Le novità del ciclismo 2017. Dalla squadra di Aru alla moda ciclistica

ciclismo corsa in Grecia
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Ebbene, è nata la nuova squadra di ciclismo su strada, Baharain Merida Pro cycling team, nella quale risalta soprattutto la presenza stratosferica di Vincenzo Nibali (1984), insieme al suo fratellino Antonio (1992).
A loro si aggiungono, tra gli italiani, Valerio Agnoli, Enrico Gasparotto, Sonny Colbrelli, Franco Pellizzotti, Giovanni Visconti, Manuele Boaro. Gli stranieri di contorno non sono da meno. Soprattutto per le salite e non solo.
È interessante che i due siciliani, Vincenzo Nibali è Giovanni Visconti si ritrovino insieme! La Sicilia si ricompone. Soprattutto perché, a mio avviso, Giovanni Visconti ha sofferto da tempo (incidenti a parte) la mancanza di un grande riferimento, a lui simile.
Si potrebbe ritenere che la nuova squadra araba è abbastanza “italiana”, per giustificare un buon tifo da parte nostra. Speriamo di ritornare a tifare per le persone e non solo per le squadre migliori.

Ci saranno condizioni paritarie per fare il tifo Nibali-Aru, come una volta Coppi-Bartali. Sempre che il valore di tanti fuoriclasse stranieri, non riduca il nostro tifo alla nostra sfida solo familiare, di casa,  Nibali-Aru.
È da circa da due anni che si sta parlando di questa nuova squadra “bomba”. Non solo per separare due “galli italiani” nello stesso pollaio, Vincenzo Nibali e Fabio Aru. Ma soprattutto per annunciare lo show, a sorpresa, di una nuova grande squadra supportata dal favoloso mondo degli Sceicchi arabi. Tutta costruita attorno a Vincenzo Nibali, per sbaragliare – si presume – l’intero modo del ciclismo.

La nuova squadra di Nibali ha praticamente attinto il meglio dalla squadra dell’Astana, che a questo punto potrebbe apparire in crisi. Salvo il fatto che Fabio Aru non è ciclista di poco conto.
Che responsabilità per Vincenzo Nibali, ora che entra nei trentatré anni di Cristo!
La nuova squadra è finanziata da un consorzio di imprese del Bahrain, e dall’azienda taiwanese di biciclette Merida.
L’allenatore-capo sarà Paolo Slongo, tecnico di lunga esperienza, praticamente da sempre al fianco di Vincenzo Nibali, è che, pertanto, conosce benissimo. Insieme al massaggiatore Michele Pallini, che ha grande familiarità con i problemi muscolari di Vincenzo Nibali. Segue il dottor Emilio Magni, che è un medico sportivo tra i migliori al mondo da anni.
La maglia della squadra della Baharain Merida sarà rossa con anello nero alla vita. Calzoncini neri.
Dopo esserci abituati a cercare la maglia celeste di Vincenzo Nibali (e tricolore in petto per due anni), colore abbastanza riconoscibile, dovremo ora riabituarci a cercare la “macchia rossa” tra tanto rosso, che in effetti abbonda in Gruppo.
Occorre riconoscere che la moda tout court non è stata molto attenta allo specifico settore sportivo in generale e ciclistico in particolare. In quest’ultimo caso si gioca soprattutto sui colori shocking – rosa shocking, giallo shocking, etc., magari con abbinamenti altrettanti shocking…
L’obiettivo è evidentemente quello di creare l’effetto di Gruppo, alla media a grande distanza. Infatti colpisce il colpo d’occhio dei colori vivaci lontani, mentre l’effetto-velocità alla breve-brevissima distanza crea solo un “effetto scia”, visivo ed acustico (un soffio particolare). Difficilmente percettivo, comunque suggestivo e poco sensibile al particolare, quanto piuttosto attento alla “persistenza visiva” di alcuni colori, e, in questo caso particolare, sul loro abbinamento, con riconoscimento solo dinamico.
È noto in generale che la percezione del colore dipende strettamente dalla velocità.
Diverso è il discorso delle immagini che ci pervengono dalle riprese televisive “da motocicletta”, che seguono la corsa a distanza ravvicinatissima. Che durano ore e scendono veramente nei particolari, con inquadrature quasi “da fermo”, salvo le gambe che girano veloci.
È questa la scala che mette in evidenza divise sportive scadenti, che si basano solo sui colori, sgargianti o opachi, che mirano solo agli effetti di “Gruppo veloce“. Si tratta delle cosiddette “macchie di colore“, che consentono di fare “strategie” in corsa da parte dei vari Direttori sportivi, sulle loro auto-ammiraglie, di individuare i treni delle volate, di riconoscere abbastanza bene, da lontano, le proprie squadre preferite, che difendono e portano i loro capitani. (Oltre ai tanto discussi sistemi di radioline, etc.).
Sulle divise ciclistiche banali gioca la preponderanza esagerata, poi, delle scritte e dei loghi pubblicitari, che si esprimono per quello che sono, a prescindere dallo sport, prevalendo, come detto, il colore di massa. Le sigle e i loro loghi non sono in genere “adattati” alle maglie sportive, cui si impongono. I ciclisti rassomigliano molto ai piloti di Formula uno, o ai piloti motociclisti, che sono “tappezzati” di pubblicità in una maniera esagerata. Tanto che non serve una “moda” specifica delle loro tute.
Questo discorso riguarda, allora, la maggior parte degli sport.
Forse meno il calcio, dove prevale lo Sponsor principale, lasciando al fondo delle maglie le tradizionali composizioni a strisce o altro, che, pur nel loro rispetto, in Italia non sono state reinterpretate con originalità dal “Made in Italy”, famoso nel mondo. Nei Campionati europei di calcio, si sono viste maglie nazionali di altre squadre che hanno reinterpretato i loro tradizionali colori, mentre la maglia “azzurra” ha adottato l’azzurro e il bianco in modo abbastanza banale.

Ritornando al caso della moda ciclistica, credo che si dovrebbe riconoscere a Mario Cipollini il maggior estro per le sue eccezionali divise (cronometro ed altro). Che non è stata solo stravaganza, ma la voglia di rifondare la visibilità dello “sforzo ciclistico” e delle sue fantasie ed immaginario collettivo, che vanno al di là della corsa. Che si sposano con la personalità individuale e di Gruppo, sempre diversa e poco approfondita, di uno sforzo lungo. Sia nella preparazione preliminare, sia nella estensione della performance.
Credo che l’aspetto della suggestione visiva, a colori e design, dovrebbe conquistare la necessità di un più attento esame e relative considerazioni, tanto da suscitare l’interesse della moda in generale, e nel “Made in Italy” in particolare.
Si deve andare più a fondo, come tenta di fare una bravissima commentatrice televisiva (donna), Alessandra De Stefano. (da’ milioni di punti ai commentatori uomini, che restano molto di più sulle sole questioni tecniche).
Spesso non ci accorgiamo dei sottili accostamenti che Alessandra De Stefano crea tra evento ciclistico puro e semplice e il suo scenario di fondo, soprattutto quando si tratta dei particolari Paesaggi italiani, della storia, del folklore, della cultura in generale.
Poi arrivano le novità del 2017, come in ogni stagione ciclistica, riguardano le nuove tecnologie (prima di tutto il sistema dei freni a disco), dei nuovi telai, dei nuovi componenti, etc,
Tecnologie che si sprigionano soprattutto nelle prime corse della stagione ciclistica (oltre che nelle preparazioni invernali). Quelle che si corrono nei Paesi caldi : 17-22 Gennaio 2017 – Australia- Santos Tour Down Under, 6-10 Febbraio 2017 – Qatar – Tour of Qatar.
Ma questa è un’altra storia. Che continua.
Eustacchio Franco Antonucci

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