Le 20 sconosciute canzoni del 2020 che dovreste ascoltare

20 canzoni sconosciute 2020
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Il 2020 è stato un anno difficile e pesante per tutti, anche il settore musicale ne ha risentito e non poco.

Molti artisti, visto l’annullamento di concerti e festival pur di rimanere vicini ai loro fan si sono adeguati allo streaming come mezzo di promozione.
Durante questo anno si sono potuti seguire live show su Instagram o su altri social, si sono registrati dischi con session su Team, ma anche così i danni che vengono previsti per il settore solo in Italia sono intorno ai 350 milioni di euro.

La profonda crisi inflitta dalla pandemia non ha impedito a molti artisti di renderci più sopportabile questo 2020.

Queste sono solo 20 delle canzoni che hanno reso meno penosa la surreale vita degli ultimi mesi. Molte non sono conosciute ma dovreste ascoltarle.
L’ordine è puramente casuale.

Aoife Nessa Frances, “Geranium
Disco d’esordio “Land of No Junction” per questa cantautrice irlandese, Geranium è un pezzo con una melodia psych-folk, una drum machine in loop, la delicata chitarra e la voce dolce e conscia dell’appassire dei gerani qualunque cosa tu possa fare.

The Blinders. “Mule track
Trio di giovanissimi provenienti da Doncaster che vivono e studiano Manchester, canzone aspra e oscura come il ritratto che la ispira il “The mule track” di Paul Nash, cosi come nel dipinto il trio cerca di rappresentare l’inferno in cui tutti noi realizziamo la nostra vita. Una delle migliori canzoni punk dell’anno.

Deep Sea Diver,  “Stop Pretending
Jessica Dobson e Peter Mansen, il 50% del progetto Deep Sea Diver, durante il lockdown hanno condiviso con i loro fan tramite il loro progetto “Sound & Vision” un ritmo di batteria o un riff di chitarra con cui suonare e creare una canzone.
Questa connessione ha prodotto una serie chiamata “Stay Home Stems“, la collaborazione ha portato alla registrazione di questo brano.
L’ansia repressa le costrizioni hanno portato alla genesi di questa mini-meraviglia inquieta e distorta.

Disq, “Daily Routine
Quintetto proveniente da Madison (Wisconsin), disco d’esordio uscito a marzo per questi ragazzini dalla tendenza lo-fi, “Daily Routine” è la canzone di apertura del disco.
La “routine quotidiana” è un atto di accusa dai testi ironici, “Questa è la mia routine quotidiana / Trascorro le mie ore sullo schermo di un computer “… “Sono in prigione ma penso che questo posto sia stato costruito da me.” Ma il meglio viene se alzate il volume e vi godete il caos, tra chitarre e percussioni che si avventurano da momenti psichedelici a passaggi più orientati verso il Power Pop.

Endless Boogie, “Jerome
Un pezzo scartato nel 2010 diventa materiale per un mezzo singolo, l’altra metà appartiene ai Weak Signal, aiutati da vecchi amici quali Eklow, Sweeney e Malkmus, il vecchio blues si trasforma in un garage–punk dove l’essenzialità degli elementi fa emergere la vena più cruda, violenta e meno convenzionale.
Gli Endless Boogie sono leggende assolute.

Giorgio Canali & Rossofuoco, “Canzoni Sdrucciole
Il grande panico del 2020, come lo definisce lo stesso Giorgio Canali, ha generato l’album “Venti”. “Isolati e confinati nei nostri rispettivi ambienti domestici, abbiamo iniziato a registrare, ognuno con i propri mezzi, spunti e idee e abbiamo cominciato a scambiarceli”.
Tra le venti canzoni c’è questa “canzone sdrucciola”, una canzone dall’andamento Gucciniano, canzone di protesta anni ’70 che contesta contro tutto e tutti a cominciare dalle radio che trasmettono solo canzoni inutili agli aerei dove non si possono più imbarcare liquidi.
Ma la risposta finale è triste, “Chissà perché lo meriti che ci trattino da stupidi”.
In sostanza una protest–song come non se ne sentivano da tempo.

Hen Hogleed, “Trouble
Art pop, free improvisation, synthpop, progressive pop, noise: questi sono i generi musicali che RateYourMusic associa al gruppo, “Trouble” il singolo scelto per lanciare il nuovo disco, “Free Humans” dovrebbe sentirsi fuori luogo in questo contesto si sentirebbe più a suo agio in un disco di una band Indie-pop, ma questa è una dimostrazione di come gli Hen Hogleed facciano bene il loro lavoro anche quando si tratta di rifarsi ad un suono più convenzionale.

Jerry Joseph, “Sugar Smacks
Il viaggiatore globale Jerry Joseph per accompagnare un video realizzato con i filmati dei suoi viaggi, ha realizzato questa “Sugar Smacks” un sermone musicale sullo stato del mondo, una scarica di emozioni.
Jerry Joseph si definisce come “Solo un vecchio punk egocentrico, a cui è stata data una straordinaria possibilità nella vita di vedere le cose di persona” e “Sugar Smacks” lo rappresenta a pieno un mix di rabbia, sottomissione e violenza in un mondo in cui è sempre più difficile riconoscere il bene dal male.

Kevin Morby, “Valley
Di Morby finora si apprezzava il suo lato più rocker, ma con la maturità i suoi testi dolorosi e riflessivi, le melodie più malinconiche si fanno apprezzare anche dai fan più intransigenti.
Valley” ne è un esempio, La sua voce, sommessa e diretta, è completata da un organo delicato, una chitarra delicata e persino una batteria delicata.

L.A. Witch, “I wanna lose
Il trio tutto al femminile di Los Angeles conferma la sua indole, cambiare rotta non gli interessa, la cantante Sadie Sanchez ringhia su chitarre surf rock garage.
Sesso, droga [motociclette] e rock’n’roll: è tutto qui.

Matt Berninger, “Distant Axis
Distant Axis” è stata scritta dal frontman dei National con Walter Martin dei Walkmen. Per precisa scelta Matt a parte l’inconfondibile voce baritonale e le liriche, ha costruito una canzone molto diversa da quelle dei National, i suoni del disco sono tra il semi-acustico e il vellutato con ampia presenza, ovviamente, di tastiere, organi, pianoforti, oltre che archi e fiati.

The Nude Party, “Lonely Heater
I Nude Party possono essere una delle prospettive più interessanti che il rock ‘n’ roll abbia in questo momento.
Autentici nelle loro radici 100% rock ‘n’ roll, facili i paragoni con il rock & roll degli anni Sessanta, come loro stessi dichiarano “Volevamo suonare come i Rolling Stones, Creedence Clearwater Revival e i Kinks”.
Sono solo due minuti ma sono i due minuti più sporchi e taglienti di questo 2020 un must per tutti gli appassionati di chitarre.

Oceanator, “A Crack In The World
Oceanator, il progetto della cantautrice e polistrumentista di New York Elise Okusami. Il suo nuovo singolo una canzone irritata tra roventi chitarre che si contrappongono all’energica batteria e al canto di Okusami, il meglio dell’ indie rock newyorkese.
Il testo anche se drammatico, adeguato all’anno appena trascorso, lascia spazio alla speranza nel finale, “Quando vedi le notizie in TV, alla radio, io continuerò a cercare di mantenere il cielo azzurro”.

Pool Holograph, “Deliverance
Nel 2015, Wyatt Grant ha deciso di trasformare il suo progetto solista Pool Holograph in una vera band, aggiungendo tre membri tra cui i fratelli Jacob e Paul Stolz.
E finalmente il suono si fa più insistente, l’aggressività rock che prima era nascosta sotto melodie che tendevano a balbettare su loro stesse ora diventa più vigorosa e peculiare.
Con “Deliverance” sembra che i Pool Holograph dopo un percorso tortuoso abbiano trovato una via particolarmente attraente.

Heartless Bastards,“Revolution
Dopo cinque lunghi anni passati ad Austin a riflettere se continuare l’avventura degli Heartless Bastards, finalmente tornano con un nuovo singolo e con una nuova musica. Giustamente intitolato “Revolution”, un singolo di lotta non solo quella per la loro sopravvivenza ma la lotta che tutta l’umanità deve sostenere per andare avanti.
La cantante, Erika Wennerstrom spiega lo scopo del nuovo singolo e dice: “Volevo pubblicare” Revolution “prima delle elezioni, per ricordare ciò che è importante nella vita: amore e compassione per te e per i tuoi simili. È una chiamata a non guardare dall’altra parte”.
La voce di Erika Wennerstrom è sempre calda ma aggressiva, pungente ma dolce, imponente ma intima. Se in precedenza il loro blues era orientato verso il country–rootsy ora si rivolge verso una irrequieta psichedelia.

The Proper Ornaments, “Downtown
I Proper Ornaments, non nascondono l’amore per band come Velvet Underground, Love, Left Banks e Beach Boys, il loro sound triste a volte psichedelico o folk in questo nuovo singolo si fonde con una varietà di stili per creare qualcosa che sia nuovo, ma anche in linea con il loro suono.
Downtown fu un successo pop mondiale del 1964 che per un breve periodo ha reso Petula Clark popolarissima, qui trasformata e riarrangiata ne estraggono una bellezza che non vi farà rimpiangere l’originale, anzi.

The Snuts, “Don’t Forget It (Punk)
The Snuts una delle nuove band più entusiasmanti del Regno Unito, nel 2019 dopo una manciata di singoli un tour nel mese di aprile in Inghilterra Scozia e Irlanda vide i biglietti andare esauriti con una velocità fulminea.
La band scozzese torna ora con questo Mixtape in cui è inclusa anche questo singolo, il quartetto unisce un alto contrasto tra la melodia indie e l’alta energia punk. The next big thing?

The Stroppies, “Holes In Everithing
Gli australiani The Stroppies tornano in ottima forma, e ritornano dopo l’eccellente lavoro dello scorso anno richiamando gli echi di gruppi storici dell’Aussie rock come The Clean, Able Tasmans e Tall Dwarfs.
Un singolo forte questo “Holes in Everything“, che anticipa l’uscita del nuovo mini-album, l’organo sibilante che da la forza alla canzone di dimenticare l’angoscia e l’insicurezza che provengono dai testi ed infine le chitarre che danno un ritmo jangly.
19. Terry “Take The Cellphone”
La scena musicale australiana è attualmente uno dei focolai del mondo per giovani talenti.
Anche meno giovani come i Terry, ognuno di loro ha militato in almeno 10 band diverse tra note e meno note prima di approdare al progetto Terry.
Anche se ancora poco conosciuti al di fuori dell’underground, ed è un vero peccato, perché questa band fa la musica più intelligente ed accessibile come il miglior pop degli ultimi quarant’anni.
Anche in questo singolo riescono a legare idee complesse con un sound che vira nelle più svariate direzioni.
Geniali e sovversivi.

Ty Segall & Cory Hansom, “She’s A Beam
Circa mezzo decennio fa Ty Segall collaborò con Cory Hansom dei Wand e scrissero questa canzone la suonarono in versione acustica prima di metterla da parte.
In questo 2020 l’hanno riscoperta e finalmente incisa e tutti i profitti delle vendite della settimana iniziale su Bandcamp sosterranno Black Lives Matter LA.
La canzone ha un inizio lento con la voce di ty molto dolce prima di esplodere in una lunga jam utopistica e psichedelica.
C’è molto da amare qui.

Cesare de Stefano

Se vi va le 20 canzoni le trovate qui.

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