L’Architettura e l’Urbanistica stanno bene nella sezione “Arte”

KPN buiding Rotterdam Renzo Piano
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C’è sempre da chiedersi se nella sezione “Arte” sia appropriato parlare di “Architettura“. E, poi, di “Urbanistica“, che, ormai è la stessa cosa. L’Architettura guarda sempre più allo spazio lontano dell’Urbanistica, che, a sua volta, ritorna e si concentra sull’Architettura. Un cerchio.
Riteniamo, più precisamente, che nell’Arte “contemporanea” – dove stiamo entrando a piè pari senza ancora accorgercene -, si stanno ampliando gli ambiti di pertinenza. Con un’azione di spolvero e conseguente sfondamento del tradizionale concetto artistico elitario, confinato nei Musei, e chiuso negli ambiti stretti delle “cornici” rettangolari, o nelle lunette apposite.
Ovviamente occorrono particolari pre-condizioni perché l’Architettura e l’Urbanistica possano farsi meglio riconoscere come espressioni artistiche pure. Fino a ieri si trattava di campi a parte, in quanto manifestazioni più di “monumentale” eccellenza che di “Arte paragonabile“.

Sidney Opera House
Sidney Opera House. Jorn Utzon 1958-1973. Foto Gaetano Vaccaro. E’ stata una delle prime Architetture che guardano oltre gli Oceani.

L’apice della presupposta gradualità di valore, risiede alla vetta. Oltre i primi stadi delle rispettive funzionalità viscerali di stretta vivibilità, mentre la qualità pura cresce sempre più in alto.
Poi, espandendo l’Architettura verso l’Urbanistica, pronunciamo l’ultima parola di un processo di qualità spaziale interscalare, dilatata e dilatabile. E viceversa.
Il livello massimo è l’estrema concettualizzazione artistica della sintesi Architettura-Urbanistica.
La peculiarità più singolare dell’Arte contemporanea (anima della “civiltà contemporanea” totale), è proprio la sua costante tendenza all’annullamento delle “settorializzazioni” artistiche. L’Arte contemporanea diventa sempre più inclusiva, sempre meno banalmente frazionata. L’atto artistico è sublime ovunque risieda. Un “unicum culturale” assoluto.

 

 

Milaano Bosco Verticale Boeri
Milaano, Bosco Verticale 2009-2014. Boeri Studio. La città guarda lontano. Verso l?Europa e oltre. Foto Pasquale Esposito

Arte, Architettura, Urbanistica e viceversa. Si inseguono e si includono a cerchio più grande.
L’Arte architettonica oggi si ridefinisce come una seconda costruzione mentale, oltre l’Edilizia di pietra. Non più solo superficie-facciata o gioco di volumi autoreferenziati. La facciata diventa spessore architettonico. È Architettura essa stessa. Il volume si ritorce su se stesso, esplodendo in forme sempre più altrove. L’Architetto-Artista rimanda all’osservatore il suo edificio complesso, al di là del suo primo senso pratico, in forma sempre più dinamica e veloce, sia esso residente e/o solo frequentatore attento. Con effetto filmico, vissuto. L’immagine della Icona architettonica, rimbalza sempre più forte sui suoi Osservatori come rice-trasmettitori, e sono loro che allungano i simboli architettonici oltre gli spazi realmente visibili.
Sensazioni che si esprimono oltre la materia, oltre la tecnologia costruttiva. Ovviamente mettendo da parte, con rispetto, la “funzione” netta (la funzione non è più il bello massimo raggiungibile), ma “attivando” i nuovi sistemi della “comunicazione infinita“. Il reale e il virtuale si scambiano.

Londra, Millenium bridge Norman-Robert Fooster
Londra, Millenium bridge 1999-2000. Norman Robert Fooster. Foto Pasquale Esposito

Una rappresentazione più soft, dopo la scatola pura e semplice (hard). Stuzzicando la “fantasia oltre la razionalità“, da cui, purtroppo, gli edifici non possono inizialmente prescindere.
L’Arte architettonica esige una diversa “partecipazione” collettiva-pubblica, pertanto, nei confronti della sua rappresentazione artistica, “muovendosi” e percorrendo materialmente l’oggetto architettonico in ogni suo “verso” e direzione accessibile. Diventando “evento artistico” attivo.
Una dinamicità macro-scultorea, “superata” attraverso il “vissuto nel tempo“. Poi ritrasmessa lontano come sensazione non più come passaparola, ma come sensazione multipla “in tempo reale
È la nuova società e cultura “contemporanea“. Dove l’Architettura e l’Urbanistica rappresentano alcune delle “chiavi” principali di apertura nei confronti di un nuovo senso di libertà. Nonostante i vincoli edilizi o di relazione sociale di prima origine essenziale.

Oggi Arte, Architettura, Urbanistica si sono tra loro già incrociate, sempre più coincidendo, dopo un lungo percorso itinerante, che l’Arte per prima ha compiuto, attraverso nuovi real-oggetti vivibili e veri spazi sempre più dilatati e coinvolgenti. Poi tutti virtuali.

La liberazione (tardiva) della pittura incorniciata dalla sua “veduta” obbligata e prigioniera apre oggi nuovi spiragli, attraverso i quali spiamo il resto di quello che avremmo voluto vedere per intero. O oltre la stessa realtà.
Come è successo con l’Arte fotografica, che dai primi formati standardizzati, è scappata velocemente attraverso il concetto di “panoramica” prima e di “a tutto spazio” dopo. Una tecnica sempre più vicina alla “vista umana“. E poi oltre. Che diventa Arte quando l’intero spazio rappresentato non imita, ma ci trasla in un diverso “altrove“, come se non lo avessimo mai visto. Disambiguazione, anche rispetto a realtà comunque genericamente note.
Lo scenario fotografico di fondo diventa co-attore determinante. Come era già nella pittura, ma oggi con una maggiore sensazione di “dilatazione” conquistatrice di spazi a “N dimensioni“.
Con un salto successivo, quasi immediato, la tecnologia fotografica ha creato, la sequenza dinamica di tanti fotogrammi successivi. L’illusione del movimento, o la reale-virtuale rappresentazione del movimento. La fotografia diventa cinema, anch’essa sempre più tendente ad una forma artistica, che “trasla la psiche“, ricostruendo percorsi alternativi della realtà.
La tecnologia filmica è cresciuta sempre più velocemente, prima in termini di pan-vision dell’intero spazio geometrico conosciuto, poi superandolo attraverso il coinvolgimento multidimensionale, iper-geometrico, multi sensoriale, fino al “in tempo reale“.
In verità è l’avvento del “digitale” che ha generato e consentito tutto questo, come una tecnologia che è poi la base del progresso “contemporaneo”, intercontestuale o ipertestuale. Al tempo stesso “supportando” percorsi alternativi per nuove forme artistiche sempre più numerose. Che aiutano l’Arte di origine ad espandersi sempre di più.
Un controsenso che ormai fa parte del nostro futuro già presente. L’Arte in sé di una volta o addirittura nuova, sempre più aliena. A condizione di mantenere una nostra superiorità intellettuale-emozionale e (perché no) ancora manuale.
A tre metri sopra dalla semplice razionalità“.
Già pratichiamo, del resto, un’Arte grafica virtuale (Arte digitale). Che si specializza proprio nelle rappresentazioni progettuali architettoniche ed urbanistiche, che utilizzano da tempo speciali programmi di disegno tecnico digitale, sempre più avanzato e sofisticato. È lo spazio digitalmente “modellato“. Che consente la realizzazione di edifici non più standardizzati.
L’Architettura è sempre legata alla tecnologia del suo tempo. Figuriamoci se  poteva saltare proprio l’ultima tecnologia digitale, sempre più libera dai vincoli dello spazio, del tempo e soprattutto dalle leggi della gravità semplificata (e oggi dagli effetti delle forze sismiche).
Il digitale architettonico ha consentito, anche alla stessa Architettura, di “uscire” dalla propria specifica “cornice” ristretta. Si rompe la scatola rigida del “telaio spaziale“, fatto solo di pilastri e travi ortogonali, secondo gli schemi cartesiani XXZ.
Un esempio della nuova libertà edilizia è la cosiddetta progettazione digitale “parametrica“, senza limiti di forma e di curve. Con flessibilità progettuale in tempo reale, e contestuale sovrapposizione tecnica delle altre estrazioni tecniche (progettazione strutturale, impiantistica, economica etc…., ).
Nuovi Programmi digitali sovrastrutturati che hanno consentito, in particolare, di conquistare uno spazio più aperto ed ammiccante nei confronti della dimensione “globale“. Così come la fantasia pura ha sempre chiesto.
Le nuove libertà rappresentative e costruttive architettoniche familiarizzano, poi, con gli skyline urbani e non solo. Anche qui quasi senza limiti. Entra in ballo l’Urbanistica e l’Arte urbanistica. Una nuova “scultura” alla massima scala. “Sculture urbane e territoriali“.
Con l’Arte pittorica contemporanea aperta, si sono moltiplicate di colpo tante altre rappresentazioni inedite fuori-scala, “panoramiche” a dismisura. Dal piccolo al grande e viceversa.
Spaziando lungo le strade della StreetArt (lontano dai banali graffiti e dai murales deturpanti).
Addirittura coinvolgendo e manipolando interi macro-Paesaggi (LandArt). Il Paesaggio che da “Arte naturale” indipendente diventa “Arte del Paesaggio umano“. Congruente.
Poi una nascente forma d’Arte a minore dimensione, che non è meno “avvolgente”. È la nuova tecnica dei Tatuaggi, che ha abbandonando i banali tatuaggi da “catalogo” di una volta, allora intesi come francobolli standardizzati “avulsi“, e si configura, invece, come una vera e propria nuova Arte, la TatArt, che conquista una nuova “corporeità” personalizzata, umanizzata, sintesi di una diversa fisicità idealizzata. Il corpo diventa davvero tatuaggio e viceversa. Arte portabile. Come inchiodarci un Quadro addosso. Il nostro peculiare quadro alternativo di noi stessi. O la nostra personalità ribaltata.
Ma la conquista spaziale più “impossibile” della contraddizione “contemporanea” è, però, quella ottenuta dall’Architettura contemporanea “iconica” globale, ossia delle macro-opere architettoniche (Icone urbane e non solo) prodotte dalle grandi Archistars mondiali. Tali Architetture grandiose, non solo per dimensione, si impongono come nuove “antenne architettoniche” della comunicazione contemporanea senza confini e senza onde radio. Tra una Megalopoli all’altra, in un rapporto essenzialmente “virtuale già oltre il virtuale“.
Gli Edifici-Icone diventano “simboli” per la costruzione, non si sa quanto lontana nel tempo e nello spazio, della fantomatica “Città mondiale“.
Simboli inimmaginabili, che saltano le proprie iniziali dimensioni fisiche, e costruiscono un nuovo rapporto multi-urbano sinergico o di massima competizione (equivoco in atto), come parti di una ideale struttura planetaria ed interplanetaria, che “trasmette” i suoi segnali e significati da una nuova “Pangea” all’altra.
L’Arte sta sempre lì come proiettore necessario, per consentire e rendere comunque percettibile  una nuova tecnologia dell’impossibile.
Eustacchio Franco Antonucci

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