Le multinazionali delle bibite usano solo il 6,6% di bottiglie riciclate

oceano Mozambico
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La plastica è per sempre, oserei dire. Di fatto dalle stime ci vogliono più di cinquecento anni perché scompaia dall’ambiente. Della plastica e dei suoi danni ci siamo occupati quando vi abbiamo parlato di intere isole di plastica galleggianti negli oceani. Una ricerca di Greenpeace continua a farci gridare che questa situazione non deve andare avanti per l’ambiente e la salute di tutti. A maggior ragione se per fare passi in avanti non sembra così complicato. Se pensate che solo il 6,6% delle bottigliette utilizzate per bibite analcoliche sono riciclate. Il dato proviene da quello studio che ha riguardato Danone, Dr Pepper Snapple, Nestlé, PepsiCo e Suntory che con le loro attività vendono più di 2.000.000 di tonnellate di bottiglie mono uso di plastica. Se poi ci aggiungiamo gli altri imballaggi di plastica raggiungiamo la cifra di 3.600.000 milioni di tonnellate. Grande assente, la Coca Cola che non ha fornito i dati sulla plastica utilizzata.
«Nessuna delle aziende intervistate hanno impegni, obiettivi o scadenze per la riduzione della quantità di bottiglie di plastica monouso utilizzate. Invece, la maggior parte di esse si stanno concentrando i loro sforzi per “alleggerire” il problema – producendo bottiglie in PET più sottili in modo da ridurre i costi, la plastica da usare e le emissioni di carbonio – o sviluppando bioplastiche che non utilizzano il petrolio come materia prima. Ma entrambe le soluzioni non risolvono il problema della plastica negli oceani » [1]. A questo si aggiunge anche un immobilismo verso il futuro, nel senso che l’attività di ricerca per modificare i modelli produttivi e di vendita sono limitate da parte delle aziende analizzate.
Nei mari del mondo, secondo la ricerca della Ellen Mac Arthur Foundation, ci sarebbero oltre 150.000.000 di materie plastiche. E il Mediterraneo è quello in condizioni peggiori.

La gravità del problema obbliga ad andare oltre il riciclo, nel senso che se vogliamo rendere la vita dei nostri mari migliore e di conseguenza la nostra, c’è bisogno anche di ridurre fortemente la produzione e il suo utilizzo per gli imballaggi che tra l’altro non dovrebbero più uso e getta. In Europa il 40% della plastica prodotta è appunto destinata all’imballaggio.

I passaggi ulteriori li devono fare i legislatori che devono trovare il modo di disincentivare questo modo di produrre (l’Europa si è data l’obbiettivo di arrivare a riciclare il 70% dei rifiuti entro il 2030, ma non è sufficiente) e questo modello di consumo. E poi ci siamo noi cittadini che spesso non adottiamo comportamenti e scelte nei nostri acquisti sostenibili per l’ambiente e per la nostra salute. Infatti oltre a deteriorare gravemente la fauna e la flora marina i minuscoli e invisibili residui di plastichi ingeriti dagli organismi ce li ritroviamo nelle nostre tavole.
Pasquale Esposito

Greenpeace, Bottling it, http://www.greenpeace.org.uk/sites/files/gpuk/Bottling-It-International-UK%20(1).pdf
Ellen Mac Arthur Foundation“The new plastics economy”, https://www.ellenmacarthurfoundation.org/assets/downloads/EllenMacArthurFoundation_TheNewPlasticsEconomy_15-3-16.pdf

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