Le fantasticherie di un viandante solitario

Le fantasticherie di un viandante solitario di Jean-Jacques Rousseau
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La giovane e vivace casa editrice indipendente Lorenzo de Medici Press di Firenze propone, o meglio ripropone, l’opera postuma di Jean-Jacques Rousseau Le fantasticherie di un viandante solitario (Les Rêveries du promeneur solitaire), un testo uscito dopo alcuni anni dalla morte del grande autore ginevrino. Questa edizione, curata, introdotta e tradotta magistralmente da Ilaria Guidantoni, si distingue per la disposizione ricercata ed elegante del pamphlet già dal titolo, in cui è usato il sostantivoviandante” al posto del più usuale “passeggiatore”, rendendola senz’altro tersa ed accattivante alla visione e al gusto dei lettori più attenti.

Il carattere altamente riflessivo, speculativo delle pagine incoraggia a un esercizio più continuo nel confronto con il testo, che consta in tutto di dieci capitoli di varia lunghezza, stabiliti e presentati dall’autore come altrettante passeggiate. A dispetto di quanto potrebbe far ritenere la relativa brevità, circa centocinquanta pagine, si tratta in realtà di uno scritto di assoluta rilevanza nella storia della letteratura e della filosofia. Innanzitutto, perché siamo di fronte all’ultima opera lasciataci dal grande autore, di fatto il suo testamento, ma anche per il contenuto meditativo-alto che, locuzione dopo locuzione, ne va a comporre soavemente le pagine.

Jean-Jacques Rousseau Le fantasticherie di un viandante solitarioLe Fantasticherie possono di fatto ritenersi il seguito e la naturale conclusione delle Confessioni completate qualche anno prima, precisamente nel 1765. Sono il frutto della ricomposizione, la “impaginazione” di quegli appunti che, in alcuni passaggi, danno persino l’idea di essere stati raccolti un po’ alla rinfusa, annotati durante lunghe passeggiate solitarie, probabilmente negli ultimi due anni prima della morte avvenuta nel 1778. Tuttavia, mentre nelle Confessioni il testo sembra assumere un carattere narrativo soprattutto nella rievocazione di accadimenti del proprio vissuto, nonché spesso di ripetuta autocritica, qui siamo al cospetto di riflessioni scaturite innanzitutto dal confronto con la propria anima, evocate probabilmente dalla visione dello “spettacolo” a cui assiste nel momento medesimo colto da chi scrive, quindi innanzitutto dall’universo circostante. Non a caso Rousseau fa riferimento spesso alla botanica e alla fitoterapia, alcune delle materie approfondite nei suoi anni di studio quasi onnisciente, nel suo interessato e intenso rapporto con la natura. Sono perciò l’occasione che il filosofo aspettava per dare una valutazione finale al suo trascorso di uomo, di autore, di studioso e divulgatore, molto spesso punto di riferimento della società cittadina e aristocratica con cui si era dovuto confrontare ogni giorno nel corso del suo largo periodo di vita passato negli ambienti intellettuali. Dai suoi lunghi trascorsi presso la dimora di Madame Françoise-Louise de Warens, presso Chambéry, fino alla sua vita a Parigi, di cui tra l’altro in questa opera riesce abilmente a definire anche una accurata toponomastica.

Profonde meditazioni, dunque, in cui un Rousseau solitario, e forse finalmente “solo”, si trova dinanzi all’inevitabile e definitivo confronto con se stesso; una sorta di bilancio esistenziale, prima di tutto “ideale”, ma in fondo anche, come si è detto, “materiale” e scientifico. Ai posteri che avranno l’opportunità di incontrare queste pagine, il grande filosofo desidera lasciare una serie di acute riflessioni sulla vita, fornendo ora un’immagine anche insolita per come fino ad allora era stato conosciuto. Addirittura, in alcuni passaggi, sarà possibile ribaltarne completamente la percezione di uomo comunque “universale” e “pubblico”, che aveva fatto dello studio della società la sua ragione speculativa e distintiva. Questo perché molte riflessioni lo mostrano ora, attraverso le sue stesse parole, profondamente deluso dagli uomini e da quello stesso ambiente che definisce in molti passaggi ipocrita e invidioso. E’ possibile che questa recente nettezza di considerazioni derivi anche dalla fredda accoglienza di alcune sue ultime opere e dal fatto che si sia ritenuto ora emarginato dalla congrega “razionale” con cui era stato fino a pochi anni prima sempre in proficua relazione.

Nella riflessione finale e complessiva scaturita dalla lettura del testo, in cui l’autore utilizza tra l’altro quasi sempre la prima persona singolare, è dunque indubbiamente presente la percezione di un nuovo approccio alla vita, di cui questo inedito isolamento è probabilmente la chiave di lettura, il fulcro della valutazione. Nella sua speculazione filosofica e metaforica, ora infatti l’uomo sembra aver trovato finalmente l’armonia con se stesso, proprio grazie al rapporto privilegiato e assoluto con la natura circostante. Siamo di fronte, pertanto, a quella dolcezza ormai definitivamente abbracciata, che niente e nessuno può più portargli via, che conduce, come si diceva, al solo confronto con la propria anima: un finale di vita decisamente contemplativo, tranquillo, non più solo “mondano”.

Rispetto al Rousseau conosciuto e studiato solitamente, ovvero essenzialmente quello di opere come Il Contratto sociale, l’Emilio, la Nuova Eloisa, etc. le ultime opere, in particolare proprio Le Fantasticherie, ci forniscono dunque l’opportunità di cogliere l’autore nella sua più profonda essenza: introspettiva e intimista. È evidente che a questo punto non si senta più in obbligo di divulgare nulla, abbandonando i dettami del filone enciclopedico e sociale, ma riflettendo bensì al fine con se stesso sul senso della propria esistenza, attraverso quei sogni ad occhi aperti (la traduzione letteraria del titolo originale, Les Rêveries…) alimentati dal senso della visione. Un’opera che ci pare indispensabile e che può senz’altro aiutare il lettore interessato ad abbandonarsi alla ponderazione, attraverso la concentrazione sul proprio Io. Alle edizioni Lorenzo de Medici Press e alla curatrice Ilaria Guidantoni, il ringraziamento per la capacità di averlo riproposto in questa nuova, splendida edizione.

Cristiano Roccheggiani

Jean-Jacques Rousseau
Le fantasticherie di un viandante solitario
a cura di Ilaria Guidantoni
Lorenzo de Medici Press, 2022
pagine 152
euro 10,00

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