Legge di Bilancio 2019. Una manovra di classe.

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Nell’attività governativa regna sovrano il caos: il ruolo di Tria, il premier di facciata, i tecnici dei ministeri sotto tiro, manine fantasma che cambiano le misure, Salvini e Di Maio che un giorno si scontrano e l’altro trovano un accordo… Ma quello che è importante sottolineare, come era chiaro già da prima, è che la Legge di Bilancio 2019, al di là dei proclami, è una manovra di classe. Non è che prima della firma del Presidente della Repubblica le élite avrebbero pagato qualcosa come sembra farci capire dalla sua analisi, Il risveglio delle élite, Roberto Mania su Repubblica. Le élite non pagano quasi mai e, se fosse accaduto, sarebbero state colpite marginalmente. Troppi gli strumenti che controllano.

La Commissione Bilancio può cominciare l’esame della Legge e al momento non c’è traccia di due dei più esiziali capisaldi delle politiche del Movimento 5 Stelle e della Lega. Il reddito di cittadinanza e la riforma della Fornero con la possibilità di andare a in pensione con la quota 100. Hanno garantito che ci saranno disegni di legge specifici che le introdurranno nel 2019 e teoricamente si dovrebbero utilizzare i 6,8 miliardi, per ognuno dei due interventi, di accantonamenti virtuali. Va ricordato che per il reddito di cittadinanza, quell’importo nel caso venisse utilizzato comprende anche le spese per organizzare al meglio i centri per l’impiego e quindi non finiranno nelle tasche degli aventi diritto. Si può pensare che le due norme verranno presentati a ridosso delle elezioni europee?

Un emendamento dovrebbe fare entrare dalla finestra quello che è uscito dalla Legge di Bilancio e cioè il taglio delle cosiddette pensioni d’oro. Nessuna traccia per i promessi 180 milioni per il rifacimento delle migliaia di chilometri di strade della città di Roma, mentre è comparsa dal nulla, sembrerebbe per volere del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, la norma che prevede di dare in concessione terreni agricoli, ora incolti, alle famiglie che nel corso dei prossimi tre anni dovessero avere un terzo figlio.

Il grosso della manovra si concentra sulle clausole di salvaguardia dell’IVA che costeranno oltre 12 miliardi di euro. L’IVA ordinaria verrà stabilizzata per il 2019, ma in assenza di interventi nel 2020 crescerà al 24,1%.
Per la flat tax sono destinati alcune centinaia di milioni nel 2019 ma nel 2019 costerà all’Erario 1,9 miliardi per poi stabilizzarsi a 1,4 miliardi, ai quali andranno ad aggiungersi quelli destinati alla riduzione al 20% per i redditi di imprenditori e negozianti tra i 65 e i 100 mila euro. Viene tagliato l’Aiuto alla crescita economica (Ace) e abrogata l’unica Imposta sul reddito imprenditoriale (Iri) che doveva entrare in vigore l’anno prossimo ed era al 24% e inglobava Ires per le imprese e Irpef per i redditi da lavoro autonomo.
Sul fronte imprenditoriale è anche previsto la diminuzione dell’Ires dal 24 al 15% destinato alle aziende che reinvestono gli utili o che assumono lavoratori (incrementali rispetto al 30 settembre 2018) per produzioni localizzate in Italia, sia a tempo determinato che indeterminato.
Come dicevamo una manovra di classe che oltre a scardinare il principio della progressività impositiva e quello dell’uguaglianza di trattamento. Si aggrava la posizione del lavoro dipendente che viene tassato in misura superiore ai redditi autonomi e alle rendite di qualunque genere. Per non parlare del condono che ancora una volta è un beneficio per chi poteva evadere il fisco e cioè chi non aveva trattenute alla fonte.
Il reddito di cittadinanza non cambia di una virgola il senso di questa manovra perché l’impegno finanziario è minimo anzi, come spiega Giovanni Paglia su Left «rischia anzi di determinare una spinta al ribasso dei salari, se dovesse essere collegato all’obbligo, trascorsi 12 mesi, di accettare un qualunque lavoro in qualsiasi angolo di Italia, come da previsione originaria del M5s» [1].
Anche se il Fondo per la Sanità aumenta, la spending review di oltre 2,5 miliardi di euro dove pensate che vada ad incidere?
Pasquale Esposito

[1] Giovanni Paglia, “La “manovra del popolo”? A pagare sarà sempre il popolo. Dei lavoratori” https://left.it/2018/10/30/la-manovra-del-popolo-a-pagare-sara-sempre-il-popolo-dei-lavoratori/, 30 ottobre 2018

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