Lavoro: infortuni, morti e malattie professionali nel 2022

morti bianche, morti sul lavoro

Quando si parla di infortuni e morti sul posto di è difficile parlare di dati positivi o dati negativi, questo perché un solo morto o un solo infortunato risulterebbe un dato senz'altro negativo.

Ricordiamo che, per il ministero del Lavoro, per infortunio sul lavoro si intende ogni lesione originata, in occasione di lavoro, da causa violenta che determini la morte della persona o ne menomi parzialmente o totalmente la capacità lavorativa.

Nel sito INAIL, si possono consultare e scaricare i Bollettini Trimestrali contenenti i dati analitici delle denunce di infortunio sul lavoro, anche con esito mortale, e le malattie professionali. Il Bollettino dell'INAIL viene pubblicato con cadenza trimestrale. Al momento si possono consultare i dati del mese di gennaio del 2023 e non sono incoraggianti. Se le denunce di infortunio sul lavoro sono state 39.493, il 31,4% in meno rispetto a quelle di gennaio 2022 (53.637), gli infortuni in itinere sono passati da 3.946 a 5.245 registrando un aumento del 32,9%. Gli infortuni denunciati con esito mortale restano alti anche se registrano un calo da 46 a 43 confrontando i due anni, ma le malattie professionali registrano un forte aumento: 44,3% con 4.756 denunce, rispetto alle 3.296 del gennaio 2022.
È importante precisare che gli Open data pubblicati sono provvisori e soggetti a consolidamento in esito alla definizione amministrativa dei singoli casi, così da tenere conto di eventuali ritardi nelle denunce di infortunio, in particolare di quelle con esito mortale e da contagio da Covid-19.

Veniamo ai dati dell'anno 2022 che continua a darci il chiaro segnale che la strada da fare sulla sicurezza sul lavoro sia ancora lunga. Lo scorso anno gli infortuni sul lavoro denunciati  sono stati 697.773, (+25,7%) rispetto al 2021. Gli infortuni con esito mortale sono stati 1.090 (-10,7%) rispetto all'anno precedente. Le malattie professionali denunciate sono state 60.774 (+9,9%), sempre rispetto al 2021.

Di seguito i dati in dettaglio

Denunce di infortunio

Nel 2022 si registra un aumento del 25,67%, rispetto al 2021, delle denunce di infortunio, pari a 697.773. L'aumento riguarda sia la componente femminile, le cui denunce sono aumentate del +42,86%, passate da 200.557 a 286.522, sia la componente maschile, con 411.251 denunce, 56.572 in più, registrando un +15,95%. L'incremento ha interessato sia i lavoratori italiani (+27,0%), sia gli extracomunitari (+20,8%) e i comunitari (+15,8%).

Il Presidente delle ACLI Paolo Ricotti, su Vatican News, spiega che le molte denunce da Covid-19 hanno influito sull'aumento degli infortuni, mentre il ridimensionamento della pericolosità della pandemia ha influito per il calo registrato degli infortuni mortali. L'incremento delle fra i giovani è preoccupante, ed evidenza la necessità di una maggiore formazione rispetto alle  mansioni specifiche, spiega Ricotti, mentre l'incremento della componente femminile è dato, probabilmente, dalla massiccia presenza delle donne nelle professioni sanitarie particolarmente colpite dai contagi. Ricotti precisa, che il tema delle malattie professionali è il più importante, perché rispetto agli infortuni sono eventi che non sono immediatamente visibili, ma sono potenzialmente molto impattanti, dipendono dal contesto lavorativo, e per questo ci vuole un'attenzione maggiore nell'individuare le possibili cause.

A proposito delle donne Silvia D'Amario – Coordinatrice generale della Consulenza statistico attuariale (CSA) dell'INAIL, su PuntoSicuro spiega che, in generale, l'incidenza degli infortuni delle lavoratrici è particolarmente elevata nella sanità e assistenza sociale perché più colpite dai contagi professionali da Covid-19. La spiegazione è da ricercare nella prevalenza di donne in settori produttivi con una elevata esposizione al rischio di contagio come, ad esempio, il settore della sanità e dell'assistenza sociale, la grande distribuzione e le pulizie. D'Amelio denuncia anche il fatto che tra le lavoratrici vittime di aggressioni o violenze (oltre il 3% di tutti gli infortuni femminili riconosciuti), quasi il 60% svolge professioni sanitarie e assistenziali.

Tornando ai dati, le denunce avvenute direttamente sul luogo di lavoro sono aumentate del 28%, passando dai 474.847 a 607.806 e rappresentano l'87,11% del totale. Gli infortuni in itinere, avvenuti quindi nel tragitto di andata e ritorno tra l'abitazione e il posto di lavoro sono aumentati del 11,9%, da 80.389 a 89.967e rappresentano il 12,89% del totale.
L'analisi territoriale delle denunce rilevate nel 2022 evidenzia, rispetto al 2021, aumenti in tutte le regioni d'Italia: del 37,29% per il sud, del 33,15% per le isole, del 30,42% per il nord ovest, del 29,36% per il centro e del 13,29% per il nord est [1].

Si osservano incrementi generalizzati degli infortuni in occasione di lavoro in quasi tutti i settori. Nella sanità e assistenza sociale (+113,1%), nel Trasporto e magazzinaggio (+79,3%), nelle Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (+55,2%) e nell'Amministrazione pubblica, che comprende le attività degli organismi preposti alla sanità, gli amministratori regionali, provinciali e comunali (+54,8%), nell'Industria e Servizi si è registrato un (+24,5%), in Agricoltura (-3,6%) e nel Conto Stato (+46,3%) .

Nel corso di una conversazione con il programma Container su Radio 24, un approfondimento settimanale dedicato al mondo dei trasporti e della logistica, il presidente dell'INAIL Franco Bettoni si è soffermato specificamente sugli infortuni lavorativi nei trasporti, un settore caratterizzato da elevata incidentalità. «Nel 2021 le denunce sono state circa 48mila, con un aumento del 23,9% rispetto al 2020, e con 179 casi mortali». Un incremento registrato purtroppo anche nei primi sette mesi del 2022. «I fattori di rischio – ha rilevato il presidente – sono riconducibili a tre categorie: veicolo, ambiente e uomo. Causa o concausa, quest'ultima, nel 92% degli incidenti stradali degli autotrasportatori, dovuti, oltre ai rischi propri della circolazione, anche a esposizione al rumore, movimentazione manuale di carichi e sostanze pericolose, inalazione di vapori e fumi».

Denunce di infortunio con esito mortale

Nel 2022 le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale sono state 1.090. Se confrontiamo il dato notiamo che ci sono stati 131 morti in meno rispetto ai 1.221 registrati nel 2021, e cioè una diminuzione del 10,73%. Il calo rilevato tra il 2021 e il 2022 è legato soprattutto alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 1.095 a 970, mentre quella femminile passa da 126 a 120 casi.
Sono diminuite le morti di lavoratori italiani (da 1.036 a 881 decessi), in aumento quelle degli extracomunitari (da 138 a 156) e dei comunitari (da 47 a 53). Al momento non è chiara la motivazione: un problema dii diversa applicazione delle norme di sicurezza? Aumento degli occupati di nazionalità non italiana? Lavori più pericolosi?

I casi mortali avvenuti sul luogo di lavoro, rispetto all'anno precedente, risultano scesi da 973 a 790 (-18,81%) rappresentando il 72,48% del totale, mentre i lavoratori deceduti in itinere sono aumentati del 20,97% rispetto al 2021, passando da 248 a 300 e rappresentano il 27,52% del totale.

Da un analisi territoriale, delle denunce di infortunio mortale effettuate nel 2022, emerge una diminuzione del -26,10% per il sud (da 318 a 235), -11,23% per il Nord Est (da 313 a 301), -3,83% per il nord ovest (da 276 a 245), -3,45% per le isole (da 87 a 84), -0,88% per il centro (da 227 a 225).  Sono sette tra Regioni e Provincie autonome quelle con dati in aumento, con in particolare il caso della Calabria che  registra 31 decessi contro i 14 dell'anno precedente [2].
Dai dati, risultano 19 denunce di incidenti plurimi per un totale di 46 decessi, 44 dei quali stradali. Nel 2021 gli incidenti plurimi erano stati 17 per un totale di 40 decessi, 23 dei quali stradali.

Denunce di malattia professionale

Le denunce di malattia professionale protocollate dall'INAIL nel 2022 sono state 60.774, con un aumento di 5.486 unità che, tradotto in percentuale, è un +9,92%  rispetto al 2021. Parliamo di 15.751 casi in più per un incremento percentuale del 35,0% rispetto al 2020, e 536 casi in meno, con una riduzione dello 0,9%, rispetto al 2019.
Nel dettaglio di genere si rilevano 1.014 in più per la componente femminile, da 14.901 a 15.915 in aumento del +6,8% e 4.472 in più per la componente maschile, da 40.387 a 44.859, in aumento dell'11,07%.
In aumento le denunce dei lavoratori italiani, passate da 51.142 a 56.128 (+9,7%), sia quelle degli extracomunitari, da 2.861 a 3.145 (+9,9%), e dei comunitari, da 1.285 a 1.501 (+16,8%).
L'analisi territoriale mostra, per il 2022, aumenti per le isole (+18,39%), il centro (+10,30%), il nord ovest (+10,00%), il sud (+9,54%) e il nord est (+5,56%) [3].

I dati rilevati al 31 dicembre di ciascun anno mostrano un aumento nel 2022, rispetto al 2021, nelle gestioni Industria e servizi (+10,0%, da 45.632 a 50.185 casi), Agricoltura (+9,5%, da 9.167 a 10.041) e Conto Stato (+12,1%, da 489 a 548). L'analisi territoriale evidenzia un incremento delle denunce nelle Isole (+18,4%), nel Centro (+10,3%), nel Nord-Ovest (+10,0%), nel Sud (+9,5%) e nel Nord-Est (+5,6%).

Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, quelle del sistema nervoso e dell'orecchio continuano a rappresentare, anche nel 2022, le prime tre malattie professionali denunciate, seguite dai tumori e dalle malattie del sistema respiratorio.

Per fortuna nel nostro paese sono tutelati tutti gli infortuni connessi a finalità e esigenze lavorative secondo i requisiti fissati negli articoli 1, 2 e 4 del Dpr n.1124/1965. Sono tutelati anche gli infortuni in itinere ai sensi dell'art. 12 del D.lgs. n.38/2000 (che ha integrato l'art. 2 del Dpr n.1124/1965). Ovviamente sono tutelate anche tutte le malattie professionali connesse all'attività lavorativa secondo i requisiti fissati negli articoli 1, 3, 4, 131/141, 144, 205 e 211 del Dpr n.1124/1965. É importante sapere che entro 2 giorni dalla data in cui il datore di lavoro ha avuto notizia dell'infortunio, scatta il suo obbligo di presentare all'INAIL la denuncia. Questo solo per infortuni prognosticati e non guaribile entro 3 giorni. Nel caso di infortunio mortale la denuncia deve essere effettuata entro 24 ore dall'accaduto. La denuncia di malattia professionale è una comunicazione che il datore di lavoro deve fare per segnalare all'INAIL la malattia. Questa comunicazione deve avvenire entro 5 giorni successivi alla data del certificato medico. Gli artigiani e i soci titolari devono effettuare la denuncia della malattia da essi contratta entro 15 giorni dalla sua manifestazione. Per i lavoratori agricoli autonomi e gli agricoli subordinati a tempo determinato, la denuncia deve essere effettuata dal medico che accerta la malattia entro 10 giorni dalla prima visita.

Sul magazine online Vita, sempre Paolo Ricotti, commenta preoccupato il trend di crescita di richieste di riconoscimento della malattia professionale che arrivano tutti i giorni negli sportelli del Patronato nell'intero territorio nazionale, I dati sono preoccupanti, perché sottostimati, visto che ancora oggi è difficile che i lavoratori affetti da alcune patologie a seguito del lavoro si attivino per far valere i loro diritti e ottenere le giuste tutele. Per gli infortuni mortali, invece c'è un trend in diminuzione, però è giusto considerare che nel conto del 2021 ci sono stati i morti per Covid-19 che di fatto confermano i numeri degli anni passati.

Il presidente dell'INAIL Franco Bettoni ci ricorda, in un'intervista su Adnkronos, che nel nostro paese manca ancora una cultura sulla sicurezza. Per le denunce di infortunio si registra un significativo aumento, mentre per quelle mortali si registra un calo. Una traiettoria non rassicurante, risultato della minore incidenza dei decessi da contagio Covid a cui si contrappone un incremento dei casi tradizionali. In crescita sono anche le malattie professionali un dato talvolta sottovalutato e che impone la medesima attenzione sul fronte della prevenzione e della sensibilizzazione sui rischi che corrono lavoratrici e lavoratori.
Jacopo Perrone

 

[1] Nello specifico i dati regionali sono così suddivisi
– Lombardia, (+27.869), passando da 103.823 a 131.692, registrando un +26,84%.
– Lazio,(+16.737), passando da 36.906 a 53.643, resgistrando un +45,35%
– Veneto (+14.458), passando da 69.427 a 83.885, registrando un +20,82%
– Campania (+13.495), passando da 19.593 a 33.088, registrando un +68,88 %
– Piemonte (+12.830), passando da 41.225 a 54.055, registrando un +31,12%
– Toscana (+9.906), passando da 42.935 a 52.841, registrando un +23,07%
– Liguria (+9.245), passando da 18.865 a 28.110, registrando un +49,01%
– Sicilia (+8.785), passando da 23.624 a 32.409, registrando un +37,19%
– Emilia Romagna (+7.104), passando da 74.066 a 81.170, registrando un + 9,59%
– Puglia (+4.868), passando da 24.533 a 29.401, registrando un +19,84%
– Abruzzo (+4.273), passando da 11.413 a 15.686, registrando un +37,44%
– Sardegna (+2.815), passando da 11.364 a 14.179, registrando un +24,77%
– Marche (+2.470), passando da 16.306 a 18.776, registrando un +15,15%
– Calabria (+2.332) passando da 7.844 a 10.176, registrando un +29,73%
– Umbria (+1.725) passando da 8.904 a 10.629, registrando un +19,37%
– Friuli Venezia Giulia (+993) passando da 15.793 a 16.786, registrando un +6,29%
– Provincia autonoma di Bolzano (+798) passando da 13.988 a 14.786, registrando un +5,70%
– Molise (+695) passando da 1.716 a 2.411, registrando un +40,50%
– Provincia autonoma di Trento (+679), passando da 7.495 a 8.174, registrando un +9,06%
– Valle d'Aosta (+314) passando da 1.303 a 1.617, registrando un +24,10%
– Basilicata (+146), passando da 4.113 a 4.259, registrando un +3,55%
[2] Sono state rilevate diminuzioni in:
– Campania (-37) passando da 128 a 91, registrando un -28,91%
– Friuli Venezia Giulia (-22) passando da 32 a 10, registrando un -68,75%
– Emilia Romagna (-22) passando da 110 a 88, registrando un -20%
– Puglia (-22) passando da 96 a 74, registrando un -22,92%
– Abruzzo (-20) passando da 41 a 21, registrando un -48,78%
– Piemonte (-18) passando da 111 a 93, registrando un -16,22%
– Molise (-12) passando da 17 a 5, registrando un -70,59%
– Liguria (-10) passando da 34 a 24, registrando un -29,41%
– Lazio (-10) passando da 106 a 96, registrando un -9,43%
– Basilicata (-6) passando da 19 a 13, registrando un -31,58%
– Umbria (-5) passando da 26 a 21, registrando un -19,23%
– Sicilia (-2) passando da 62 a 60, registrando un -3,23%
– Provincia autonoma di Trento (-2) passando da 16 a 14, registrando un -12,50%
– Sardegna (-1) passando da 25 a 24, registrando un -4%

In controtendenza, mostrano aumenti:
Calabria (+14) passando da 17 a 31, registrando un +82,3%
Lombardia (+13) passando da 164 a 177, registrando un +7,93%
Toscana (+9) passando da 63 a 72, registrando un +14,29%
Veneto (+8) passando da 105 a 113, registrando un +7,62%
Provincia autonoma di Bolzano (+7) passando da 13 a 20, registrando un +53,85%
Marche (+4) passando da 32 a 36, registrando un +12,50%
Valle d'Aosta (+3) passando da 4 a 7, registrando un +75,00%

 

[3] Nello specifico mostrano incrementi:
– Toscana (+1.147 ) passando da 8.109 a 9.256, registrando un +14,14%
– Sardegna (+847) passando da 4.263 a 5.110, registrando un +19,87%
– Umbria (+683) passando da 2.310 a 2.993, registrando un +29,57%
– Puglia (+559) passando da 4.258 a 4.817, registrando un +13,13%
– Veneto (+501) passando da 3.416 a 3.917, registrando un +14,67%
– Abruzzo (+456) passando da 3.542 a 3.998, registrando un +12,87%
– Lazio (+417) passando da 3.794 a 4.211, registrando un +10,99%
– Lombardia (+377) passando da 2.854 a 3.231, registrando un +13,21%
– Liguria (+173), passando da 897 a 1.070, registrando un +19,29%
– Calabria (+156) passando da 1.999 a 2.155, registrando un +7,80%
– Sicilia (+147) passando da 1.143 a 1.290, registrando un +12,86%
– Emilia Romagna (+125) passando da 5.578 a 5.703, registrando un +2,24%
– Molise (+84) passando da 223 a 307, registrando un +37,67%
– Friuli Venezia Giulia (+66) passando da 1.703 a 1.769, registrando un +3,88%
– Basilicata (+48) passando da 602 a 650, registrando un +7,97%
– Valle d'Aosta (+14) passando da 44 a 58, registrando un +31,82%

In controtendenza, si sono rilevate diminuzioni:
– Marche (-158) passando da 6.069 a 5.911, registrando un -2,60%
– Provincia autonoma di Bolzano (-66) passando da 206 a 140, registrando un -32,04%
– Piemonte (-49) passando da 1.354 a 1.305, registrando un -3,62%
– Campania (-38) passando da 2.632 a 2.594, registrando un -1,44%
– Provincia autonoma di Trento (-3) passando da 292 a 289, registrando un -1,03%

Fonti:
INAIL – https://www.INAIL.it/cs/internet/comunicazione/sala-stampa/comunicati-stampa/com-stampa-open-data-2022.html
Bollettino Trimestrale – Denunce di infortunio e malattie professionali (gennaio – dicembre) https://web.archive.org/web/20230922160843/https://www.inail.it/cs/internet/docs/bollettino-trimestrale-dicembre-2022.pdf?section=comunicazione
Comunicati Stampa – Infortuni e malattie professionali, online gli open data INAIL di gennaio – https://www.INAIL.it/cs/internet/comunicazione/sala-stampa/comunicati-stampa/com-stampa-open-data-gennaio-2023.html

 

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