Le tradizioni dell’Abruzzo interno: il Capodanno a Pettorano sul Gizio

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In attesa di tornare a Pettorano sul Gizio, nel cuore dell’Abruzzo dei parchi, per vivere nel giorno dell’Epifania la Sagra della polenta rognosa, vi raccontiamo cosa accade la notte di San Silvestro nello stesso borgo.
Salutare l’anno nuovo che arriva significa spesso ricorrere alla musica. I grandi concerti, qualificati da grandi musicisti, hanno ormai riempito le agende dei festeggiamenti in ogni parte del mondo. Ve ne sono anche però di molto più piccoli e molto meno frequentati che, nel riproporre le antiche tradizioni tra buona musica e versi adeguati, rappresentano un modello musicale e di spettacolo diffuso nel piccolo territorio della comunità. Qui è difficile individuare il confine tra attore, cantore spontaneo o professionista, spettatore, musicista; si è tutti protagonisti alla pari e tutta la comunità vi partecipa.

cortile interno a Pettorano sul Gizio
Un cortile interno a Pettorano sul Gizio il giorno dell’Epifania del 2017. Foto Enrico Susi

A Pettorano sul Gizio è una ritualità antica, molto diffusa in queste zone, ma riproposta con una maggiore accuratezza e senso di appartenenza. Negli altri centri, soprattutto a cavallo degli anni ‘50, quando il Paese usciva con enormi difficoltà dalla miseria post bellica, piccole orchestrine improvvisate, usavano, durante la notte di passaggio al nuovo anno, percorrere le viuzze del paese, suonare alle abitazioni degli abitanti, chiamare per nome il capofamiglia augurando “bon caprannɘ” per poi ripassare, nella mattina successiva, per ottenere una ricompensa, per lo più in denaro ma che poteva anche essere in alimenti. Era una questua che nel tempo si è caratterizzata e modificata.
Nel caso di Pettorano sul Gizio si fa risalire la tradizione alla leggenda che allo scoccare della mezzanotte le acque del fiume Gizio, contenute in una conca di rame (il recipiente per la raccolta di liquidi alimentari tipico di queste terre) si fossero trasformate in oro oppure nell’altra legata alla santa protettrice, Santa Margherita. In quest’ultima si racconta che, durante la notte del 31 Dicembre, fosse la Santa a trasformarsi in fanciulla di rara bellezza per manifestarsi a chi aveva l’ardire di arrampicarsi sulla roccia fino a raggiungere la grotta della Valle di Frevana. In questo luogo Santa Margherita patrona delle acque del Gizio, filava il suo fuso d’oro.

Pettorano sul Gizio, Piazza Rosario Zannelli. Foto Luciano e Guido Paradisi

Agli inizi dello scorso secolo, il canto benaugurante alle famiglie Pettoranesi, la Bona Nova, era cantato dalle donne che usavano il buco della serratura di ogni abitazione per farne giungere l’augurio agli occupanti. Anche in questo caso il giorno successivo sarebbe stato quello della questua che avrebbe spalmato, anche su chi non ne aveva possibilità, l’occasione di cibarsi di qualche leccornia.
Dal 1925 circa l’iniziativa si trasformò in concertino ma, solo successivamente, intorno agli anni ‘50 si riscoprì lo splendore di questa iniziativa. Si badi bene, pur contando di volta in volta sul contributo di musicisti valenti, la Serenata di Capodanno affonda le sue radici nella musica e nel canto popolare a cui ognuno porta il suo contributo che, in conclusione, quasi per magia, si concretizza in una musicalità insperata ed apprezzabile. Sui canti popolari scriveva Vittorio Monaco ” …ma ciò che li caratterizza è il fatto che l’autore scompare nell’opera senza lasciare traccia della sua individualità, eclissandosi e perdendosi nell’anonimato; mentre il canto diventa di tutti e di nessuno, voce comune e collettiva, nella misura in cui il popolo lo trova conforme alla sua maniera di pensare e di sentire e se ne appropria.” [1]. Il resto lo fa lo spirito che anima i partecipanti, anche quelli occasionali che si uniscono leggendo da spartiti distribuiti a tutti.

Serenata di Capodanno 2017. Foto Associazione Culturale Pietro De Stephanis
Serenata di Capodanno 2018
Serenata di Capodanno 2018. Foto Associazione Culturale Pietro De Stephanis

I testi, che cambiano ogni anno [2], auspicano comunque un futuro carico di fortune e buoni sentimenti che trovano immediata applicazione nel dono di ristori appetitosi e ricchi offerti dalla popolazione che spalanca le porte delle loro residenze a cantori, musici e spettatori lungo tutto il percorso. Vino caldo, spumanti, pizzelle, ceci ripieni, scarponi, ma anche crustole [3] ed altro ben di Dio non saranno disdegnati in una ritualità che durerà fino all’alba in un succedersi di brindisi, serenate e degustazioni. Se poi il lettore potrà immaginare le stradine (rue), i cortili di uno dei borghi più caratteristici non solo dell’Abruzzo, magari durante una nevicata sempre probabile, come capitò a chi scrive, ecco che la magia assume davvero contorni di fiabe moderne da raccontare, conservare e non disperdere.
Da qualche anno i testi sono musicati da Michele Avolio, figura centrale e storica dei DisCanto, gruppo cultore della musica etnica abruzzese, ma sono ricordate anche le edizioni degli anni ‘70 in cui era il violino dell’ ingegnere Giuseppe Monaco a dare contributi musicali apprezzabilissimi sui testi del fratello Vittorio. Le esigenze musicali degli ultimi anni hanno lasciato in secondo piano la parte di improvvisazione che era propria e ne caratterizzava, valorizzandolo, il significato sociale del rito, tuttavia resta immutata la bellezza intera dell’evento affidato alla cura dell’Associazione Culturale Pietro De Stephanis. Resta la partecipazione collettiva che si appropria di testi e musiche che restituisce ad un canto potente e melodioso in ugual misura. È come se quel canto collettivo voglia farne scudo affinché gli auspici possano concretizzarsi, sia che si canti in vernacolo ( “Bonanne e bóna vita” serenata del 2017 di Leonardo Oddi – Pasquale Orsini. Musica: Michele Avolio), oppure in italiano ( “Eccolo il vento” Serenata 2018 testo e musica di Michele Avolio.
L’augurio che ci giunge da Pettorano sul Gizio con la sua serenata lo raccogliamo volentieri ….
E allora vai! Vai! Vai!
Portati via tutto il male che c’è
vento benigno portaci bene
portaci pace ed il meglio che puoi
E allora arriva Anno Nuovo

portaci canti da cantare più forte
portaci sguardi di un mondo migliore

portaci mani da stringere e un fiore.
Emidio Maria Di Loreto

[1] Vittorio Monaco: il motivo corporeo del canto lirico monostrofico abruzzese e nelle canzoni di questua della Valle Peligna, pag. 21; Canti Popolari e canzoni in Abruzzo e a Pettorano
[2] Di seguito i link ai testi in italiano e in dialetto file:///C:/Users/User/Downloads/Serenata%202018%20(2).pdffile:///C:/Users/User/Downloads/Serenata_2017%20(1).pdf
[3] Crustole: frittelle al rosmarino. Pizzelle: Dolce tipico abruzzese chiamato anche cancellate, ferratelle, neole. Scarponi: altro dolce natalizio a base di cioccolato e noci. Ceci ripieni: o caggionetti. Raviolone, fritto o al forno, contenente pasta di ceci cioccolato oppure marmellata di uva o castagne.

La foto di copertina è una panoramica di Pettorano sul Gizio scattata da Luciano e Guido Paradisi – https://www.tripsinitaly.it/home/paesi-e-luoghi/pettorano-sul-gizio/

Pasquale Orsini, Associazione Culturale Pietro De Stephanis, 1 ott 2017 – 72 pagine Serenate del terzo millennio
Edizione dei testi e degli spartiti delle Serenate di Capodanno dal 2000 al 2017
Capodanni d’Abruzzo vol. I Edizioni Ass. Culturale Pietro De Stephanis
Canti popolari e canzoni in Abruzzo e a Pettorano a cura di Marco Del Prete Atti del convegno di studio Pettorano Sul Gizio 10 Agosto 2006
Il Fascino di un Paese A cura dell’Amministrazione comunale di Pettorano sul Gizio. Arsgrafica Dicembre 1987

http://www.pettorano.com/
http://www.discanto.org/gruppo/ : Cantiamo, perché chi canta fa l’amore tra tanta gente che si vuole male o ancora peggio non si vuole niente ( Vittorio Monaco).
http://www.pettorano.com/news-ed-eventi-2/320-news-2018/695-la-serenata-di-capodanno-2018.html

http://www.comune.pettorano.aq.it/news/2017/20171223.html

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