Leonardo. Il capolavoro perduto, il film magnetico di Andreas Kofoed

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Leonardo Da Vinci è il più grande artista di tutti i tempi. Le sue opere sono veri capolavori, circondati da un’aura di perfezione, mistero e meraviglia.
Leonardo. Il capolavoro perduto è una produzione cinematografica che aggiunge un tassello al complicato puzzle di Leonardo, cercando di sondarne i profondi misteri.

È un film potente, diretto e fortemente evocativo. È costruito su tre pilastri – l’arte, il denaro e la politica – evidenziati dalla divisione in parti della produzione, che aiutano lo spettatore ad orientarsi nell’intricato labirinto mentale al cui centro c’è il più grande mistero della storia dell’arte, la figura ambigua ed enigmatica del grande Maestro.

La costruzione delle scene è sapientemente articolata, con un continuo alternarsi di opinioni di critici d’arte, mercanti, curatori di musei ed esperti del settore che sembrano mal accordarsi con i grandi uomini d’affari o gli agenti dell’FBI ugualmente intervistati, ma che alla fine si sposano tutti in modo coerente in un racconto caleidoscopico e quasi ipnotico.
È un film che cerca di dare risposte ponendo le giuste domande, ma che alla fine lascia lo spettatore in uno stato di attonita sorpresa: siamo davvero di fronte ad un’opera inedita del grande Leonardo Da Vinci?

Salvator Mundi
Salvator Mundi © Dianne Modestini

A New Orleans viene scoperto il Salvator Mundi, dopo cinquecento anni di anonimato, un dipinto religioso ammantato di un’aura magnetica, enigmatica, un’aura che si ritrova solo in altre opere di Leonardo.
L’opera viene acquistata da due mercanti d’arte, Robert Simon e Alexander Perish, per la cifra irrisoria di 1.175$, e immediatamente sottoposta alle cure della nota restauratrice Dianne Modestini. Fin da subito la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un altro capolavoro, un capolavoro perduto e solo ora ritrovato, un vero pezzo unico.
Il dipinto è fortemente danneggiato: solo la parte inferiore è originale, risalente al XVI secolo, mentre quella superiore è stata rimaneggiata e ridipinta più volte. Dianne ne rimuove gli strati superiori e scopre un dettaglio, l’assenza di un contorno definito tra il labbro superiore e la parte sovrastante, un dettaglio che potrebbe avvalorare l’ipotesi che il dipinto possa essere originale: è infatti un particolare che si trova solo in un altro dipinto, la Monna Lisa.

Dianne Modestini
Dianne Modestini

La scoperta è scioccante, ma i dati raccolti non sono ancora sufficienti a dimostrarlo con certezza; il massiccio intervento della restauratrice, inoltre, solleva non poche perplessità circa l’originalità del dipinto, rimaneggiato tal punto da essere considerato un Modestini.
Per fugare i dubbi, viene organizzato alla National Gallery un incontro esclusivo con i principali esperti d’arte, che confermano la paternità del Maestro; nonostante le ancora molte ritrosie, l’opera viene esposta come un Leonardo nel museo londinese, suscitando stupore e non poco scetticismo per un’azione così incisiva da parte di un’autorità prestigiosa del mondo dell’arte. Che sia stata una mossa intelligente per aumentare le vendite?
Da 1.175$, il Salvator Mundi viene messo in vendita a 200 milioni ed è qui che l’uomo, succube del denaro, mostra la sua vera natura, personificando nella figura di Yves Bouvier, un imprenditore svizzero, la sua pochezza di valori. Il dipinto viene comprato per 83 milioni di dollari per conto di un milionario russo in esilio a Ginevra, proprietario di una collezione d’arte di notevole prestigio. Dopo aver ingannato Dimitri Rybolovlev facendogli comprare il dipinto per 127,5 milioni di dollari, un articolo di qualche anno più tardo svela la truffa di Bouvier ai danni del milionario, il quale decide di mettere in vendita tutta la sua collezione.
È così che anche il Salvator Mundi, ormai divenuto celebre per le sue origini misteriose, ricompare nella casa d’aste Christie’s, che non manca di pubblicizzarlo come l’opera più sensazionale di tutti i tempi. Al Rockfeller Center di New York i partecipanti sono tutti in fermento. L’asta inizia, la lotta si fa accanita, per poi sfumare in un duello; il quadro viene infine venduto ad un compratore ignoto per 450 milioni di dollari, la cifra più alta in assoluto per un’asta d’arte.

Ma chi si cela dietro l’identità di questo compratore?
Sembrerebbe Mohammed bin Salman, il principe ereditario dell’Arabia Saudita, responsabile di una linea politica repressiva e accusato di gravi crimini, tra cui omicidio e appropriazione indebita.
Ed ecco che appare la seconda grande debolezza umana, il potere, qui simboleggiato da un ricco sceicco arabo che pare utilizzi l’arte come moneta di scambio per il silenzio del mondo, così da sviare l’attenzione dalle sue colpe e nasconderle sotto il tappetto della filantropia.
Per avvalorare questa linea di condotta, prende accordi con la Francia sfruttando il Salvator Mundi come ponte di raccordo diplomatico tra i due paesi, promettendone il prestito al Louvre in occasione della mostra per il cinquecentenario di Leonardo Da Vinci. È il 2019 e tutto è stato pianificato nei minimi dettagli. L’attesa per l’opera ritrovata è alle stelle, il Salvator Mundi dovrebbe avere il posto d’onore, nell’ultima sala. La mostra viene aperta ma nell’ultima sala trovano posto tre ganci vuoti. La condizione per il prestito era che l’opera fosse esposta nella stessa stanza della Monna Lisa, riconoscendone pubblicamente l’analogo valore; al rifiuto del museo, l’opera non è stata concessa.
Che sia un’ulteriore conferma che i dubbi circa la paternità dell’opera siano molto più forti di quanto non si voglia ammettere? Che in realtà il Salvator Mundi possa non essere frutto del lavoro di Leonardo?
Sia come sia, Roma non è stata costruita in un giorno e senza dubbio lo studio intorno a quest’opera così enigmatica non può esaurirsi in una manciata d’anni.
Certamente il suo valore è ormai universalmente riconosciuto, ma non esistono ancora prove concrete che possano attribuire oltre ogni ragionevole dubbio l’opera a Leonardo Da Vinci.

Leonardo Il capolavoro perduto regia Andreas Kofoed

Leonardo. Il capolavoro perduto sembra più una produzione cinematografica tratta da un romanzo di Dan Brown, piuttosto che una storia realmente accaduta. È un racconto in cui il regista Andreas Kofoed invita lo spettatore a sondare i misteri irrisolti che ancora attorniano le opere del celebre artista, suscitando interesse e curiosità per una figura poliedrica così affascinante.
È un film diretto, magnetico, così incensurato da essere a tratti disarmante, poiché mostra chiaramente quanto un’opera d’arte possa celare in sé dinamiche di potere fortemente contrastanti, che allontanano l’occhio dalla godibile bellezza della cultura.
Questo film racconta la storia di come una presunta opera originale possa cambiare il volto dell’arte e, con esso, del mondo. Non è solo la storia di un dipinto. È la storia dell’uomo.

Carola Mazzoni

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