Condividi

Ieri a Milano la burrasca ha scoperchiato tetti e allagato strade ma ATIR è andata in scena lo stesso. Mentre mi avvicinavo con la mia carrozzina alla Chiesa di S. Maria alla Fonte, immersa nel bel parco della Chiesa Rossa, mi chiedevo chi dei matti di ATIR avesse lanciato l’idea di un Festival al buio, in cui lo spettatore arriva a teatro e non sa chi andrà in scena.
Si conoscono solo i nomi degli artisti che partecipano alle ventidue serate del festival La prima stella della sera, ma non quando interverranno.
Matti quelli di ATIR. Ma che splendida follia.
Hanno voluto svincolare il ritrovarsi dal nome dei personaggi. Dando così ancora più valore a quel rito civile che è il Teatro. A richiamare il pubblico non sono i grandi nomi ma il teatro stesso. Splendida trasgressione quella di rinunciare al nome in cartellone.
Il pubblico ha dato ragione ad ATIR. Ogni sera c’è stato il tutto esaurito nel cortile adiacente l’abside della chiesa dei frati cappuccini che hanno generosamente concesso lo spazio.
C’era il tutto esaurito anche ieri per Lella Costa.
I sessantaquattro posti a disposizione, più due per le persone disabili, erano tutti ben distanziati e occupati

Lella Costa in Questioni cuore. Foto Gianfranco Falcone

Ma quanto è bella Lella Costa.
È salita sul palco accompagnata dal caloroso applauso di un pubblico affamato di Teatro. Con verve pacata e ironia sorniona ha sollecitato il pubblico a prolungare l’applauso iniziale. Ha spiegato che erano ormai quattro mesi che si trovava in astinenza da quell’abbraccio caloroso.
Sempre con il suo sorriso pacato Lella Costa ha introdotto lo spettacolo dal titolo Questioni di cuore, dal nome della rubrica che la giornalista Natalia Aspesi cura sul Venerdì di Repubblica.
L’attrice ha selezionato e messo in scena, creando un percorso ragionato, le lettere e le risposte che fanno parte della rubrica della Aspesi.

Abbiamo subito apprezzato la capacità interpretativa con cui Lella Costa è capace di riprodurre le inflessioni dialettali, proprie di ognuno degli autori delle lettere. Abbiamo ascoltato le parole di italiani e italiane che raccontano i loro affanni amorosi. Sono gli affanni che incontriamo tutti noi nel nostro quotidiano.
Apparentemente leggero lo spettacolo è capace di cogliere con intelligenza e acume le problematiche dell’oggi. È uno spettacolo suscettibile di una duplice lettura. Se lo si desidera si può semplicemente sorridere. Se si vuole si può andare al di là della risata. Infatti siamo accompagnati da una Lella Costa raffinata ed elegante, mai sopra le righe, a confrontarci con problemi legati all’educazione sentimentale del Paese.

La coppia Natalia Aspesi – Lella Costa ci accompagna con delicatezza attraverso gli umori sentimentali di un popolo. Virtuale la presenza della Aspesi attraverso la sua scrittura. Carnale l’esserci della Costa. Entrambe però sono accomunate da medesime caratteristiche. Hanno il pregio di non salire mai in cattedra mentre tentano di trovare il senso delle cose. Non sono indulgenti, ma nello stesso tempo riescono a conservare leggerezza e simpatica ironia.
A mantenere il tono leggero contribuiscono alcune e poche canzoni della Vanoni, utilizzate come efficace stacco musicale.
Così ascoltiamo le parole di lettere scritte da orsacchiotti vanesi, da donne timide, da uomini arroganti, da illusionisti e illusi dell’amore, da timorosi e da chi è ancora in cerca del grande amore. Si ascolta di amori transessuali ed amori omosessuali. Si affrontano problematiche come la prostituzione. Non risparmiando qualche stoccata alla misoginia a volte sottile, spesso pervasiva, che attraversa il paese.

Ma mai, nelle risposte di Natalia Aspesi e nell’interpretazione di Lella Costa, si ha la tentazione di cedere al facile perbenismo o all’altrettanto sgradevole e noioso politicamente corretto. La lettura di Lella Costa è una grande prova di affetto e di rispetto nei confronti di chi scrive, di paure e desideri, che poi sono anche i nostri.
Guidati dalla recitazione sapiente di Lella Costa, da una leggerezza e ironia ben calibrati riusciamo a cogliere in filigrana la maturità e immaturità emotiva di noi italiani tutti, dall’adolescenza alla vecchiaia.
Si tratta di questioni di cuore per sorridere ma anche per pensare.

Che poi le questioni di cuore siano anche questioni politiche ce lo mostrano Serena Sinigaglia, attrice regista e Direttrice artistica Teatro Ringhiera ATIR, e Lella Costa nell’intervento finale in cui spiegano le loro ragioni.

Serena Sinigallia e Lella Costa al Parco della Chiesa Rossa. Foto Gianfranco Falcone

Serena Sinigaglia sostiene l’idea di un festival al buio come atto politico che rivendica
La convinzione e la fiducia che ci sono un sacco di persone, un sacco di cittadini italiani che pensano che l’istruzione la cultura siano cura dell’anima, della persona, siano per un paese sano.

Mentre Lella Costa con impareggiabile ironia riesce a far emergere i nervi scoperti di una classe dirigente.
Secondo me c’è stato una sorta di inconsapevole coming out. Finalmente è venuto fuori quello che veramente nel nostro paese si pensa di tutto ciò che va sotto il nome di cultura. Da anni sostengo che quelli che dovrebbero essere i nostri referenti quando parlano riescono a dire cultura facendo sentire la C maiuscola. E non gliene frega un cazzo. Non gliene è mai fregato niente. Non ci hanno mai creduto tanto così.
Lo dice avvicinando indice e pollice della mano destra. Li avvicina molto.
Ma che questo non sia il sentire del pubblico lo dimostra l’aver affrontato il rischio burrasca e la sfida degli spettacoli al buio.
Grazie ATIR.
Grazie Lella Costa.

Gianfranco Falcone

In this article