Antonella Sportelli, arte tra riemerso Rinascimento e prospettiva cyborg

Antonella Sportelli

È sempre possibile realizzare un ritratto dissacrante e satirico del sistema dell’arte contemporanea, perso nei suoi stessi meccanismi mercantili e di adulterate suggestioni. È con Henri-Robert-Marcel Duchamp (1887-1968), pittore, scultore e scacchista francese naturalizzato statunitense, che ci si avvia nel paradossale itinerario della cosiddetta “arte concettuale”, dall’intuizione dei cosiddetti ready made , ovvero nella decontestualizzazione degli oggetti di uso comune che divengono opere d’arte.

A questo proposito, va ricordato The Square , il film dello svedese Ruben Östlund che si è aggiudicato la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 2017. Basato su eventi e personaggi reali del jet set culturale contemporaneo, il film getta uno sguardo beffardo sul sistema museale contemporaneo e, come inevitabile riverbero, sulle Gallerie e sui “critici d’arte”.

A volte, nel periodo attuale, capita d’imbattersi in percorsi artistici – quali quello di Antonella Sportelli , artista pugliese [1] – che sollecitano un’effettiva riconciliazione, sia percettiva e di apprezzamento delle opere che di partecipazione emotiva, per l’indubbio talento, quasi riconducibile al quattrocentesco rinnovamento rinascimentale.
Guardando le sue opere gravide di bellezza, aggirandosi tra le loro fisionomie dalle forme e cromaticamente attraenti, ed osservando i lineamenti di Antonella Sportelli, pare di cogliere una sorprendente corrispondenza che, con perfetta naturalezza, mette in sinergia, in risonanza, quanto generato dal genio artistico con la stessa autrice.

L’empatia che scaturisce rende inevitabile la curiosità, il desiderio di conoscenza, di immergersi nel mondo interiore.

Antonella SportelliLieto di conoscerla, Antonella Sportelli. Parte considerevole della Sua produzione artistica, da una ubicazione fisica è, da tempo, collocata in una Galleria d’Arte online denominata ArtandFashion; perché questa scelta?
I luoghi hanno il potere di influenzare le persone, modificandone in parte comportamenti e carattere. In un mondo sempre più immerso tra la realtà e la virtualità – intendendo quest’ultima come luogo “altro” – la scelta di trasferire online la Galleria ArtandFashion mi è sembrata essere inevitabile e positiva. La mia passione per l’informatica e il web è stata la scintilla che ha acceso questo progetto. Il sito ArtAndFashion rappresenta questo mutamento. La Galleria fisica, sita nel centro storico di Conversano in provincia di Bari, era attiva di sera e di notte, concepita come un luogo di incontro e socializzazione. Era spesso affollata nelle prime ore della sera, mentre diventava più intima e silenziosa verso la tarda notte, quando era dedicata all’ascolto di chi desiderava condividere la propria storia tra un quadro e l’altro. Il sito internet segue la stessa struttura, con la differenza che offre la possibilità di entrare in contatto con un numero maggiore di persone e di ampliare le proposte culturali e dialogiche attraverso uno specifico blog e social media , infine regno di relazioni umane per eccellenza. Dunque, ArtAndFashion by Sportelli è il mio sito personale, una Galleria d’arte online che espone e vende le mie opere. L’obiettivo è quello di offrire un’esperienza estetica e artistica accessibile a tutti, senza i filtri delle Gallerie d’arte tradizionali. Il sito include anche un blog che approfondisce temi legati all’arte, letteratura, cinema, moda, tecnologia e altri argomenti per il puro piacere di incuriosire e divertire i visitatori.

Che rapporto intrattiene con la cosiddetta “Arte telematica”, nata negli USA. alla fine degli anni ’70 del Novecento, a stretto contatto con le prime sperimentazioni della Satellite Art e con gli sviluppi della Videoarte degli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo?
La mia grande passione riguarda l’informatica, il web, i social network e l’I. and C. T., un interesse che si sposa con il mio approccio multidisciplinare e la mia naturale predisposizione ai rapporti sociali, creando un legame con l’Arte telematica. Mi sento distante, invece, dalle esperienze della Videoarte degli anni Sessanta e Settanta. Come affermava Marshall McLuhan, The medium is the message [2], le implicazioni dei mezzi scelti per la creazione e per la condivisione delle mie forme creative sono evidenti. Inoltre, mi manca il senso di work in progress collettivo tipico dell’Arte telematica e personalmente ritengo che l’oggetto fisico rimanga importante.

Alessandra SportelliLe Sue espressioni artistiche invocano un’arte di relazione, multiculturale e transculturale che, ribaltando il tradizionale uso dei mass media, consente l’interattività tra artisti e fruitori e la condivisione dell’opera tra utenti non spettatori, ma partecipanti ad una sorta di grande happening collettivo e in divenire?
Il mio comportamento socievole ed estroverso è, spesso, un tutt’uno con le immagini, i video e le parole che riverso sui social. L’intento è di suscitare pensieri ed emozioni contemporaneamente, quando possibile. Non si tratta di un happening, ma di vere e proprie relazioni umane che si sviluppano attraverso i social media e l’arte. È evidente che oggi ci sia una crescente distanza tra le espressioni artistiche contemporanee e il pubblico, e per me è importante coinvolgere persone provenienti da diverse parti del mondo e con differenti background culturali per promuovere discussioni e riflessioni. L’aspetto ludico e divertente è altrettanto importante: è fondamentale saper intrattenere. Nel corso del tempo, ho avviato in questo modo anche collaborazioni con artisti, fotografi, videomaker, poeti e altri creativi italiani e non.

Nel suo caso, l’uso artistico della “rete” sembra integrarsi armoniosamente con l’eccelsa perizia artigianale nell’ideazione e realizzazione di maschere. In che modo è riuscita ad accostare l’abilità creativa su specifici materiali e la loro rappresentazione foto-video-telematica?
Sto creando un “personaggio mascherato”, totalmente virtuale. Questo è il vero lavoro che sto sviluppando, le maschere sono solo la sua caratteristica distintiva. Ogni maschera, peraltro, è stata creata ispirandomi alle peculiarità psicologiche di persone che ho conosciuto sia nella vita reale che in quella virtuale; riconoscerà Pirandello [3]. Per realizzare ciò, unisco le mie competenze nel campo della fotografia e dell’informatica. La creazione e la diffusione dei contenuti richiedono una certa conoscenza degli algoritmi del web, dei programmi per video e, non da ultimo, dell’intelligenza artificiale.

Quale l’opera d’esordio ? Che ricordi ha degli inizi?
Non c’è una vera e propria opera d’esordio, ma ci sono stati, dai miei ventisette anni in poi, numerosi e continui esperimenti fatti per il semplice piacere di creare. La Sua domanda mi fa tornare alla mente episodi un po’ buffi, che mi fanno sorridere: le maschere sono nate per caso, da una decorazione vetrinistica per Halloween. Anche l’approccio alla pittura è stato altrettanto casuale. Consideri che non ho una formazione in pittura, ma piuttosto in scultura e fotografia. Un giorno, l’aerografista di un’azienda produttrice di quadri si licenziò e l’imprenditore mi chiese improvvisamente se sapevo disegnare. Dal giorno successivo iniziai a lavorare.

Come giudica stia andando il riscontro di pubblico, qual è l’attenzione che percepisce dei fruitori d’arte e della stampa? La verifica delle vendite è confortante?
Il riscontro del pubblico è positivo e sta migliorando costantemente. La mia produzione è così variegata da poter soddisfare le esigenze più disparate, sia di singoli individui che di aziende. Il mio obiettivo non è più solo la vendita, come in passato, ma la ricerca della libertà. Potrebbe sembrare retorico, lo capisco, ma non lo è.

Che effetto le fa tutto questa eco d’attrattiva generata dalle sue opere e dalla sua persona? Se lo aspettava?
In passato, gestivo pagine Facebook ad alto traffico senza fini di lucro, condividendo opere di altri per intrattenere e divertire il pubblico. Il segreto risiede nella conoscenza degli algoritmi e nell’approccio rispettoso e gentile con gli utenti. Il contenuto ha la sua importanza, ma anche questi fattori influiscono. Recentemente ho iniziato a fare lo stesso per me stessa, quindi sì, mi aspettavo un po’ di attenzioni, inizialmente da uomini, ma ora anche le donne stanno mostrandomi interesse. Sono sorpresa dall’affetto e dalle dimostrazioni di stima ricevute dalle persone.

Come emerge nel suo vissuto l’esigenza di “fare arte”?
Sin da quando ero bambina, attorno ai 6/7 anni, ho sempre desiderato fare questo. La mia motivazione derivava da una grande curiosità verso tutto ciò che mi circondava, la quale mi spingeva fin da piccola a osservare attentamente e ad esprimere ciò che vedevo attraverso disegni. Si trattava di una sorta di bisogno di comprendere il mondo attraverso l’analisi delle forme. Questa curiosità non è mai diminuita nel corso degli anni.

Ritiene che il suo corpo, che spesso appare nel repertorio fotografico e nei video pubblicati sui social network, sia il migliore mezzo espressivo delle idee che animano l’esperienza artistica?
Nel momento in cui ho deciso di creare un alter ego mascherato, ho capito quanto fosse importante l’utilizzo del mio corpo. Per altri progetti e in altre occasioni ho utilizzato, invece, modelli. La scelta dipende da ciò che voglio esprimere. L’identificazione tra l’opera e il corpo dell’artista è percepita in modo intenso e autentico da chi osserva, e tengo ben presente questo aspetto. Attualmente, anche quando mi mostro senza indossare maschere, vengo percepita come “quella delle maschere“. Fenomeno che riscontro sia sulla rete che nella vita reale. Curiosamente, la parola “persona” un tempo significava anche “maschera” [4].

In quale modo tecnico nascono i quadri e i capezzali, le eleganti maschere, le sculture e l’oggettistica che compongono il suo variegato mondo esperenziale ed immaginìfico?
Viviamo in un mondo “accelerato”, tecnologico, industriale e “fotografico”, il che mi ha spinto a utilizzare l’aerografo al posto dei pennelli, gli acrilici al posto degli oli e degli smalti. Le maschere, realizzate in plastica e cartapesta, hanno preso il posto delle sculture che facevo in passato.

Alessandra SportelliIl suo ricco “Blog di Arte, Maschere e Cultura” consente d’apprezzare la sua sensibilità ed attenzione sollecitate dal e rivolte al rapporto tra la dimensione antropologica dell’esistenza e l’insieme di conoscenze e di pratiche acquisite nelle modalità espressive e comunicative. A questo proposito, Le chiedo delle sue esperienze negli ambiti della formazione, dalla scuola di ogni ordine e grado, all’Università, alle Accademie di Belle arti.
Mi sono diplomata presso un Liceo artistico con indirizzo in Architettura. Lì ho imparato a progettare edifici e urbanistica avvalendomi di un approccio che privilegia le abitudini e i comportamenti delle persone come punto di partenza per lo sviluppo dell’opera. Lo stesso metodo lo applico nella creazione di maschere e quadri. Prima di realizzare una maschera, ad esempio, mi pongo domande come: chi la indosserà e quali abitudini ha? Come intende utilizzarla e per quanto tempo ? Desidera nascondere la propria identità o utilizzarla come accessorio decorativo ?
I miei studi presso l’Accademia di Belle Arti, prima a Firenze e poi a Bologna, hanno rafforzato questo metodo creativo, attraverso corsi come Critica della FotografiaAntropologia Culturale di indirizzo estetico, Mass Media e Teoria della percezione e Psicologia della forma. Non ho mai smesso di approfondire le mie conoscenze. Sebbene le materie siano cambiate, spaziando ora dall’informatica alla geopolitica, il fulcro delle mie ricerche rimane sempre l’essere umano all’interno delle società.

Forse in modo un po’ stereotipato, gli esperti sono soliti distinguere dieci principali forme di arte. Si tratta di: pittura, scultura, architettura, letteratura, musica, danza, teatro, cinema, fotografia, fumetto. A tutte queste forme di arte si ricollegano le altre, che vengono chiamate arti minori. È pur vero che esiste anche una diversa classificazione, che raggruppa le arti in visive e performative. Che ne pensa di questa consolidata interpretazione dei “critici d’arte” ? Può riferirci dei suoi prossimi progetti ?
Non mi preoccupo più di questo problema. Sono consapevole delle diverse differenze e classificazioni, che a volte possono essere utili per orientarsi, altre meno. Conosco anche il sistema dell’arte, ma alla fine penso siano concetti che cambiano nel contesto spazio-temporale. I miei progetti futuri, parte dei quali già avviati, includono la produzione di ritratti fotografici e maschere meno commerciali, ma ricchi di significato legato alle questioni sociali e attuali. Scopo principale è quello di trovare un nuovo ed artistico modo di comunicare. Sarà una sfida impegnativa, ma anche un esperimento di crescita personale, indipendentemente dall’esito finale,

Le maschere che realizza, cromaticamente attraenti e ciascuna con foggia emozionante, mi paiono insistere su figure femminili, protagoniste di una ispirazione che si traduce in un riconoscibile stile raffinato di seduzione. È d’accordo con questa disamina?
Seduzione e sensualità sono una costate della mia produzione artistica, anche quando mi concentro su soggetti maschili. In effetti, tutto intorno a noi è pervaso da elementi seduttivi, ma quando li esprimo attraverso le mie opere, in particolare con le maschere, si crea un cortocircuito emotivo che ancora non riesco a comprendere appieno. Almeno questo è quello che sembra.

In verità, nessuna “narrazione” artistica delle donne può essere avulsa dalla relazione che si stabilisce con l’habitat e, in esso, con i maschi. Che valenza hanno, per Lei, i soggetti maschili ?
Non tengo conto del genere. A volte la stessa maschera può essere indossata sia da uomini che da donne. Altre maschere sono specificatamente maschili, e ho intenzione di crearne di nuove. Attualmente sto lavorando su un progetto di maschere da uomo legate alla situazione attuale, e pubblicherò qualcosa sui social nelle prossime settimane. Gli uomini come soggetti sono davvero affascinanti, un mondo da esplorare e conoscere. Nel frattempo, è possibile trovare alcuni ritratti maschili sul mio sito di fotografia, “Antonella Sportelli – Contemporary Art”.

Definirebbe la Sua arte un’inequivocabile rivelazione “di arte al femminile”? Ritiene possibile e culturalmente importante una produzione d’ingegno creativo “di genere”?
Non percepisco uomini e donne come mondi separati o distanti, così come non considero la mia arte come esclusivamente femminile. Ognuno di noi possiede elementi maschili e femminili, che spesso si alternano in prevalenza. Ultimamente avverto il rischio di una frattura emotiva nella società tra uomini e donne, quindi preferisco pensare a un’unione, a un “noi, insieme”, di qualunque genere si tratti.

Chiedo alla donna-artista: Il sentimento d’amore, nella contemporaneità, è decisamente fuoriuscito dagli avvilenti ed arcaici stereotipi del passato che reputavano socialmente consentito solo il rapporto eterosessuale. Può fornirci un suo parere circa le variegate forme di legami erotico-sentimentali che si stanno affermando, con un’esplosione arcobalenica, un’emersione socio-culturale e con il conseguente adeguamento giuridico ai nuovi costumi e stili di vita?
Sono cresciuta in un ambiente aperto dove le diverse forme d’amore sono sempre state considerate di eguale valore e accettate senza riserve, tanto che non c’era nemmeno bisogno di parlarne. Era la normalità, eravamo tutti insieme senza pregiudizi. Forse ho avuto solo la fortuna di vivere un’esperienza personale positiva, ma negli ultimi quindici anni, nonostante le apparenze e le leggi più favorevoli, sembra che stiamo facendo un passo indietro. Anche la necessità di distinguere tra amore eterosessuale e omosessuale nella conversazione di tutti i giorni, o di dover specificare la propria sessualità, mi preoccupa. Anche i concetti di mascolinità e femminilità subiscono critiche, e ci sono ancora stereotipi da abbattere. Spero, però, di sbagliarmi.

Stefano Chiodi, nel suo articolo “La condizione postmediale delle arti visive[5] riferendo degli orientamenti dell’arte contemporanea, sostiene che «all’inizio del 21° secolo, le tendenze in atto nell’ambito delle arti visive si inscrivono in uno scenario caratterizzato dall’ulteriore espansione e dal radicamento di fenomeni già emersi nel decennio precedente: una forte spinta all’internazionalizzazione del ‘sistema’ dell’arte – allargatosi ormai anche ad aree originariamente considerate periferiche come il subcontinente indiano, l’America Latina, il Sud-Est asiatico e soprattutto la Cina – in stretta connessione con le dinamiche economiche globali; l’aumento del numero di istituzioni museali specificamente dedicate alla creazione artistica contemporanea, spesso ospitate in edifici concepiti come fulcri di veri e propri processi di riorganizzazione urbana e di non trascurabili flussi turistici; la moltiplicazione delle manifestazioni dedicate alle creazioni più recenti e il loro definitivo ingresso nei mainstream media; e infine (almeno sino alla battuta di arresto coincidente con l’inizio di un ciclo economico recessivo nell’estate 2008) l’espansione senza precedenti del mercato e del collezionismo, la cui traccia più visibile, oltre alle tradizionali vendite all’asta, è stata la trasformazione delle più importanti fiere internazionali (Londra, Basilea, New York) in vere e proprie occasioni espositive, in grado di competere, per la qualità delle opere presenti, con le maggiori manifestazioni del settore».
Quali i Suoi pensieri in proposito?
Negli ultimi anni sembra essersi verificato un progressivo scollamento tra arte e società “profonda”, ora sono solo marginalmente interconnesse. Da una parte, l’arte sembra essere stata trasformata in finanza, come dimostrano le aste, mentre dall’altra è diventata un ambito turistico, con eventi e spazi urbani dedicati, con risvolti sia positivi che negativi. Alessandra Sportelli Gli artisti europei, in particolare, sembrano aver rinunciato a essere la cartina al tornasole delle società, e sembrano essere meno liberi e creativi nelle loro opere. Sebbene vi sia stata un’internazionalizzazione dell’arte, con una positiva proliferazione di gallerie e musei, ci stiamo dirigendo verso nuovi orizzonti molto rapidamente. La condizione precedente è stata favorita dalla globalizzazione, da questioni finanziarie ed economiche nazionali e internazionali di rilievo, dalla facilità di spostamento in tutto il mondo con minimi sforzi, dalle nuove tecnologie, dalle informazioni in continuo flusso sui social media e così via. Tuttavia, questa condizione sta diminuendo, anche a causa della pandemia, dei rapidi cambiamenti geopolitici in atto in diverse parti del mondo e dell’exploit dell’intelligenza artificiale. Andiamo incontro a un ritiro geografico dell’arte. Ad esempio, allo scoppio della guerra in Ucraina, si è vista subito un’imposizione di limitazioni agli artisti russi. Ogni forma artistica veicola dei messaggi e in periodi di guerra si tende, da sempre, a limitarne la diffusione o a usarla a fini di propaganda. Sembrerebbe, inoltre, che vi sia una minore consapevolezza riguardo agli eventi in corso e ai meccanismi in atto da parte dei fruitori d’arte non abituali.

Immagino che, oltre a dedicarsi quotidianamente all’attività creativa ed alla promozione della stessa, Le piaccia anche leggere. Le chiedo di indicare quali autori o quali opere letterarie interessano e, forse, la ispirano, sia del passato che contemporanei.
Ultimamente mi sto dedicando alla rilettura di vecchi saggi di autori come Eco, Pizzorno, Barthes, Augé e alcuni altri. Sto leggendo con divertimento QualityLand di Marc-Uwe Kling, un giovane cantautore, autore e artista tedesco un po’ irriverente. Quando ho più tempo libero, mi piace leggere riviste di geopolitica, soprattutto se approfondiscono la psicologia dei popoli.

Mi usi la cortesia di suggerire ai nostri lettori, a sua discrezione, un artista classico e uno contemporaneo e spieghi il perché di queste insindacabili preferenze.
La sua domanda è del tutto inaspettata e piacevole. Mi è subito venuto in mente Piero della Francesca e il suo dipinto La flagellazione di Cristo, del 1450. Artista e matematico, Piero della Francesca dipinge prospettive d’interni nette, quasi fredde e immobili, “lucide”, ma i personaggi mantengono la propria umanità. Con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale e delle nuove tecnologie, gli artisti si troveranno ad affrontare nuove sfide che necessitano di competenze matematiche, quindi perché non ispirarsi a lui ? Di contemporanei non posso non citare il britannico Damien Hirst, artista e imprenditore capace di vendere le proprie opere bypassando le Gallerie. È un personaggio controverso e sorprendente che ammiro molto. In tempi come quelli che verranno, credo che gli artisti dovrebbero essere più indipendenti e avere spirito imprenditoriale.
Desidero ringraziarla. È stata un’esperienza molto bella rispondere alle sue domande, mi ha aiutato a guardare e riflettere sul mio percorso.
Giovanni Dursi

[1] Per maggiori dettagli https://www.artandfashionbysportelli.com/info-artandfashion

[2] Rif. Herbert Marshall McLuhan (1911-1980), Understanding Media: The Extensions of Man, 1964.

[3] Luigi Pirandello, nato nel 1867 e morto nel 1936, è uno dei più importanti drammaturghi e scrittori italiani del XX secolo. La sua opera è caratterizzata da una meditazione sulla natura dell’identità e della realtà soggettiva. Un elemento distintivo del suo lavoro è la concezione dell’umorismo, intesa come un modo per esplorare la complessità della condizione umana. Attraverso i suoi lavori, Pirandello ha esplorato le dinamiche dell’individuo nella società e le sfide legate alla comunicazione e alla comprensione reciproca.

[4] Il termine persona proviene dal latino persōna (corpo/maschera dell’attore), e questo probabilmente dall’etrusco phersum (corpo/’maschera dell’attore’, ‘personaggio’), il quale procede dal greco πρóσωπον [prósôpon] .

[5] Rif. a Orientamenti dell’arte contemporanea , Enciclopedia Treccani, XXI Secolo (2010).

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