Le modifiche al Codice di consumo

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Nel corso del 2007 il Codice del consumo è stato oggetto di alcuni rilevanti interventi normativi a testimonianza del fatto che non fosse sufficientemente esaustivo ai fini della tutela a tutto tondo dei consumatori. Nonostante le modifiche apportate e pur non mancando apprezzabili sforzi ricostruttivi, manca ancora un coerente impianto sistematico. Ad esempio, la solenne enunciazione dei diritti fondamentali dei consumatori di cui all’art. 2 comma 2 del Codice: il diritto alla tutela della salute, il diritto alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, il diritto alla correttezza, alla trasparenza ed all’equità nei rapporti contrattuali ed ancora il diritto all’erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualità ed efficienza, si palesa come priva di un reale contenuto precettivo, esaurendosi nella riaffermazione, peraltro con norma di rango inferiore, di diritti già formulati nella Carta Costituzionale e già tutti indubbiamente spettanti ad ogni cittadino in quanto tale, indipendentemente dalla posizione ricoperta nella circolazione di beni e servizi, cioè dalla sua qualifica di imprenditore o consumatore.

Si è recepita la direttiva 2005/29/CE in materia di “Pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori” (ad opera del d.lg. n. 146/2007), quindi, l’attuazione delle “Disposizioni correttive ed integrative a norma dell’art. 7 della legge n. 229/2003” (ad opera del d.lg. n. 221/2007) per mezzo del quale si provvede anche a far rifluire all’interno del Codice la disciplina riguardante la “Commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori” (dettata dal d.lg. n. 190/2005 in attuazione della Direttiva 2002/65/CE).

Con questi poderosi interventi, gli articoli del Codice passano dagli originari 146 agli attuali 171, rilevanti sia per dimensioni che per contenuti. La regolamentazione in materia di pratiche commerciali, in particolare, è destinata ad influenzare in modo complessivo il grado di tutela riconosciuto ai consumatori, trattandosi di un intervento che, ponendosi l’ambizioso obiettivo di contrastare in modo trasversale le condotte scorrette adottate dai soggetti professionali (nella pubblicità e nella promozione dei prodotti, al momento della vendita come sul versante delle garanzie) impatta in modo consistente sull’impianto del Codice.

Le disposizioni correttive ed integrative (d.lg. n. 221/2007) rispondono, invece, all’esigenza di completare il quadro dell’ordinamento di consumo. Di particolare rilievo, come detto, l’intervento in materia di pratiche commerciali tra professionisti e consumatori che, dal punto di vista sistematico, ha il merito di mettere ordine nella disciplina della pubblicità realizzando una chiara separazione tra le norme a tutela dei professionisti concorrenti (oggi poste al di fuori del Codice di settore) e quelle a tutela dei consumatori che oggi si trovano proprio nei nuovi artt. da 18 a 27-quater. Si osservi, infine che le norme sulle pratiche commerciali scorrette operano anche altri interventi di coordinamento: il d.lg. n. 146/2007 riforma anche l’art. 57 del Codice riguardante la “fornitura non richiesta” (art. 2) ed incide altresì (art. 5) sulla legge n. 173/2005, recante la disciplina della vendita diretta a domicilio e delle vendite piramidali stabilendo l’abrogazione, nella parte in cui riguardano forme di vendita tra consumatori e professionisti, dell’art. 5, 1° e 7° comma.

Dopo tanto tempo di legislazione speciale, sull’onda di una evidente esigenza di semplificazione della normativa, è tornato in auge l’ operazione di codificazione per risistemare la materia oggetto del Codice, con uno sforzo che va riconosciuto.
Inutile aggiungere il valore simbolico e politico di una siffatta operazione per i consociati che possono trovare in un unico corpus tutta (o quasi) la disciplina che riguarda un certo ambito, contribuendo a quella conoscibilità della legislazione, in grado, secondo i precetti costituzionali, di rimuovere gli ostacoli alla uguaglianza sostanziale tra i consociati.
Lucia Feroce

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