Le solite Ue e Fmi per il piano di salvataggio della Grecia

Grecia Creta Cnosso
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Da qualche parte si sta pensando che la Troika (oramai non la si nomina quasi più) stia allentando la morsa con la Grecia. Forse il problema è che tutto il danno che poteva essere fatto per i cittadini greci e per l’economia di quel paese è stato fatto. Compresa l’abbattimento di una politica che ai tempi dell’arrivo di Tsipras avrebbe potuto organizzare il paese in maniera diversa. Di fatto la crisi greca non è stata mai risolta e non si mai voluta risolvere a Bruxelles.
Vedremo se l’ammorbidimento è reale visto quanto sta accadendo in Europa dalla Brexit all’esplosione dei partiti e movimenti anti-europeisti a quanto potrebbe accadere con le elezioni in Olanda, Francia e Germania oramai alle porte.

Torniamo al drammatico balletto che, con una puntualità teutonica, si verifica alla scadenza dei piani di salvataggio (?) della Grecia. Si è da poco concluso l’incontro ad Atene tra il commissario UE per gli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici e il premier Alexis Tsipras per un accordo sul piano di salvataggio. Il commissario , pur riconoscendo i notevoli passi in avanti della Grecia, ha spiegato come siano inevitabili ulteriori riforme per rendere l’economia più competitiva.

Il PIL greco nel 2016 sia pur per qualche decimale ha avuto un segno positivo e soprattutto le stime per il 2017 parlano di un 2,7% e di un 3,1% nel 2018 ben al di sopra di quanto potrà fare l’Italia, ultima nella classifica in Europa per crescita economica. Anche la disoccupazione ha visto un leggero calo e le entrate negli ultimi tempi hanno superato le attese. Ma la Grecia resta sull’orlo di un fallimento perché il suo debito si aggira intono al 180% del PIL e soprattutto è una nazione allo stremo con una povertà diffusa causa la perdita di potere d’acquisto delle famiglie (-30%), delle pensioni tagliate di un 25% e con una disoccupazione giovanile (25-34 anni) al 44%.
Quel poco di luce che si intravede in fondo al tunnel potrebbe essere vanificata da ulteriori ritardi nell’accordo per l’incertezza dei finanziamenti a cui si aggiungerebbe quella politica con un il governo e Syriza in calo di popolarità.
Siamo all’interno del piano UE e FMI per 86 miliardi e ora si sta discutendo di 1,4 miliardi di euro che Atene deve restituire alla Bce ad aprile e di 7 miliardi che deve ai creditori europei a luglio.
Tsipras non intende aggravare ulteriormente i bilanci famigliari per poter assecondare le richieste, soprattutto da parte dell’UE e meno dal FMI che sembra aver compreso l’esosità delle contropartite iniziali. Il Piano nazionale delle riforme presenta un margine sul deficit dello 0,1% e cioè circa 1,6 miliardi di euro per investimenti senza nuove tasse o tagli a Comuni e Regioni. E così le tensioni sono cresciute «quando il Fondo Monetario Internazionale che, insieme all’Unione europea e alla Bce, […] hanno chiesto nuove misure di austerity su pensioni e esenzioni di imposte. Richieste che sono state rigettate dal governo di Alexis Tsipras, definendole “non democratiche”» [1].
Il punto cardine è la percentuale di avanzo primario (esclude la spesa per interessi sul debito) che nei prossimi anni deve avere il debito greco che consentire un abbassamento del livello del debito totale e in confronto al PIL. Del resto lo stesso FMI ha chiarito «in un rapporto filtrato il 27 gennaio scorso, che il debito greco è ‘gravemente insostenibile’; ha quindi raccomandato un periodo di grazia sui rimborsi, un allungamento delle maturità (anche se non un taglio nominale, ma di fatto con effetti equivalenti) ed un cambiamento di politiche economiche, più orientate agli investimenti. Washington considera d’altra parte insostenibili avanzi primari del 3,5% dal 2019 in poi (benché l’accordo Atene-Istituzioni arrivi fino alla fine 2018, è questo lo scenario di base assunto da Commissione, BCE e EFSM). Perché qualcuno non pensi che l’FMI abbia infine ritrovato la ragione, il fondo raccomanda comunque di ‘allargare la base d’imposizione’ (indovinate un po’ verso quali fasce di reddito) e di attivare una clausola ‘zero deficit’, cioè tagli automatici in caso di scarto dalla traiettoria di bilancio» [2].
Pasquale Esposito

[1] Mariangela Tessa, “Troika in Grecia: i risultati ottenuti“, http://www.wallstreetitalia.com/troika-in-grecia-i-risultati-ottenuti/, 13 febbraio 2017
[2] Faber Fabbris, “Alexis Tsipras: chi scherza con il fuoco della Grecia”, https://www.nextquotidiano.it/alexis-tsipras-scherza-fuoco-della-grecia/, 12 febbraio 2017

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