il suo lato buio. È il contrario di quello che ci aspettiamo nei progetti che vanno verso la luce, verso l’alto (in genere tendenza espressiva maschile). Odile Decq immagina una seconda vita e un secondo mondo nel profondo della terra, dove qualcuno dice che esiste un civiltà sotterranea. I nuovi mondi paralleli di Odile Decq.
In tempi assai lontani Odile Decq sarebbe stata perseguitata come una Strega, quando sulla Donna si scaricava ogni effetto negativo o incomprensibile. Scopriamo oggi che le Streghe di allora non erano altro che Donne di grande intuito femminile (con livore maschile). Prerogativa che nella Donna di sempre diventa, invece, “previgenza“. E che probabilmente è ancora ben nascosta nella Architettura delle Donne.
La critica (maschile) troppo spesso evita di sottolineare la prorompente determinazione ed originalità femminile di queste due mondiali gigantesse (termine ammesso dalla Crusca).

In Italia l’Architetta più rilevante al livello internazionale è stata quella della scomparsa Gae Aulenti. In modo diverso rispetto alle due precedenti. Più intima e raffinata, tanto da rappresentare un’eccezione di stile.
Poco propensa alle vocazioni esternizzanti, Gae Aulenti è la maggiore espressione “moderna” della “italianità” architettonica della seconda metà ‘900. La sua architettura riesce a ribaltare il macro-progetto, fino al dettaglio minuzioso estremamente fine, elegante. Tipicamente italiano, “con gusto sottile” ed evocante. Con cura, addirittura “affettuosa”, del particolare, che trasforma i “Progetti di Architettura” di Gae Aulenti in “Arte pura”. Gae Aulenti Architetta-Artista.
Un passaggio che ritroviamo, più in generale, anche in alcuni Architetti uomini, ma che in Gae Aulenti Donna ha un maggiore rigore e sensibilità.

Un’Architetta meno famosa, ma non meno ricca di citazioni tipicamente femminili, è Benedetta Tagliabue, con Studio in Barcellona, fondato con il grande Architetto Enric Miralles (suo compagno di vita, morto prematuramente a 45 anni). Una giocatrice italiana all’estero. Con l’eredità culturale di Miralles, un Architetto magico, ipnotico, di grande fantasia. I suoi disegni architettonici si confondevano con i disegni d’arte.
Benedetta Tagliabue manifesta così i suoi tratti femminili: “gli edifici sono effettivamente un genere femminile, perché si vestono e si adattano all’ambiente. Come gli animali e le donne cambiano pelle o vestito“.
Crede nella “sostenibilità” e nella “naturalità” dei materiali (elementi tipici della particolare sensibilità della Donna vicina al suo ambiente di vita). Non disdegnando l’innovazione tecnologica “lenta”. Una low-hight-tech. Simbiosi che le donne sanno fare meglio degli uomini. Perché “parlano” più facilmente con la natura.
Una conseguenza di questo è la sua familiarità con il colore. La copertura del Mercato di Santa Caterina a Barcellona “veste”, un complesso funzionale altrimenti indistinto del grigio tessuto urbano circostante. Il vestito sgargiante di una “Donna” confusa nella folla.
Così come il disegno a terra del Campus universitario di Shanghai, dove BT distende a terra il vestito colorato (o tappeto variopinto) nel pavimento della città, a nascondere un sottostante pavimento banale.
Il colore è una specie di “trucco” risolutivo. È la finzione delle Donne. Che ci affascina come lo stupore scenico di un grande Teatro.
Si risente l’influsso dei disegni fantastici di Miralles, ma con l’aggiunta tipica del genio colorico della Donna.
Benedetta Tagliabue mette in evidenza in queste ed altre situazioni alcune caratteristiche forti delle Architette-donne, in particolare la tipica capacita’ risolutiva femminile rispetto a situazioni impreviste di contesto o altro, ovvero l’adattamento alle situazioni difficili. Donne eclettiche. Donne capaci di sapersi confrontare con mentalità e culture differenti a seconda delle circostanze. Con maggiore disinvoltura degli uomini.
Benedetta Tagliabue in un’intervista ha voluto affermare di non sentirsi un esule italiana, ma un “Architetta del mondo”. Come tutte le Donne che amano viaggiare. Ciononostante non le dispiace di partecipare all’atmosfera culturale architettonica all’italiana. Nonostante sottolinei che il substrato culturale italiano è ancora abbastanza “chiuso” verso l’esterno. È la nota resistenza della tradizione italiana verso il nuovo e il totalmente libero. E che svantaggia soprattutto la Donna e la sua Architettura misteriosa. Che vuole, invece, prorompere ed esprimersi con una nuova libertà frenetica. Dopo tanto oscurantismo femminile.
Eustacchio Franco Antonucci

Architettura delle donne III
Architettura delle donne I

Bibliografia navigante.

Rivista Arca n.272 di settembre 2011
ADA – Donne Architetto – Pagina Facebook – @associazionedonnearchitetto
donnArchitettura – un libro di donne progettato da donne – Franco Angeli – dietrolequarte.francoangeli.it
Cinque grandi Donne Architetto – cinquecosebelle.it
Omaggio alle Donne nel mondo dell’Architettura e del Design – housemag.it
Donne in Architettura : Sophia Gregoria Hayden. Quando tutto non basta – storiadelledonne.it
Donne e professioni. Le pioniere dell’Architettura – mondorosashokking.com
Sono un Architetto non una Donna Architetto – Zaha Hadid – architetturaecosistenibile.it
L’Opera completa di Zada Hadid – Ed. Rizzoli
Miralles Tagliabue EMBT – mirallestagliabue.com
L’architettura poetica di Benedetta Tagliabue, una delle grandi donne architetto italiane – greenbuildingmagazine.it

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