L’economia circolare per un pianeta che respiri di più

economia circolare
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Una delle cose principali che la pandemia di Covid-19 ci ha mostrato è che respirare è una cosa fondamentale, non solo per l’uomo ma anche per la Terra che lo ospita.
Con l’umanità spaventata e confinata in casa nel lockdown dell’anno scorso, il conseguente stop del traffico e la diminuzione dell’inquinamento, il pianeta Terra aveva iniziato a rifiorire. Le immagini degli animali selvatici che tornavano a ripopolare i parchi e, in alcuni casi, anche le strade delle città, danno l’idea di una natura che si vuole riprendere ciò che era una volta suo.

Per la prima volta quel senso di onnipotenza che caratterizza la specie umana, l’arroganza con cui l’uomo ha dominato il Pianeta e abusato delle sue risorse, ha vacillato.
È sembrato come un monito di una Terra stanca, esanime, maltrattata, che sta dicendo all’uomo che essa è in grado di spazzarlo via con un colpo di spugna, con un semplice virus.
A causa delle crescenti esigenze economiche globali, le risorse del pianeta si stanno esaurendo ad un ritmo preoccupante e inquinamento e rifiuti aumentano velocemente.
Lo scenario di una Terra sempre più malata sta spingendo l’uomo verso la consapevolezza di dover apportare dei cambiamenti significativi nel modo di gestire il pianeta.

Si sta facendo largo l’idea di un’economia circolare come soluzione a molti degli sprechi evitabili, come grande occasione per rendere la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capace di un futuro sostenibile.
Circa il 90% della perdita globale di biodiversità e della scarsità idrica (quando la domanda di acqua supera la quantità disponibile) e buona parte delle emissioni nocive responsabili del cambiamento climatico sono infatti causati dal modo in cui usiamo e trasformiamo le risorse naturali. Negli ultimi 30 anni, la quantità di materie prime estratte su scala mondiale è più che raddoppiata. Al ritmo attuale di estrazione, rischiamo di raddoppiare di nuovo la quantità, entro il 2060. Secondo gli scienziati questo problema rischia di aumentare la temperatura da tre a sei gradi e causare la morte di molti esseri viventi presenti sulla Terra.

L’Economia Circolare è un modello economico e produttivo che si basa sulla riduzione al minimo del consumo di risorse finite grazie ad una progettazione intelligente di materiali, prodotti e sistemi. Si vuole sostituire il modello linearesfruttare-produrre-gettare” con quello a ciclo chiuso che consiste nel “produrre-utilizzare-riciclare-riprodurre-riutilizzare”. Si tratta, pertanto, di un sistema in grado di autorigenerarsi trasformando in risorsa tutto ciò che ordinariamente è considerato un rifiuto. In questo modello servirebbero quindi meno risorse, si produrrebbero meno rifiuti e si potrebbero prevenire o ridurre in modo importante le emissioni di gas serra che stanno provocando la crisi climatica.

Il concetto che sta alla base di questo nuovo schema va ben oltre il semplice riciclo: per rendere attuabile l’economia circolare, si dovrebbe capovolgere il modello economico dominante di “obsolescenza programmata” (comprare prodotti, gettarli e rimpiazzarli di frequente), imprese e consumatori dovrebbero considerare le materie prime come vetro, metallo, plastiche e fibre delle risorse preziose e i prodotti come oggetti da conservare e riparare prima di sostituirli.

Sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, molte scelte di consumo ed imprenditoriali stanno iniziando a seguire questo trend. Negli Stati Uniti, per esempio, le tonnellate di mobilio scartato che ogni anno finivano in discarica hanno stimolato la creazione di Kaiyo, un mercato online che facilita la riparazione e il riutilizzo dei mobili. L’azienda sta crescendo velocemente, così come l’app di car-sharing Zipcar e il servizio di noleggio per abiti firmati Rent the Runway, tutti esempi di una tendenza volta a modalità più efficaci di riutilizzo dei beni.
In Africa l’azienda Gjenge Makers vende mattoni composti interamente di scarti per l’industria edile. Ogni giorno ricicla circa 500 chili di rifiuti e può produrre fino a 1.500 mattoni di plastica, trasformando i rifiuti in guadagni.

Il cammino per risanare il pianeta e creare un’economia più sostenibile è però ancora lunga: si stima che il tasso di circolarità globale (la proporzione di materiali recuperati, come percentuale dei materiali complessivamente utilizzati) è solo dell’8,6 %, addirittura in calo rispetto al 9,1 % del 2018.

Quindi come si può rendere il mondo più “circolare”?
Non ci sono risposte semplici e con effetto immediato. Affinché la trasformazione si affermi, i governi devono essere coinvolti e mettere in atto politiche concrete su molteplici settori.
Nell’Unione europea, il nuovo piano d’azione per l’economia circolare adottato nel 2020 è uno dei punti chiave dell’ambizioso Green Deal europeo, il quale mira a rendere l’Europa il primo continente a neutralità climatica.

La buona notizia è che per una volta il progresso non sembra scontrarsi necessariamente con l’ambiente. Un aiuto in questa direzione più “green” può darlo infatti anche la tecnologia. L’Industria 4.0, quel processo di digitalizzazione delle imprese volto a migliorare la qualità produttiva, l’efficienza degli impianti e le condizioni di lavoro, è infatti caratterizzata da nuove tecnologie abilitanti, ognuna delle quali in grado di portare un contributo sostanziale verso la creazione di Smart Sustainable Factories, ovvero di vere e proprie fabbriche intelligenti e sostenibili.
Le tecnologie dell’Internet of Things, ovvero la rete di comunicazione multidirezionale tra i processi produttivi e le macchine, possono essere utilizzate per estendere il ciclo di vita di un prodotto e si rivelano essere una buona soluzione anche per la gestione delle operazioni di raccolta e recupero dei rifiuti nella catena di distribuzione.
Quelli che vengono chiamati i Big Data Analytics, ovvero i sistemi che rendono possibile l’analisi di un’ampia quantità di dati, contribuiscono ad ottimizzare i processi produttivi, facilitando la riduzione dell’impatto ambientale grazie ad una diminuzione del consumo di energia, dello spreco di materiale e di emissioni.
L’utilizzo di software di Intelligenza Artificiale, che presentano capacità autonome di apprendimento e adattamento ispirate ai modelli umani, possono arrivare a connettere tutte le varie parti di una fabbrica, permettendo di predire con anticipo problemi ai macchinari in modo da evitare costosi periodi di inattività, allungare il loro ciclo di vita, migliorare l’utilizzo delle risorse e, quindi, il consumo energetico.

In conclusione, la transizione verso l’Economia Circolare passa anche attraverso l’innovazione resa possibile dall’Industria 4.0. Le sue tecnologie, infatti, sono in grado di ottimizzare l’uso delle risorse, riducendo gli sprechi, semplificando i processi e rendendo sostenibile l’uso delle infrastrutture.
Ancora una volta, sta all’uomo l’uso sapiente del progresso in un’ottica di tutela del pianeta anziché di sfruttamento.
Debora Giardino

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