L’economia delle Regioni alla prova del Covid. Il Sud arranca

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Il divario economico tra Nord e Sud è da tempo endemico. E la recessione, per non chiamarla depressione, provocata dalla pandemia si è andata sommando ad una crisi che va avanti oramai dal 2008.

L’Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (SVIMEZ) ha fatto un’analisi e delle previsioni prendendo in considerazione le Regioni italiane. Le previsioni mostrano un PIL in Italia che scende del 9,3% quest’anno (era +0,6% nel 2019), diviso tra il Sud che vede un calo del 8,2% e il Centro Nord del 9,6%. Nel 2021 si ribaltano, e non di poco, lasciando immaginare l’approfondirsi dello iato tra le due realtà italiane: Mezzogiorno +2,3% e Centro-Nord a +5,4%.

Previsioni regionali SVIMEZ 2020 e 2021

Il Sud viene impattato meno nel 2020 ma è il risultato di minori legami con le economie esterne, mentre se consideriamo il crollo sulla base di un’economia già debole capiamo che anche nel 2020 la crisi può considerarsi peggiore per il Sud. Nel 2021 le migliori condizioni di base, dalle infrastrutture all’istruzione al tessuto produttivo diffuso alle tecnologie digitali, consentiranno al Centro-Nord ed in Particolare al Nord un livello di ripresa di gran lunga superiore allargando il fossato già esistente.
L’arrivo dei finanziamenti europei, senza qui stare a disquisire sulla loro natura, dovrebbero essere indirizzati a rendere le condizioni del paese meno distanti e secondo quanto scrive il sito dello SVIMEZ, “anziché affannarsi a sostenere la causa delle tante questioni territoriali (del Nord, del Centro, del Mezzogiorno) che si contendono il primato nel dibattito in corso sulle vie di uscita dalla pandemia, è tempo di compattare l’interesse nazionale sul tema che le risolverebbe tutte se solo l’obiettivo della crescita venisse perseguito congiuntamente a quello della riduzione dei nostri divari territoriali”.
Tornando alle informazioni fornite dal Rapporto dello SVIMEZ detto delle differenze macroregionali si nota come, nel 2021, sarà il Trentino Alto Adige a recuperare tutto quanto perderà nel corso del 2020 e molto vicino ci andrà il Veneto (+7,8%) e poi l’Emilia Romagna (+7,1%) e la Lombardia (+6,9%). Aree produttive di punta del paese che come hanno perso così recuperano le perdite. Nel meridione saranno, sempre secondo le previsioni SVIMEZ, la Basilicata (+4,5%), l’Abruzzo (+3,5%), Campania (+2,5%) e Puglia (+2,4%). In coda troviamo la Sardegna (+1%) e il Molise (+0,9%) dove parlare di ripartenza sembra un eufemismo.

Uno sguardo indiretto al futuro del Sud lo si po’ avere leggendo le informazioni provenienti dalle «Best managed companies 2020», individuate da una giuria per un premio istituito dalla società di consulenza Deloitte.
In Italia secondo questo strumento ci sono 55 PMI (piccole e medie imprese) di cui 33 già presenti e 21 nuove entranti che si sono segnalate per flessibilità nell’organizzazione delle loro attività e per la capacità di competere anche con grandi realtà produttive. Nessuna di queste aziende si trova in Molise e in Umbria e comunque il 75% di esse sono nel Nord. Appartengono a dieci settori diversi ma il 61% sono di quello manifatturiero. Aziende che dichiarano come prioritario lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi o la loro innovazione, magari attraverso joint venture o partnership con le Università, e la conquista di nuovi mercati le loro principali vie di crescita, Come pure l’acquisizione di nuove tecnologie è la principale spesa per gli investimenti. Sono aziende che dichiarano anche di avere nello sviluppo delle competenze dei propri dipendenti un aspetto importante per la crescita.
Insomma aziende che riusciranno ad affrontare o lo hanno già fatto l’emergenza. E il Sud arranca.
Ciro Ardiglione

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