L’austerity non salverà la Finlandia dalla recessione

Sono molti i finlandesi che credono nell'Unione Europea, ma la vorrebbero meno assistenzialista e meno accondiscendente verso quei paesi che sono pochi virtuosi. Ma le virtù qualche volta non ti fanno che inventare solo orologi a cucù e più spesso non  aiutano a vivere.


Helsinki, Kiasma Museo di arte contemporanea. Foto Lidia Antonaccisepara_didascalia.gif
È sicuramente uno dei paesi al mondo dove è meglio vivere per la sua sicurezza, per la quasi assenza di violenza [1] ed il miglior paese dove essere mamma, secondo il XV . La graduatoria viene stilata sulla base del livello di istruzione, delle condizioni sanitarie, economiche, politiche e sociali garantite alle madri e ai loro figli. In generale le condizioni di vita in questa nazione poco più grande dell'Italia e 5,5 milioni di abitanti sono invidiabili.

Ma da qualche tempo le cose non girano per il verso giusto e così Alexander Stubb, presidente del Partito di Coalizione Nazionale e Primo Ministro dal  14 giugno scorso,  dovrà affrontare diversi problemi per alleviare la crisi in cui si trova la da un po' di tempo. Certo nulla a che vedere con i paesi dell' mediterranea ma che potrebbe appesantirsi per l'ulteriore escalation della crisi in che, come vedremo, spinge il suo ingombrante vicino, la Russia, a restringere gli scambi commerciali.


Helsinki, monumento a Sibelius. Foto Lidia Antonaccisepara_didascalia.gif

Del resto non siamo convinti che la posizione di contrarietà, insieme a Germania e Olanda, a qualsiasi forma di allentamento delle regole per i bilanci pubblici possa essere utile ai finlandesi. Intanto per fronteggiare le proposte del premier Renzi in Europa il primo ministro olandese Mark Rutte a luglio dichiarava che «non c'è da preoccuparsi, le regole non sono cambiate, e sta alla Commissione europea vigilare sulla loro applicazione corretta […] l'Olanda è in stretta collaborazione con Germania e Finlandia [che] diranno la loro» sul rispetto delle regole [2].
Il Commissario agli Affari economici Olli Rehn e il suo sostituto  Jyrki Katainen, entrambi finlandesi, sono stati sempre in trincea contro i governi dal polso debole sul . Ma «l'applicazione delle cosiddette politiche di potrebbe risultare dannosa per l'economia del paese scandinavo, senza contare l'indebolimento del sistema industriale nazionale. Il rischio che Helsinki sia presto affetta dalla sindrome non è certo uno scenario così remoto» [3].

Patrizio Lain ha scritto che se la Finlandia non stimola la domanda interna e le aziende non tornano ad investire ed innovare sarà difficile che il paese si risollevi pur avendo un debito pubblico limitato e un notevole surplus commerciale.
La Finlandia nel 2014 e per alcuni analisti anche nel 2015, avrà ancora una crescita negativa del , dopo il -1% del 2012 e il -1,4% del 2013, che si aggiungono ad anni pesanti iniziati con la crisi mondiale. La crescita della – ora al 9% circa – è stata la più alta di tutta l'area Euro e se non ci fosse un sistema sociale che prevede 67 euro al giorno per un disoccupato e altre misure a protezione sarebbero in piena emergenza.
La crisi ha le sue radici nel sistema industriale partendo dal colosso Nokia, acquistato da Microsoft che sta ristrutturando con molti licenziamenti, e dall'industria del legno e della carta. La crisi della mondiale  ha colpito, per il calo della domanda e dei prezzi, Stora Enso e UMP le due più grandi società produttrici di carta in Europa. Ma in negativo sono anche i settori agricolo, edilizio e della pesca.


Helsinki, Palazzo del Governo. Foto Lidia Antonaccisepara_didascalia.gif

La continua espansione del conflitto in Ucraina e il conseguente blocco delle importazioni della Russia in risposta alle sanzioni euro-americane non potranno che peggiorare la crisi. Helsinki più di ogni altro paese europeo è legato all'economia russa che rappresenta il terzo mercato per i prodotti finlandesi ad iniziare dal latte e derivati che rappresentano il 75% dei 400 milioni di euro di export verso Mosca.
In assenza di stimoli all'economia dall'aumento dei salari agli investimenti per lo sviluppo pubblico e privato non sarà l'austerity a tirar fuori dal pantano della la Finlandia.
Pasquale Esposito

[1] È al sesto posto della classifica 2013 stilata dall'Institute for Economics and Peace
[2] Torna il fronte dell'austerity contro Italia (e Francia) Tra i duri di Berlino e l'Olanda. ,www.corriere.it, 3 luglio 2014
[3] Fabrizio Neironi, “La Finlandia farà la fine di Nokia?”, www.cronacheinternazionali.com, 4 agosto 2014

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