Le terre italiane liberate dagli OGM, ora liberare gli italiani

Tavoliere Serracapriola
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Entro il 3 Ottobre va notificata la richiesta alla Commissione Europea di vietare le coltivazioni OGM in base alle nuove regole comunitarie e cioè la Direttiva 2015/412 Direttiva dell’11 marzo 2015 che consente agli Stati membri di vietare la coltivazione degli organismi geneticamente modificati. L’esecutivo italiano, tramite il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, di concerto con il titolare dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, e della Salute, Beatrice Lorenzin l’ha comunicato ieri, anche se non si capisce cosa stessimo aspettando visto che, secondo una indagine Ixè, questa richiesta trova d’accordo il 76% dei cittadini italiani.
Siamo in buona compagnia perché ci sono altri dieci paesi in Europa che hanno detto no agli OGM: Austria, Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Lettonia, Lituania, Olanda, Polonia, e Ungheria. A queste nazioni vanno aggiunte poi le regioni di Galles, Irlanda del Nord,  Scozia e Vallonia. E dovrebbero giungere anche le notifiche di Bulgaria, Danimarca, Germania e Slovenia.

Il plauso alla decisione del Governo arriva da molte associazioni come Greenpeace, partiti e dalla Coldiretti il cui Presidente Rberto Moncalvo ha dichiarato che «per l’Italia gli organismi geneticamente modificati  in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del made in Italy».

L’esclusione di cui si parla non riguarda solo dell’unico OGM già autorizzato per la coltivazione in Europa (il mais della Monsanto MON810) ma anche per gli altri sette di cui è stata presentata la richiesta per la coltivazione in Europa.
È solo una battaglia perché sono ancora troppe le regole da dover approvare. Come ha affermato Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace Italia, «adesso dobbiamo bloccare l’approvazione di nuovi OGM e rivedere completamente il processo di valutazione dei rischi e di autorizzazione degli OGM a livello europeo. È un impegno che il Commissario Jucker deve mantenere».
Va risolto il tema delle importazioni che come hanno spiegato Filomena Gallo, Roberto Defez e Marco Cappato, a nome dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica: «i ministri evidentemente fanno finta di ignorare e nascondono il fatto che l’Italia continua imperterrita ad importare oltre 4 milioni di tonnellate di soia Ogm, ed a questa si aggiunge l’importazione anche di un miliardo di euro di mais estero (in parte Ogm). Grazie alle iniziative governative aumenteranno i volumi e la spesa per le importazioni di mangimi Ogm, dai quali dipende la produzione dei nostri alimenti tipici e di più alta qualità. […] «rappresentano degli oggettivi regali offerti alle multinazionali del settore perché rafforzano situazioni di monopolio legando le mani agli unici competitori credibili: gli scienziati pubblici europei ed italiani» [1].
Nulla è stato fatto sulla commercializzazione perché sono una sessantina gli OGM autorizzati nella Ue per l’alimentazione umana e soprattutto animale. In Europa si importano grandi quantità di soia da paesi come l’Argentina, il Brasile e gli USA dove la quasi totalità è geneticamente modificata.

Non dimentichiamo che il problema non è solo quello della salute e della biodiversità ma anche di diritti delle popolazioni e dei contadini che coltivano la terra che rischiano di soccombere al dominio delle multinazionali. Il grande capitale e la finanza speculativa sanno bene che gli alimenti sono una risorsa inestimabile e quindi, a tenaglia, tentano la conquista delle terre coltivabili e dei suoi prodotti. E con loro il frutto, è il caso di dire, di culture a volte millenarie e del lavoro usurante dei contadini. Aziende come la Monsanto provano continuamente ad ottenere brevetti su diverse varietà di frutta e verdura come broccoli, cavolfiori, cocomeri e via dicendo. La tesi delle aziende biotecnologiche è che la creazione dei brevetti darebbe una spinta all’innovazione e al miglioramento del prodotto con il conseguente aumento delle produzioni anche in terre “ostili” per clima.
In verità disporre del brevetto significa dover pagare i semi con un annesso costo del diritto (licenza) a chi lo possiede e se per caso si usa quel seme si finisce in tribunale per violazione della proprietà intellettuale. In contrasto con i diritti e le esigenze di intere popolazioni che verrebbero a dipendere da poche realtà produttive il cui unico obiettivo è rendere profittevole la loro attività. A questo va aggiunto che non dovrebbe nemmeno essere immaginabile l’idea che pochi potenti possano controllare la catena alimentare, il cibo che mangiamo. La sicurezza alimentare vacilla.
Pasquale Esposito

[1] Eleonora Martini, “Il governo all’Europa: l’Italia è Ogm free”, www.ilmanifesto.info, 2 ottobre 2015

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