Lavoro, redditi e crescita: la falsa verità sulla Germania

Germania Berlino muro
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Da tempo in Europa e in Italia, in particolare, i media e le élite al comando si stanno spendono sulle virtù taumaturgiche del modello tedesco e più in generale sul paese Germania. E questo anche per giustificare decreti e fiducie parlamentari su riforme, per esempio nel nostro paese, che possano finire il lavoro sporco utile alla definitiva cancellazione dello Statuto dei Lavoratori.
A Berlino non funziona sempre come ci raccontano.


Germania. Amburgo 2008
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Vincenzo Comito in un articolo alla domanda su quale sia il «paese che dal 2000 ad oggi registra una crescita inferiore a quella media della zona euro, nel quale la produttività cresce poco, due terzi degli occupati hanno visto diminuire i loro redditi e sono aumentate fortemente le diseguaglianze di reddito e di patrimonio», risponde la Germania [1]. Questo è accaduto nonostante le tanto sbandierate riforme a nome di Peter Hartz, ex manager Volkswagen e consigliere del governo Schroeder che le mise in campo. L’economia è ripartita anche perché gli investimenti sono stati fatti e l’occupazione è cresciuta, ma si è verificata una «crescita dei contratti temporanei e “atipici” e soprattutto [è] aumentato il peso complessivo dei lavori a basso salario. Oggi questo segmento rappresenta il 20 per cento del totale ed è costantemente cresciuto anche il lavoro part-time» [2]. Qui non stiamo parlando  di fenomeni marginali perché la riforma, secondo l’economista tedesco Fratzscher, non un marxista, spiega che 7,4 milioni di persone vivono con i “mini-jobs” o lavori part-time da 450 euro [3].


Germania. Amburgo, porto. 2008
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La situazione è destinata a peggiorare perché la Germania ha strutturalmente visto arrestarsi la sua crescita dopo anni di scelta di investimenti e esportazioni all’estero da una parte e austerity diffusa in Europa.
Gli ultimi dati disponibili e cioè quelli di agosto riferiscono di un – 5,7% negli ordini e un – 4% nella produzione rispetto a luglio: questi sono i peggiori dati da gennaio 2009. Stesso discorso per l’export che ha permesso un attivo strepitoso della bilancia commerciale e che ad agosto ha subito un tracollo con un quasi 6% rispetto a luglio. Le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso per il 2015 all’1,2% di crescita.
Come scrive Barba Navaretti: «il dato però più preoccupante è la relativa stagnazione di lungo termine degli indici, che in sostanza sono fermi ai livelli di inizio 2011 e di fine 2008» [4]. Ancora Fratzscher si scaglia contro le autorità tedesche che avrebbero sbagliato su tutte le scelte e così «la Germania appare in salute semplicemente perché metà dell’Europa appare morta» [5].
Pasquale Esposito

[1] Vincenzo Comito, “L’illusione tedesca”, www.sbilanciamoci.info, 10 ottobre 2014. L’autore dell’articolo ragione sul volume “Die Deutscheland-Illusion, Hanser 2014
[2] Roberta Miraglia, “Germania, le riforme di inizio millennio e i passi indietro della Grande coalizione”, www.ilsole24ore.com,  8 ottobre 2014. L’articolo spiega le altre riforme ed accenna anche al  sistema scuola.
[3] “M. Fratzscher: la riforma Hartz IV – il modello del Job act di Renzi – ha creato un sotto proletariato di 7,4 milioni di persone”, www.lantidiplomatico.it, 10 ottobre 2014
[4] Giorgio Barba Navaretti, “Germania, ora la frenata è strutturale”, www.ilsole24ore.com, 8 ottobre 2014
[5] “M. Fratzscher: la riforma Hartz IV – il modello del Job act di Renzi – ha creato un sotto proletariato di 7,4 milioni di persone”, ibidem

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