L’atletica che non si vede. Ai Mondiali indoor arriva il bronzo.

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A Birmingham si stanno svolgendo i Campionati Mondiali Indoor di atletica (1-4 Marzo) e, come accade spesso in questo paese, il livello di considerazione dei media è vergognosamente scarso. Nella home page del sito della Gazzetta dello Sport, per dirne una, è un’impresa trovare la sezione di Atletica leggera.
Evidentemente c’è anche una politica dello sport, e chi la governa, che in questi anni ha lasciato invadere qualunque ambiente di calcio e poco altro. Quel calcio che non è riuscito a guadagnarsi nemmeno la qualificazione ai mondiali e per la quale, di fatto nessuno e niente ha pagato.
Per l’atletica, incapacità organizzativa, mancanza di risorse per istruttori tecnici e motivazionali? E la scuola?

Le conseguenze si riverberano sui risultati: veniamo da vere e proprie débâcle come quella dello scorso anno ai Mondiali di Londra quando l’unica medaglia è stata quella di bronzo di Antonella Palmisano nella 20km di marcia. Senza parlare che non si vince un oro dai Mondiali di Parigi nel 2003, quando Giuseppe Gibilisco lo vinse nel salto con l’asta.
Nessuna capacità raccontare la bellezza di gesti, la complessità delle tecniche, i tempi sincronizzati delle staffette, le sfide tra atleti, e trasferire ai giovani la passione per lo sport che risale alla nascita della civiltà.
E così i pochi secondi di emersione dagli abissi avvengono solo quando la friulana Alessia Trost, sotto la guida tecnica di Marco Tamberi, il papà del campione europeo Gianmarco, conquista il bronzo saltando la misura di 1,93. L’atleta delle Fiamme Gialle è una predestinata? Ha vinto i titoli mondiali da under 18 nel 2009 e da under 20 nel 2012 e poi nel 2015 arrivò l’argento degli Europei indoor. Auguri.
A proposito di storie da raccontare ci sarebbe quella dell’inarrivabile saltatrice russa Mariya Lasitskene-Kuchina, oro al suo 38° successo consecutivo. E perché non raccontare di Nia Ali, medaglia d’argento olimpica di 100 metri ostacoli che tra i due titoli vinti nei 60m ostacoli nel 2014 e 2016 dava alla luce suo figlio, Titus.

Donne, sempre più donne nello sport italiano, come hanno dimostrato le appena terminate Olimpiadi invernali. A Birmingham Raphaela Lukudo, Ayomide Folorunso, Chiara Bazzoni e Maria Enrica Spacca, correndo nell’ordine hanno conquistano la finale della 4×400 con 3:32:62, secondo tempo italiano di sempre. Non era mai accaduto che l’Italia, dal 1987 quando è nata la manifestazione, avesse quattro azzurre in finale, dove gareggeranno USA, Gran Bretagna, Giamaica, Ucraina e Polonia. Auguri.
Rimaniamo in attesa della gara di Fabrizio Donato, quarantadue anni ad agosto, nel salto triplo. Un’altra storia da raccontare: titolo europeo indoor nel 2009 a Torino, seguito nel 2011 a Parigi da un argento per poi salire sul gradino più alto del podio nel 2012 agli Europei di Helsinki; il bronzo alle Olimpiadi di Londra, per finire, lo scorso anno, con l’argento agli Europei indoor di Belgrado. Auguri.
Ciro Ardiglione

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