Le politiche della destra dentro e fuori la Polonia nel dopo le elezioni

Polonia bandiera
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Secondo quanto stabilito dalla Costituzione polacca il nuovo Parlamento dovrà riunirsi per la prima seduta entro il 24 novembre prossimo, mentre nei giorni passati si è fatta notare l’assenza della candidata premier e vincitrice delle elezioni Beata Szydło alimentando speculazioni su eventuali dissapori con l’ex primo ministro Jarosław Kaczyński, padre fondatore e leader indiscusso del partito di destra populista e nazionalista Legge e Giustizia (PiS). Dal partito smentiscono: si tratta semplicemente di un periodo di riposo dopo la campagna elettorale [1].

Vedremo cosa succederà nelle prossime settimane, ma la cinquantaduenne Beata Szydło ha pazienza da vendere. Nata nel sud della Polonia a Oswiecim (più nota come Auschwitz), figlia di un minatore in terre dominate dalla cattolicesimo e dalla gerarchia ecclesiastica, ha aspettato l’occasione che il partito le ha dato dopo molti anni: giugno scorso Kaczyński l’ha nominata candidata premier, dopo che lei aveva condotto vittoriosamente la campagna elettorale per l’attuale Presidente, Andrzej Duda. Una figura più moderata e quindi presentabile per la destra nazionalista e per  l’Europa rispetto al rude capo del suo partito che non si è preoccupato, ad esempio, di giustificare la posizione anti-immigrati e profughi con il rischio epidemie.

Le elezioni, il PiS e la candidata, le hanno vinte a mani basse con il 37,6% dei voti e 235 seggi (su 460 totali) contro la premier uscente Ewa Kopacz del partito Piattaforma civica (PO) al governo da otto anni e che ha racimolato un 24,1% e 138 seggi. Seguono il partito-movimento  antisistema Kukiz’s 15 (8,8% e 42 seggi) con a capo la rockstar Pawel Kukiz, il partito liberale Nowoczesna (7,6% e 28 seggi) il cui leader è l’economista Ryszard Petru, il Partito popolare dei contadini (5,1% e 16 seggi) e la Minoranza tedesca che avrà un seggio.
Per la prima volta nell’era post-sovietica, nella nuova Sejm,  non ci saranno partiti di sinistra che si erano presentati in coalizione comprendente  socialdemocratici, verdi e altri movimenti civici e che non ha superato la soglia di sbarramento dell’8% prevista dalla legge elettorale. Questo va consolidare un clima fortemente orientato al conservatorismo con punte di razzismo e che potrebbe rendere più facili le decisioni di blocco e rifiuto di immigrati e profughi, sui temi religiosi e sulle relazioni estere con la Russia in particolare e la Germania in second’ordine.
Dalle prime analisi il voto, a favore per il PiS, è stato diffuso geograficamente e demograficamente. Anche molti giovani si sono spinti a votarlo forse attratti da migliori prospettive. Evidentemente la narrazione della campagna elettorale è stata convincente su quei tanti, troppi giovani, che hanno lavori precari: il 30%, la percentuale più alta in Europa.

Sul senso delle elezioni e sul valore democratico di esso, non mi stancherò mai di dirlo, pesa un’astensione molto forte (49%) che se aggiunta ai premi che si ottengono favorisce il consolidarsi delle élites economico-politiche rispetto alla stragrande maggioranza della popolazione.  Di fatto solo il 19% degli aventi diritto ha votato per il PiS.
«Il timore è quello della retorica nazionalista e populista nonché il varo di riforme simili a quelle di Viktor Orban in Ungheria. Il primo passo infatti è quello di una svolta sulla politica dei migranti. E un ritorno allo quel clima di diffidenza simile a quello che il Pis ha instaurato fra il 2005 e il 2007.  Adam Michnik, il direttore di Gazeta Wyborcza ha avvertito che “A rischio, in Polonia, è la stessa democrazia”» [2].
Su Newsweek Polska il direttore Tomasz Lis «si chiede come mai i polacchi abbiamo deciso di correre il rischio che qualcuno possa mettere in atto un simile e pericoloso disegno. […] la cosa peggiore di questa domenica elettorale è stata che “l’orientamento moderato e filoeuropeo e la prevedibilità sono stati malamente sconfitti dall’estremismo, dal populismo e dal nazionalismo”» [3].

La sconfitta del partito di governo è ascrivibile ad una serie di fattori. Uno di questi è che nonostante la Polonia in questi anni non abbia subito gli effetti della grande crisi partita dagli USA nel 2007, con un Pil in crescita, una bassa inflazione, una disoccupazione limitata, l’esecutivo liberale ha imposto comunque una politica di austerità, compreso in alcuni casi il blocco dei salari pubblici, non graditi ad una fetta della popolazione e i buoni dati sull’andamento economico non sono coincisi con una migliore qualità della vita in certe aree. Tra i giovani come accennavamo i lavori precari, mal pagati e con livelli di produttività elevata richiesta li hanno portati a cambiare rappresentanti, compresa la scelta del partito della rockstar. Va detto anche che fin dalla caduta del comunismo il comportamento elettorale è stato sempre quello di punire il partito di maggioranza in un contesto in cui, tra le istituzioni, i partiti godono di una scarsa fiducia [4].
Come dice Rita di Leo «la vittoria alle elezioni ha un’importanza che va definita in ogni suo aspetto. Intanto è la prova che quasi mezzo secolo di gestione sovietica del paese ha lasciato solo odio per averla subita, inoltre è la prova che quasi un quarto di secolo di gestione capitalistica ha creato una reazione di rigetto per avervi creduto» [5].

Il nuovo governo dovrà intervenire, come da programma elettorale, sulle pensioni per ridurne l’età pensionabile, rafforzare gli assegni per le famiglie, diminuire le imposte sul reddito delle persone più povere, abbassare dal 19% al 15% la tassa per le piccole imprese , mantenere alcune prerogative per gli agricoltori.
L’impronta cattolica e conservatrice sarà sempre più un elemento caratterizzante sul tema dei diritti civili fino all’idea di introdurre la religione come materia per l’esame di maturità. Nonostante il diffuso sentimento (presunto) cattolico e cristiano le posizioni nei confronti dei migranti e dei profughi saranno ancora più escludenti, come dichiarato da diversi esponenti del partito. Senza dimenticare che l’Unione europea, dal 2007 al 2020, ha garantito finanziamenti per 180 miliardi di euro alla Polonia. E senza dimenticare che il paese ospita immigranti per una percentuale irrisoria rispetto al resto d’Europa e senza dimenticare che per molti anni i polacchi sono emigrati in tutto il continente specialmente in Gran Bretagna.
La natura dirigista e populista si dovrebbe ulteriormente rafforzare con il progetto di riforma della Costituzione rafforzare il ruolo del presidente e del primo ministro. Il presidente non sarebbe più «una figura superpartes e dai poteri limitati, assumerebbe, secondo la riforma, un ruolo strategico e più influente sul sistema giudiziario, (da qui l’accusa di non rispettare la separazione dei poteri) sui media e i servizi segreti» [6].

In politica estera è possibile che ci sia un maggiore irrigidimento, insito nel modello teorico delle destre populiste orientate a difendere strenuamente il proprio territorio da “invasioni” di immigrati e profughi, di beni e servizi stranieri che possono mettere a repentaglio la struttura produttiva nazionale e di culture che intacchino l’identità nazionale.
A Bruxelles dovranno fare i conti con l’opposizione a soluzioni che coinvolgano i maniera significativa la Polonia sulla crisi dei profughi privilegiando ancor di più i vicini orientali in particolare sposando le tesi dell’Ungheria di Viktor Orbán. Il Pis ha come punto privilegiato la crescita del gruppo di Visegrad nel quale sono presenti oltre alla Polonia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Slovacchia che continueranno a fare fronte comune contro i paesi più grandi per difendere i loro interessi. Non ci sarà nessun passo in avanti nelle relazioni con la vicina Russia, anzi il ruolo sempre più importante nella Nato, favorito dagli USA, potrebbe peggiorare ulteriormente le cose. E i toni non saranno concilianti nemmeno sulla crisi in Ucraina anche se gli interessi polacchi per una stabilizzazione sono chiari.
Possibile un indebolimento nel rapporto con la Germania indebolito dalle posizioni sui profughi della Merkel e forse soprattutto per il via al progetto North Stream2. Si tratta della costruzione da parte del gruppo russo Gazprom e dei suoi partner (le tedesche E.ON et BASF, l’anglo-olandese Royal Dutch Shell, l’austriaca e la francese Engie) del nuovo gasdotto Nord Stream 2 [7] che collegherebbe la Russia alla Germania passando sotto il Mar Baltico. Un progetto osteggiato da Varsavia e dal gruppo Visegrad perché metterebbe a repentaglio la sicurezza energetica della Polonia e di altri paesi del blocco orientale.
Pasquale Esposito

[1] Vanessa Gera, “Poland’s candidate for premier absent from new Cabinet talks”, www.thewashingtonpost.com, 3 novembre 2015
[2] “Elezioni Polonia, i risultati: trionfo dell’ultradestra nazionalista e anti-Ue”, www.ilfattoquotidiano.it, 26 ottobre 2015
[3] “I commenti della stampa polacca alla vittoria degli euroscettici”, www.internazionale.it, 26 ottobre 2015
[4] Hubert Tworzecki e Radosław Markowski , “Did Poland just vote in an authoritarian government?”, www.the washingtonpost.com, 3 novembre 2015. Gli autori sono rispettivamente professori all’Emory University e alla University of Social Sciences and Humanities di Varsavia.
[5] Rita di Leo, “Il degrado polacco”, www.ilmanifesto.info, 28 ottobre 2015
[6] Cecilia Cacciotto, “La Polonia vira a destra”, it.euronews.it, 26 ottobre 2015
[7] “Gas russo, il presidente polacco vuole fermare la costruzione di Nord Stream 2”, www.greenreport.it, 8 ottobre 2015

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