Le Chat di Simenon letto da Granier-Deferre

signoret e gabin
history 3 minuti di lettura

Tratto dall’omonimo romanzo di Georges Simenon, scritto e pubblicato nel 1967, «Le Chat» è un film che perfettamente ancorato nell’epoca in cui è girato riesce ancora oggi ad essere attuale per l’universalità del linguaggio filmico e della vicenda che racconta.

Il film del 1971 venne scritto e diretto da Pierre Granier-Deferre, classe 1927, regista francese appassionato di Simenon, del quale infatti adattò numerosi romanzi sia per il cinema (Etoile du Nord, La Veuve Couderc, Le Train), sia per la televisione (alcuni episodi della serie Maigret interpretata da Bruno Crémer). Considerato un buon artigiano del cinema, Granier-Deferre fu un ottimo interprete della «follia ordinaria degli uomini» come lui stesso disse in un’intervista «quella che ciascuno di noi porta in sé e che affiora per accidente». La sua tendenza alla psicologia, ad una «cinematografia da camera», come lui stesso la definì, ne fece un cineasta di qualità che in quarant’anni di carriera mai si inserì in un movimento artistico specifico.

Nei suoi oltre trenta film Granier-Deferre diresse più che altro grandi star del cinema francese, come Lino Ventura, Romy Schneider, Patrick Dewaere, Alain Delon, Michel Piccoli, Jean Gabin e Simone Signoret. Sono proprio questi ultimi i protagonisti di Le Chat, interpreti di due coniugi amareggiati ed astiosi, costretti a vivere una convivenza in cui non si riconoscono più, in una casa da cui stanno per essere sfrattati in nome dell’innovazione.

Le chat, 1971, regia Pierre Granier-Deferre. Foto Marcel Dole

Le prime immagini del film sono quelle di una città in trasformazione, nella fase in cui tra fango e cemento ci sono solo rovine: muri divelti e villette abbandonate alla furia di un cambiamento che modifica interi quartieri per renderli moderni, spostando le vite dei suoi cittadini in appartamenti piccoli di grattacieli altissimi.

È un quotidiano cupo, tetro, quello in cui Clémence (Simone Signoret) e Julien (Jean Gabin) vivono; una vita comune in cui non amano più ciò che dell’altro amavano prima, ma incapaci di sostituire la mancanza con una nuova affettuosità. I rimpianti e i rimorsi dell’una sbattono contro l’indifferenza e la rabbia dell’altro che preferisce affezionarsi ad un gatto di strada piuttosto che trovare un nuovo modo per essere un compagno di vecchiaia: «Ti ho promesso che ti amavo per sempre e invece mi sono sbagliato, non ti amo più».

In quella casa a due piani con giardino comprata 25 anni prima, in cui luce e pace entravano dalla finestra che si affacciava su una tranquilla stradina costeggiata d’alberi e villette, si consuma la tragedia di due personaggi tanto detestabili quanto patetici, che allineano gesti disperati e cattivi, distruggendo mattone dopo mattone la propria vita comune, come l’ariete di pietra che gli demolisce davanti agli occhi ciò che resta della loro periferia.

In questa storia infinitamente triste di una coppia al crepuscolo, amareggiata dalla vita e da se stessi, l’interpretazione dei due attori è magistrale: straziante la Signoret quanto trafigge Gabin. La loro presenza scenica, il loro muoversi e guardarsi, rende ancor più insostenibile il senso di oppressione e di sofferenza di quelle due esistenze. Una statura attoriale che riesce a rendere ancor più angusti gli spazi di una casa che da nido d’amore si è tramutata in una orribile prigione da abbattere.

Grazie ad una sceneggiatura scarna, parca di parole quanto di sentimentalismo e ad una regia altrettanto essenziale che utilizza brevissimi flashback per sottolineare con la luminosità del passato il grigiore del presente, il film è un capolavoro di equilibrio. Jean Gabin, che rimase in dubbio sul proprio ruolo per tutto il corso delle riprese, affermerà in seguito che quello era il miglior film girato dal dopo-guerra in poi. Al Festival di Berlino del 1971, Gabin vincerà l’orso d’argento come miglior attore insieme alla Signoret, miglior attrice.

V. Ch

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: