L’arte e l’architettura delle donne: Monica Bonvicini.

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La recente ascesa, ormai consistente, delle Donne nell’Arte contemporanea in tutti i sensi ci veniva presentata in un recente articolo de L’Espresso. Diversamente dal passato, poco caratterizzato dalla presenza femminile, come se le donne non avessero mai avuto o non avessero, il proprio e primitivo sedicesimo senso-Arte. Che gli uomini, invece, hanno sempre presunto di averlo in esclusiva.

Rischio qui alcune mie osservazioni sull’Arte delle Donne, in analogia parallela ad altre sull’Architettura delle Donne, comparse mesi addietro su Mentiinfuga. Il confronto di oggi aggiunge un più strano confronto nella stessa direzione artistica femminile. Con una nuova connotazione più specificamente femminista,  grazie all’artista che qui tratteggio.

2017 Berlinische Galerie. Monica Bonvicini links Waiting#1 hinten Passing
2017 Berlinische Galerie. Monica Bonvicini
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Monica Bonvicini, scultrice di spicco ormai internazionale: la scultura e l’Architettura, come schema mentale assoluto dello spazio, stabiliscono un nuovo e misterioso rapporto. Una Scultura-Architettura, la sua, che si scontra ortogonalmente con il potere in generale, e ovviamente maschilista in particolare. Specificando in questo una particolare dilatazione dello spazio (Architettura in senso astratto, indistinto), come conquista di un immaginario campo di battaglia. Una tendenza, a mio avviso, tipicamente femminile, prima solo femminista in senso stretto. La Scultura e l’Architettura in precedenza hanno tentato di plasmare i diversi rapporti di scala dello spazio solo in modi specifici, non esplicitamente convergenti. Ora sembrano avvicinarsi e coincidere sempre più.
Monica Bonvicini ne è una prova. Lo spazio dell’Arte totale riconquista così dimensioni multiple, sovrapposte, senza confini reali. I nuovi campi artistici spostano l’Architettura dall’improprio ambito di un’Arte diversa, solo funzionale e tecnica-costruttiva, sperimentando una più ravvicinata relazione sinergica. Le opere scultoree non stanno più nelle piazze come oggetti avulsi, solo auto rappresentativi, solo relazionate ai loro piedistalli metafisici. Anche la Pittura e le altre Arti visive non trasmettono più soltanto immagini trasferite, dove lo spazio è solo immaginato, confinate nelle loro cornici museali. Vanno, invece, nelle strade, nella città, nel paesaggio. Si rafforza, così, grazie anche alle Donne, e a Monica Bonvicini, il principio generale che l’Architettura è in una nuova-antica sintonia dell’Arte in generale, riunificata. Come elemento fondante di una nuova cultura-civiltà. Il contemporaneo.

L’Architettura sta diventando, così, anch’essa relativamente più libera. Sempre più nei pressi dell’Arte. Con nuovi effetti ed immagini. La struttura portante da sempre massima schematizzazione rigida matematica, si architetizza pur essa, rinunciando ai classici telai pilastri-travi. Le fredde componenti edilizie si vivacizzano oggi come elementi vivi, che, per questo, diventano dinamici, estetizzanti. Come vestiti sgargianti. E così via.
Su l’Espresso del 23 luglio si sottolinea, in particolare, l’aumento del numero delle donne che dirigono Musei e Gallerie. Fatto originale e non solo, perché dimostra che sono soprattutto le donne a percepire questi luoghi come speciali. Dove la cultura artistica sperimenta nuovi angoli visuali e spazi relazionati alla loro potenzialità dilagante. Con una maggiore acquisizione sensoriale e virtual sensoriale dilatata degli stessi oggetti artistici, prima confinati nei propri contenitori neutri (cornici, piedistalli). Spazio artistico allungato, bionico, profetizzato in espansione. Spazi espositivi dove le donne sono esse stesse sempre più presenti come artiste in prima persona. È una vera e propria rivoluzione artistica dice l’Espresso, che modifica il senso complessivo dell’Arte contemporanea in corso, multi-genere, multi-sensibile. Anche socialmente multi-diversa. La Donna diventa protagonista parallela del nuovo fenomeno. Anche grazie ad un suo nuovo femminismo.
Alya Sebti, Direttrice della Ifa-Galerie di Berlino sottolinea, in modo suggestivo, un nuovo confronto scultoreo sulla piazzetta di Wall Street tra il precedente e maschilista Toro scatenato di Arturo Di Modica, e la statuetta di una bimba – Kristen Visbal -, fragile, ma decisa ed impavida, in atteggiamento di sfida nei confronti del prepotente mondo della finanza.

Non sono un critico d’arte per delineare un quadro esaustivo dell’Arte contemporanea in veloce sommovimento, e nemmeno in grado di cogliere l’effettivo peso di sovvertimento che le Donne danno a tutto questo. Ma credo che la nuova molla della nuova Arte sta, comunque, in una maggiore libertà di riconoscimento delle intenzioni poetiche e filosofiche degli Artisti/e, che moltiplicano il nuovo momento storico. In particolare riconoscendo il nuovo impulso femminile emergente. Alla ricerca di alcune delle Artiste-Donne oggi più stimolanti, per aggiungere, oltre che pareggiare. Estrarre, senza i timori del passato severo, estemporanee sensazioni personali. Con particolare riguardo ad alcuni nomi italiani di maggior spicco (amor di Patria).
Il profilo artistico di Monica Bonvicini mi intriga molto, soprattutto per il suo spostamento scalare congetturale, che diventa spaziale grazie alla sua Arte tra- o pluri- dimensionale. Architettonica. In equilibrio ancora instabile. Sopratutto mi attrae la visione di uno scontro contro un potere sotto le sue varie forme, non solo maschiliste, come appare solo in superficie. Mi sembra di avvertire un sovvertimento generale oltre la lotta di genere. Questa battaglia è condotta in prevalenza con strumenti al limite, solo principalmente anti maschilisti, apparentemente ammantati di vizio perverso. Lo spazio globale è governato e modificato dalle mani invadenti di ogni tipo di potere assoluto e di genere, per cui il contrasto simbolico di Monica Bonvicini non può andare per il sottile. Magari utilizzando gli stessi mezzi di genere, sia pure contorti, con occhio simbolicamente perverso.La critica, generale e generica, descrive Monica Bonvicini come sex-feticista, sadomasochista, silenziosa ma aggressiva, imprevedibile. Una cattiveria non violenta, assalitrice senza falsi pudori. I suoi specchi ripetuti, le ferramenta scure obsolete, soprattutto catene e cinghie nere non sono solo immagini di compiacimento insignificante. Sono le sue simboliche armi personali. Efficaci. Monica Bonvicini utilizza il sesso distrutto, annichilito, nelle sue immagini di rimando al cervello che comanda tutto, compreso il sesso.
Tutti concetti ed oggetti e strumenti estremi, che, però, rimandano ad altro, al di là dei loro significati circoscritti e personalizzati. Non realmente consistenti in vere inclinazioni personali. Quindi oltre il contingente, per esprimere superiori forzature di concetto e di contesto. Contro.  Argomenti e temi, che riguardano la società attuale per intero, in tutti i suoi aspetti, dominata, se non oppressa, da una serie di poteri, all’apparenza confusa, che si perpetuano, e si dirigono in tutte le direzioni, finendo, poi, per convergere in un’unica sostanza di genere (maschilismo). Si deduce dalla lotta sul tema che i maschilismi e i femminismi storici, istituzionalizzati, come tutti gli altri diversi ismi dovrebbero cambiare, per poi sparire, in una nuova società ri-articolata (?).
L’ordine sessuale possiede ancora un suo valore immanente preistorico, storico, sempre inteso come il parametro strutturale essenziale di intere società precedenti, che ha conformato, il potere di regolazione gerarchica antica e recente. La società contemporanea tenta di capovolgere i presupposti sociali di base, ancora non riuscendovi. Relazioni anche di genere (con il più esteso e quasi dispregiativo termine di Gender). Per cui anche gli elementi-struttura tendono a trasformarsi. Che, poi, da componenti diventano essenza stessa della nuova società.
Questi stessi temi sono giocati surrettiziamente anche nel rapporto tra Arte-Scultura e Architettura di Monica Bonvicini, in una visione di Scultura espansiva, più vissuta dentro l’Architettura. A sua volta estroflessa nell’Arte, come un gioco di rimando dei mille specchi.In questo sta la vera novità del contemporaneo, in generale, ed artistico in particolare, rispetto alle precedenti rigidità interpretative dei formalismi concettuali, di movimenti ed altro che separavano. Oggi vissute direttamente e più sinergicamente (più che contemplate), anche a rischio di… equivocare. In questo gioca anche la pre-formazione artistica-culturale degli artisti e degli Architetti contemporanei, oggi rigorosamente transnazionale. Volutamente lontana dalle viscere del proprio localismo e nemmeno confusa con il concerto imperante di globale. E nemmeno all’interno di tendenze cosmopolite che intendono annullare quasi tutto. Arte del mondo non significa nulla (ancora?). Nella cultura contemporanea l’intera Arte si ricompone nell’unità totale, pur attraverso mille colori distinguibili. L’Arte contemporanea non può essere troppo piena o troppo vuota, troppo generale, troppo specifica. Semplicemente esprime più liberamente il luogo specifico nel luogo astratto, possibilmente senza snaturamenti. Un vantaggio o un rischio da correre contro il globalismo infido, che sempre più viene visto come il male supremo dell’oggi, impropriamente incorporato nello stesso contemporaneo.
Monica Bonvicini propone una sua Arte scultorea colma di significati nuovi in tal senso. Muri inclinati incatenati che esprimono in generale una società in crisi, ancora legata. Un’Architettura confinata in un’oppressione funzionale o eccessivamente iconica da sconfiggere. Gli stessi muri che, come vecchie regole protezioniste, minacciano di cadere su un fallo di vetro, simboleggiante il potere in tutti i sensi, e, in particolare il dominio sessuale protratto. Che oggi appare più fragile, al limite, sotto minaccia incombente. Anche rispetto al suo auto-esaurimento.
Il potere di genere, in particolare, è quello preso di mira da Monica Bonvicini usando mezzi e strumenti essi stessi di genere, o sessuali estremizzati. Un’arma specifica usata come grimaldello (ti combatto con le tue stesse armi). Il nuovo femminismo di Monica Bonvicini è così contenuto in una presunta Arte perversa, che però tutto rovescia. Usando un femminismo non preconcetto, che usa il sesso maschile come una rappresentazione stigmatizzata e rigenerata (?). Il suo femminismo assume un significato nuovo, che feticizza al contrario, estendendo la sua influenza alla possibilità di un capovolgimento di genere e generale. Il tutto espresso nello spazio che rinnova i rispettivi generi in uno spazio senza dimensioni ristrette. In uno spazio che riunifica. Così parallelamente l’Architettura diventa una nuova scala per nuove configurazioni e relazioni.  Anche di genere (?). Con un rovesciamento contro tendenza. Invece costantemente ritenuta neutra nelle mani del potere. Quello maschile, atavico, che sembra logorarsi in tutti i sensi, tanto da diventare fragile, trasparente. Non più maxi-rappresentativo, opaco rispetto alle nuove idealizzazioni contemporanee. Sia pure con le incertezze e le paure che ancora lo caratterizzano. Per questo ammantandosi di nuova arroganza però vitrea. In Monica Bonvicini appare come un sistema in auto-distruzione. Il vetro si rompe. Può sembrare che tutto questo sia solo la solita o banale rivalsa relativa di un genere oppresso. Che, invece, dissacra per rifondare in una nuova filosofia contemporanea.La sessualità sarà una nuova struttura culturale e comportamentale in assoluto. Non più una organicità necessaria e sufficiente. E nemmeno un ulteriore deterioramento perverso. Rispedendo al mittente presunte tendenze feticiste-masochiste ed altro, ripulite dal contenuto convenzionale, apparentemente malizioso. Spesso il bene è raggiunto attraverso gli stessi strumenti del male.
Al proposito mi ritorna in mente il filo conduttore dell’Orestea di Eschilo (eterno genio premonitore), quando, dopo una catena di vendette familiari indicibili, Oreste, figlio di Agamennone, si rimette al giudizio della Dea Atena, che a sua volta, a sorpresa, coinvolge il popolo intero inventando il metodo della democrazia diretta (la Polis del popolo che decide, con espressione diretta). Di fronte ad una parità perfetta di voti, la Dea, cui era rimesso l’ultimo voto decisivo, media convincendo le Erinni (le Furie romane), personificazioni femminili malefiche della vendetta, a trasformarsi nelle loro opposte e duplici anime di Euminidi, spiriti femminili della pacificazione. Dando inedito vigore alla democrazia ateniese.

Baltic 2016. Monica Bonvicini_Scale of Things
Baltic 2016. Monica Bonvicini_Scale of Things

Doppiezza dell’animo umano. È il ciclo del bene e del male, che poi si ripeterà all’infinito, in un gioco misterioso, fino ai nostri giorni, passando per vicende tragiche, dove il bene ha vinto attraverso gli stessi strumenti del male, trasformati in elementi purificatori.
In Monica Bonvicini è presente una ricostruzione delle identità sessuali, anche proprio attraverso una diversa disarticolazione dello spazio (Architettura). O come controllo riflesso sullo spazio. In questo modo l’Architettura diventerà sempre meno mono-auto rappresentativa, togliendo punti di appoggio al sito topografico spoglio, ovvero ai poteri che lo dominano, maschilisti o altro.L’Arte di Monica Bonvicini per questo si esplicita come distruttiva, non solo rispetto ai temi specifici, ma in senso sempre più generale, spaziale, applicando all’Arte per intero il senso astratto e scalare dell’Architettura (urbanistica) e viceversa. Come reciproca estensione spaziale, estroflessa. I vetri/cristalli utilizzati nelle sue sculture, sono incrinati, lesionati, semidistrutti, come inizio di un ulteriore processo distruttivo, che prelude alla fine conflittuale di un preconcetto. Alcune sue opere sono addirittura calpestabili, con effetto massimo di auto-distruzione progressiva. È il traffico delle persone che vi passano sopra che le distruggerà del tutto. Le sue opere in vetro intero (non lesionato), lasciano intendere comunque ad una prossima fragilità compositiva totalizzante. Che, da un momento all’altro, e in ogni caso, può rompersi. Da tutto questo potrebbe apparire un concetto di Architettura in subordine, in bilico. Ma lo è solo se questa viene confinata come significato astratto. E se resta come referente della sola topografia. Viceversa intrisa di un forte e nuovo recupero di nuovi equilibri reciproci a tutti i livelli. Più liberi rispetto alla funzionalità ristretta. Il proposito distruttivo delle sculture di Monica Bonvicini non ha nulla a che fare nemmeno con la tendenza decostruttiva delle Architetture contemporanee, circolanti dappertutto, le quali, nell’intento di trasformarsi in icone sempre più virtuali (fuori scala effimere dell’attuale), tentano soltanto, ed in ogni modo, di uscire dalle regole razionali pure. Qui, invece, la personale spazialità astratta di Monica Bonvicini distrugge per ricostruire daccapo, mentalmente, al di fuori dell’equivoco della neutralità asservita. Un’Architettura rivalutata che ingloba tutto. Soprattutto l’Arte e viceversa. Una nuova Architettura, che si muove dal di dentro e dal di fuori al tempo stesso, verificando continuamente la sua spazialità aggiunta. In un ciclo perpetuo.Per questo motivo gli allestimenti espositivi di Monica Bonvicini trattano le stesse sale come simil-strade, paragonabili ai minimi spazi necessari. Che misurano lo spazio senza limitarlo. La sua scultura non è allora chiusa nella sua espressività diretta, ma prorompe conquistando nuove dimensioni e significati estroversi. Quelli dell’Architettura come assoluto. Non considerata nei suoi dettagli conformativi, ma avvertita come presenza in ogni dove.
Nella Biennale 2011 Monica Bonvicini partecipa con alcune sculture che sono semplicemente scale. Elemento architettonico di riscatto dello spazio. Perché le scale sono scenografiche. Guardano lontano, sempre in alto. E portano chissà dove. L’Artista parte questa volta da un riferimento storico che è la pittura di Tintoretto, il quale nei suoi quadri ha fatto molto uso delle scale con grande effetto scenico-teatrale. L’Arte (Architettura) è come un grande teatro vivo, che rimanda oltre l’immaginazione. Per Monica Bonvicini l’Arte mette in scena se stessa, senza elementi intermediari. Le scale portano a questo. Forse l’Arte, la pittura e scultura del passato si rifugiano ancora nella loro specifica collocazione. Non sarà più così. Le scenografie si avvicinano di più allo spazio reale, anche se solo immaginato, riprodotto.  Oppure come i recenti cannocchiali di scene reali vere e proprie. Macron ha parlato di recente ad Atene davanti all’impareggiabile scenario, vero, dell’Acropoli illuminata nella penombra serale. Monica Bonvicini rammenta che nei tanti eventi scenici televisivi le scale hanno rappresentano soprattutto la maggiore profondità dello spettacolo. Le sezioni affiancate delle scale di Monica Bonvicini sono come passaggi culturali in successione parallela, con particolare pregnanza dove alcune rampe sono in vetro fratturato. Le scale sono destinate comunque a rompersi, come attualità scenica di movimento, di va e vieni. Di eventi che si ripetono per rottura.
Eustacchio Franco Antonucci

 

la foto di copertina Monica Bonvicini 2017, Hamam, 15th Istanbul Biennial foto Sahir Ugur Eren

Bibliografia navigante
L’Espresso 23-07-2017
Un facile brivido sadomaso nell’Arte di Monica Bonvicini“, www.internazionale.it
Monica Bonvicini… tra architettura, arte e nuovi media” – artecontemporaneaenuovetecnologie.bolgspot.it
Le dissacrazioni e le ambivalenze di Monica Bonvicini” – www.stilearte.it

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