Lei. L’incapacità di vivere le proprie emozioni.

lei Spike Jonze
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“Benvenuto nel primo sistema operativo di intelligenza artificiale al mondo. Vorremmo sottoporle alcune domande: lei è socievole o asociale?”.
Con queste parole ha inizio l’avventura di Theodore, scrittore di lettere personali per Belleletterescritteamano.com e cuore infranto che passa buona parte del suo tempo libero a ripensare ossessivamente al suo matrimonio ormai naufragato, in un mondo virtuale ove pare finalmente possibile vivere senza soffrire, avere relazioni senza dover fare i conti con i propri limiti e con quelli delle persone con cui ci si rapporta, provare emozioni senza esser costretti a pagarne lo scotto di una ferita che fatichi a rimarginarsi. O forse no!

Lei Joaquin Phoenix

Le complicazioni della vita reale (l’esito del suo appuntamento al buio sembra dimostrarlo senza ombra di dubbio) non paiono esser più alla portata di Theodore, uno strepitoso Joaquin Phoenix che conferma, se ancora ve ne fosse bisogno, le sue straordinarie doti di interprete nelle vesti stavolta di un personaggio dimesso e decisamente distante dai ruoli estremi che gli sono consueti (da ultimo, The master e C’era una volta a New York). Il suo desiderio di ritagliarsi un posto al riparo da ogni rischio, di accedere ad un universo che non rappresenti alcun pericolo per sé, alcuna minaccia per il proprio fragile io, di rifugiarsi in una sorta di dimensione parallela, affrancata dallo scorrere del tempo, avulsa da ogni limite spaziale, prende ad un certo punto il sopravvento. Così Theodore, suggestionato da uno spot, decide di installare sul suo computer l’OS1, un sistema operativo di intelligenza artificiale che interagisce con il suo utente come fosse una persona reale, capace di evolversi emotivamente sfruttando le personalità di migliaia di profili inseriti nel sistema dai suoi programmatori.
Da questo punto di vista, il plot del film pare attagliarsi con straordinaria e sinistra verosimiglianza ad una società che vive sempre più arroccata su se stessa e protesa verso esperienze virtuali ed emozioni “controllate”. Ma, d’un tratto, in modo del tutto inatteso, quello che pareva essere un innocuo diversivo per darsi il tempo di ritrovare se stesso si trasforma in una relazione vera e propria, seppure con un partner privo di consistenza corporea. Samantha, interpretata dalla voce suadente e seducente di Scarlett Johansson, diventa dapprima un’interlocutrice privilegiata per Theodore, poi la sua compagna. D’altra parte, qual è il confine tra reale e virtuale quando ciò che si prova è un sentimento autentico? Se il partner software è virtuale, non altrettanto può dirsi dell’emozione vissuta dall’uomo.
Un oggetto rosso compare pressoché in ogni inquadratura del film (la camicia di Theodore, un paralume, lo schermo del computer all’avvio dell’OS1), ricordandoci la struggente condizione del protagonista in perenne equilibrio tra un amore andato in frantumi, che fatica a lasciarsi alle spalle, ed un altro nato da un gioco che avrebbe dovuto essere solo un innocuo passatempo e che si rivela invece altrettanto complesso e doloroso di una relazione reale.
Questa, in definitiva, pare dirci il regista, è la condizione umana, sempre in bilico tra esperienze esaltanti ed inevitabili cadute, ostaggio della confusione e dell’incertezza, della voglia di volare e della paura di precipitare, come in un eterno giro di giostra sulle montagne russe. E non è dato avere sconti: la vita autenticamente vissuta è quella legata ai sentimenti che proviamo, a ciò che siamo in grado di sperimentare, di sentire (reale o virtuale che sia). Ogni volta, però, che viene in gioco un’emozione ci si assume al tempo stesso un rischio: quello di rimanerne turbati, spaventati, feriti. L’unico modo per non correre questo rischio è evitare ogni emozione; ma così facendo si rinuncia alla vita stessa.

Lei Joaquin Phoenix

Presentato al Festival di Roma (e premiato per la migliore interpretazione femminile, quella vocale della Johansson), vincitore dell’Oscar 2014 per la migliore sceneggiatura originale, Her non è mai banale: divertente e malinconico, graffiante e futurista, il film ci conduce attraverso la lenta e graduale presa di coscienza della solitudine della condizione umana, della progressiva alienazione cui conduce la società che ci siamo costruiti, della incapacità di relazionarsi agli altri e di affrontare le proprie emozioni.
Suggerimenti per la visione: cercate una sala cinematografica che programmi il film in versione originale; eviterete così di perdervi la strepitosa interpretazione vocale di Scarlett Johansson e, non me ne voglia la Ramazzotti, di sorbirvi un suo penoso surrogato!
Gianfranco Raffaeli

Scheda del film:

Titolo originale: Her – Genere: Commedia/Drammatico – Origine/Anno: USA/2013 – Regia:  Spike Jonze – Sceneggiatura: Spike Jonze – Interpreti: Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson (voce), Olivia Wilde, Micaela Ramazzotti (voce, versione italiana), Rooney Mara, Amy Adams, Chris Pratt, Sam Jaeger, Portia Doubleday, Matt Letscher, Samantha Morton – Montaggio: Jeff Buchanan, Eric Zumbrunnen – Fotografia: Hoyte van Hoytema – Scenografia: K.K. Barrett, Gene Serdena – Costumi: Casey Storm – Musica: Arcade Fire

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